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La decisione del Governo di costruire una nuova grande base militare in quel di Coltano (Pisa), a ridosso del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, ha suscitato moltissime polemiche e la discussione è finita in Parlamento, grazie a un’interpellanza urgente presentata Yana Chiara Ehm (Gruppo Misto) e altri deputati.

Per Palazzo Chigi ha risposto il sottosegretario Rossano Sasso (Istruzione), che ha definito “strategica” la scelta di quel luogo specifico, vicino all’aeroporto di Pisa (adiacente la base militare della 46^ Brigata Aerea). In altre parole il Governo ha confermato di voler procedere spedito su questo progetto. Il Governo, come ha chiarito il sottosegretario, ha spiegato che il Dpcm firmato dal presidente del Consiglio semplifica le realizzare la base anche se il progetto dovrà essere sottoposto alla (Via) Valutazione di impatto ambientale.

La polemica intanto va avanti. Il 4 maggio a Firenze è previsto un faccia a faccia tra i vertici militari e le autorità civili interessate (Regione Toscana, Comune di Pisa ed Ente Parco), mentre più avanti il sindaco della città della Torre, Michele Conti, vedrà il ministro della Difesa Guerini.

L’interpellanza di Yana Chiara Ehm

Presidente, sottosegretario Sasso, una nuova base militare a Coltano, in provincia di Pisa, un lotto di 729.000 metri quadri, 445.000 metri cubi di cemento armato, un’opera dichiarata strategica, destinata alla difesa nazionale. Dove? In mezzo al Parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli. Sembra assurdo. Lo è sembrato anche a Francesco Auletta, consigliere comunale di Pisa, quando, lo scorso 25 marzo, ha scoperto, incredulo, questa notizia visionando in una verifica ordinaria la Gazzetta Ufficiale. Lo voglio qui ringraziare per la sua pronta segnalazione, per la sua pronta collaborazione e per essere, da quel giorno, in prima linea. Un DPCM del 14 gennaio 2022, dal titolo ‘Individuazione delle opere destinate alla Difesa nazionale’, firmato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dal Ministro della Difesa, Guerini. La proposta era del Ministro della Difesa, sentito il Ministro delle Infrastrutture, nel totale silenzio delle istituzioni e della stampa, apparentemente ignara di questa faccenda.

La spesa non è ancora nota ed è oggetto proprio dell’interpellanza di questa mattina, ma quello che è certo è che si tratta di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sì, proprio quel PNRR, quello che dovrebbe far ripartire il nostro Paese, dopo due anni di pesantissima pandemia e con il conflitto russo-ucraino in corso, investendo maggiormente in sanità, lavoro, nei giovani, nell’istruzione, apportando modifiche significative e innovative al nostro Paese, per la ripresa del nostro Paese. Un paradosso, dunque, non crede, sottosegretario? Un paradosso nel paradosso, segnato poi dal luogo dove sorgerebbe questa nuova base militare: un parco regionale, con valenze naturalistiche, paesaggistiche, con una comunità residente e con terreni destinati ad agricoltura biologica e alla filiera corta, che verrebbero irrimediabilmente intaccati dalla realizzazione di questa nuova faraonica costruzione.

Faccio seguito a quanto attualmente in mio possesso per ricordare a quest’Aula che la futura base militare di Coltano, progettata nel silenzio delle segrete aule, prevede, tra l’altro: la realizzazione di un ufficio di comando, parcheggi, un centro cinofili, uffici, reparti addestrativi, laboratori, capannoni, palestra e campo polivalente, area decollaggio e atterraggio di elicotteri, nuovi edifici dormitorio, un campo di atletica, un pista addestrativa, un centro addestramento, una piscina, un’aula magna, due poligoni di tiro, ben 18 villette a schiera per le famiglie dei militari; in pratica, una città nuova di zecca.

Quelle citate sono solo alcune delle strutture previste su quella che fino ad oggi era una riserva naturale a tutti gli effetti, vincolata da norme quali l’area naturale protetta, il vincolo paesaggistico, il rischio di pericolosità e di alluvione, il vincolo per area protetta e il vincolo ambientale, identificato quale zona di inedificabilità temporanea, caratterizzata da peculiarità geomorfologiche e naturalistiche e dalla convivenza di vegetazione tipica del clima marittimo e di specie di ambienti freddi. Non è ammesso alcun altro tipo di destinazione d’uso, rispetto a quello agricolo, se non per parti limitate. Non è ammessa la realizzazione di nuovi edifici. Insomma, i vincoli vanno giustamente rispettati, ma per i residenti ordinari.

