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Luca Schieppati

Finalmente torna il Palio: il 2 luglio Piazza del Campo tornerà a essere il cuore pulsante dell’anima di Siena, torna ciò che muove i cuori dei contradaioli. E, immancabili, assieme al Palio sono già tornati gli uomini in grigio, quelli cui un mondo fatto di rapporti umani, di vicinanza, solidarietà, di vita assieme, di passione pura e primigenia, un mondo dove i problemi di ciascuno sono quelli di tutti, dà un fastidio incredibile. Una scintilla del miglior medioevo nel mondo moderno (leggi qui) è per loro intollerabile. Quelli che vorrebbero una vita orientata all’azienda, anche pianificando il tempo libero, col il resto trascorso in casa a spendere per poi, magari, quando non si è più utili, spingere a levarsi di mezzo; per il proprio bene, ovviamente.

Dite che esagero? Che brontolo troppo? Be’, questo atteggiamento, lo vedi dal rapporto coi cavalli. Gli uomini in grigio sono apparentemente ammantati di buone intenzioni, a sentir loro. Vorrebbero impedire la carriera a Siena e in tutte le altre località. Parlano di cavalli sfruttati e vorrebbero liberarli. Per il loro bene. Aspettano, bramano oserei dire, un incidente per usarlo, per far commuovere chi ignora vuoi cosa sia un Palio, vuoi come funzioni e sull’onda della commozione, chiederne l’abolizione. Mentono.

Anzitutto, l’alternativa alle carriere, per quei cavalli, sarebbe finire a produrre colla o bistecche, oppure non nascere punto. Non nascere per il loro bene, ovviamente. Ma gli uomini in grigio vagheggiano di una fantomatica vita selvaggia ed idilliaca. Mentono. Perché dove è possibile fare questa vita idilliaca, significa venire sbranati da un predatore, venire accoppati a calci e morsi lottando per accoppiarsi, rompersi una zampa su una scarpata e agonizzare, attendendo gli avvoltoi o altri, che non aspettano certo che sei morto per banchettare. Mentono.

Mentono anche sull’innaturalità della vita del cavallo accanto all’uomo. Un cavallo si lega al suo padrone, come il cane ed il gatto. Si lega anche in guerra, non solo durante le ippoterapie, o l’addestramento al Palio. I contradaioli amano i cavalli, che una volta pensionati vengono mantenuti a vita in ambiente libero e protetto.

Ma questo è ancora niente. Mentono sulla pericolosità del Palio. Ci sono studi universitari ove emerge che un Palio bene organizzato -questo sì, è essenziale – non è affatto più pericoloso di una corsa in un ippodromo. Il cavallo da palio è poi controllato, da un punto di vista medico, in maniera più rigida che in qualsiasi altro contesto.

Per diffamare le carriere, viene anche spesso affermato che nei giorni del Palio si sospendono le regole del vivere civile, cosa da reputarsi barbara e incresciosa. Per vincere valgono maneggi e di tutto, purché non si faccia del male al cavallo. Ecco, non è esattamente così. Vigono norme differenti, meno ipocrite o più antiche, che regolamentano quello che, dove è formalmente vietato, viene fatto con ipocrisie e sottobanco. Pensate al calcio… Ma le regole ci sono e come. In un vero Palio, poi, il tutto è sottomesso all’onore. Essere disonorevoli si paga. Caro.

Prendiamo ad esempio un palio differente dal Palio di Siena, quello di Legnano, che si è svolto l’ultima domenica di maggio. La sicurezza c’è: grazie all’impegno delle otto Contrade ed a un gran lavoro del dott. Alessandro Centinaio (scomparso prematuramente quest’anno), si corre su un ovale in sabbia silicea sotto una rigorosa commissione veterinaria in modo da tutelare i cavalli. Le Contrade sono anche qui un ambiente accogliente, che “fa società”. L’ho sperimentato di persona.

Quest’anno poi, a Legnano, ci sono stati dei fatti particolari, emblematici e molto “palieschi”. Utilizziamoli ad esempio. Si diceva che “vale tutto” tranne che far male al cavallo. Così è stato. Ho avuto modo di vedere che la Contrada di San Magno per assicurarsi la vittoria e battere l’ottimo Ares (Federico Arri) che portava i colori di San Bernardino, ha dovuto assicurarsi l’alleanza delle altre due finaliste, Sant’Ambrogio e San Martino (fatto evidentissimo: hanno corso sempre all’esterno col chiaro intento di fare da scudo al vincitore impedendo qualsiasi tentativo di rimonta e rinunciando ad attaccare, anche chi aveva un buon cavallo). Non bastasse, è servita anche la manifesta collaborazione, in batteria, della Flora (contrada più e più volte ringraziata in pubblico dal fantino, anche nel momento topico del trionfo, in modo che definire imbarazzante è essere gentili), al fine di arrivare in sicurezza alla finale, mantenendo fresco il cavallo.

Il tutto è stato condito da un atteggiamento molto indulgente da parte del mossiere nei confronti di un fantino rientrante dopo lunga e meritata squalifica. Per carità, senza favoritismi: semplicemente ha consentito di invalidare la mossa finché essa non stava bene a San Magno. Forse era semplicemente rassegnato a lasciar stabilire alle tre contrade manifestamente coalizzate come e quando uscire dal canape. Non è un caso che tutti questi maneggi si siano resi necessari in una finale con sole quattro contrade: il lavoro di San Bernardino è stato ottimo e dura da più anni. Non ci si limita a pagare un fantino che porti un cavallo, si segue un progetto assieme. E la cosa pagherà nel tempo.

Ci sta, si è detto: a Siena, a che servono i mangini? Uno spettatore, però, si aspetterebbe che il vincitore del Palio di Legnano acquisisca prestigio in conseguenza del risultato. Ma l’onore, appunto, come criterio di fondo poi fa capolino. Da un lato, le contrade coinvolte negli accordi stanno vivendo feroci polemiche interne, a partire da quelle che avevano un ottimo cavallo e lo hanno immolato per far vincere altri.

Dall’altro Valter Pusceddu, subito dopo la vittoria, è sparito dai radar per il toto-monte a Siena, dove fino al giorno prima era nel mirino di Lupa e Torre. Magari rientrerà in gioco, anche a seconda di cosa emergerà dalle batterie di selezione, perché non è certo un incapace. Però tant’è. Inoltre, trovo significativo che Ares sia apparso tra gli interessi di alcune contrade. Chi lo ingaggia, fa un affare: è un ragazzo bravo e serio.

Comunque, chiudendo la parentesi, oltre alla questione dell’onore, va notato che il tutto si è svolto in totale sicurezza, per cavalli ed umani.

Alla fine di tutto, il Palio è una festa che viene dal cuore della gente, e speriamo si possa vivere per molti e molti secoli senza strumentalizzazioni o attacchi volti ad abbruttire il mondo in cui viviamo. Evviva l’Onda.

Luca Schieppati

1 Comment

  1. Luca Schieppati Reply

    E preciso che dati i valori dimostraati, data la correttezza, l’onore e lo spirito di famiglia che vi si respira, considero San Bernardino anch’essa casa mia.
    Quindi Evviva l’Onda e Viva San Bernardino.

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