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“Questo Lung’Arno è uno spettacolo così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora: non ho veduto niente di simile né a Firenze né a Milano né a Roma. E veramente non so se in tutta l’Europa si trovino molte vedute di questa sorta”. Lo scrisse Giacomo Leopardi alla sorella Paolina il 12 novembre 1827.

Siamo certi di una cosa: se fosse stato a Pisa la sera del 16 giugno 2022 il grande poeta sarebbe rimasto abbagliato dalla delicata maestosità della Luminara, una festa che unisce i cuori dei pisani e dei suoi visitatori, elevando al cielo un sentimento di gratitudine di fronte a tanta bellezza, una bellezza che commuove.

È stata davvero una grande edizione la Luminara del 2022, molto partecipata e ben organizzata, dopo due anni di stop imposti dalla pandemia. Era tanta la voglia di fare festa e di fiondarsi sui lungarni, guardando con la testa all’insù la bellezza dei palazzi impreziositi dalla luce fioca e tremolante dei lampanini, di ritrovare l’allegria e la voglia di stare insieme, per festeggiare San Ranieri e darsi appuntamento con parenti e amici di vecchia data.

Era grande il desiderio di tornare a Pisa anche solo con il pensiero e il cuore, per chi sta lontano, per riempirsi il petto di orgoglio e amore sviscerato per la propria città. La grande attesa è stata ripagata. Non c’era un angolo vuoto sui lungarni e nelle strade e piazze vicine. Un fiume di persone si è riversato sulle spallette, poco prima dell’imbrunire, aspettando il momento magico, il sole che cala e il buio che, lentamente, accende la Grande bellezza dei lungarni illuminati a festa (fotogallery di Luca Bocci).

Rispetto ad alcuni anni fa, quando la cafonaggine aveva preso il sopravvento, con la musica a palla sparata dalle casse, luci stroboscopiche e faretti ammazza occhi e sentimenti, e una festa della tradizione che sembrava diventata una indegna gazzarra simil rave party, sono stati fatti passi da gigante. Restano ancora un po’ di cose da fare, ma la strada compiuta è tanta e bisogna riconoscerlo. Chi non lo ammette è in malafede. Certo, qualcosa va migliorato, i soliti fastidiosissimi “buchi” non illuminati, o quelli illuminati senza la necessaria cura e amore ma solo tanto per fare. Poi qualche insegna luminosa e luce al neon un po’ troppo invasiva, che è rimasta accesa nonostante le calorose raccomandazioni del Comune. Qualche “ghiozzata” (come si dice a Pisa e dintorni) si è vista, ma molte meno che in passato.

La ciliegina sulla torta è stata la lunga scarica di fuochi d’artificio che sembrava non finire mai. Mezz’ora di grande spettacolo, coi fuochi sparati da diverse piccole piattaforme galleggianti poste in mezzo all’Arno.

Chi scrive ha avuto il piacere di poter ammirare la Grande bellezza da due postazioni eccezionali: il terrazzo della Sala stampa del Comune di Pisa, a Palazzo Gambacorti, e le finestre di uno studio legale in lungarno Mediceo. Siamo davvero riconoscenti al capo ufficio stampa del Comune, Luca Fracassi, e all’avvocato Michele Di Gregorio per questa opportunità che ci hanno dato e che ci ha riempito gli occhi – e il cuore – di tanto splendore. È come se, dall’alto, avessimo potuto abbracciare tutta la città, vociante e felice per il ritorno alla normalità, festeggiando insieme la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra amata terra. Grazie Pisa, grazie pisani! Viva San Ranieri!

1 Comment

  1. Devo ammettere la mia ignoranza, ma non ho mai saputo perché i telai dei lumini si chiamano biancherie… Origine e significato mi sono ignoti ! Può aiutarmi ?
    Grazie. Vita Bruno

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