Settantatré ettari di terreno, che verrebbero letteralmente spazzati via per lasciare posto a una nuova colata di cemento, peraltro non orfana se consideriamo che nella stessa area permangono già diverse infrastrutture militari, prime fra tutte Camp Derby, la caserma Bechi Luserna, la caserma Gamerra, l’aeroporto militare, e potrei citarne altre ancora.

I rischi? Primi fra tutti, l’inquinamento ambientale, la devastazione di un’intera area protetta, l’inquinamento acustico, l’uso erroneo dei fondi del PNRR, che dovrebbero andare per progetti di cui possono beneficiare i cittadini, progetti volti alla ripresa nel nostro Paese. E ancora, rischi di infiltrazione mafiosa, come dimostra il rapporto dello European Network Against the Arms trade del Transnational Institute, che ci rivela come i programmi di difesa dell’Unione europea siano inficiati da conflitti di interesse e al di sotto degli standard etici, nonché soggetti a rischi di infiltrazione, come è stato per il caso ‘Keu’ a Firenze, per cui la DDA ha posto in arresto ben 23 persone nell’ambito di presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Toscana.

Decisioni di questo calibro e tipologia andrebbero ponderate, ragionate e discusse, in primo luogo con la cittadinanza e le istituzioni locali, tra le prime vittime di questo progetto scellerato che porterà nient’altro che una nuova base militare in un’area che avrebbe bisogno di essere riqualificata e sponsorizzata, magari attraverso nuove idee di turismo sostenibile, per fare solo un esempio. Invece, il Governo ha deciso di utilizzare lo strumento del PNRR, che passa attraverso semplificazioni, spazzando così via ogni tipo di vincolo ambientale, paesaggistico e di parere vincolante e soprattutto andando contro ogni volontà della cittadinanza e delle istituzioni locali.

La cittadinanza si è subito mostrata fortemente contraria a questo progetto. Il presidente del Parco, Lorenzo Bani, ha fortemente criticato il progetto, Il sindaco, Michele Conti, ha espresso parere contrario e informato la cittadinanza, durante un question-time, di non essere mai stato coinvolto nella decisione assunta dal Governo. I partiti politici, tutti e trasversalmente, si sono mostrati fermamente contrari, incluso quello del Ministro Guerini, il Partito Democratico, che ha evidenziato di essere stato informato soltanto dopo l’approvazione del DPCM. Vi sembra un metodo democratico, questo?

I documenti ad oggi in nostro possesso riguardano la relazione istruttoria dell’ente Comipar, per la conclusione di richieste di parere preliminare che, oltre a evidenziare il nuovo progetto, direi quasi hollywoodiano, non menziona altri elementi di valutazione. Nonostante abbia già provveduto a fare richiesta di accesso agli atti e le procedure siano rimaste segrete per oltre un anno, le chiedo: a quando risale il progetto e quando il Ministro della Difesa ha individuato l’area per la realizzazione di questa base? Si renderà nota tutta la documentazione? Quando? Per quale motivo è stata scelta l’area di Coltano? E in particolare, la scelta è stata determinata anche da ragioni di connessione con altre infrastrutture militari? Se sì, quali sono queste infrastrutture? Si conferma che con i fondi del PNRR si finanziano strutture militari in Italia, compresa quella oggetto di questa interpellanza? Quali sono tali strutture? Quali sono il quadro economico e l’ammontare complessivo di questo progetto e di questa base a Coltano? Qual è l’iter autorizzativo che riguarda questa base? Sono stati acquisiti i pareri degli enti interessati? E se sì, quali?

Presidente, sottosegretario, qui non siamo solo noi a esigere risposte, a chiedere chiarezza, a esigere trasparenza, ma sappiate che c’è un intero territorio che non solo chiede, giustamente, di essere coinvolto, ma che si è già fermamente espresso contro questa base militare, a Coltano e altrove, e che l’uso del PNRR per spese militari o per riarmo è una scelta scellerata.

Restiamo in attesa di risposte di chiarimento, perché il Governo lo deve non solo ai cittadini toscani, ma a tutto il Paese”.

La risposta del sottosegretario Sasso

In merito alla questione relativa alla realizzazione all’interno del Parco regionale dell’opera infrastrutturale che ospiterà il Gruppo di intervento speciale, il 1° Reggimento carabinieri paracadutisti ‘Tuscania’, nonché il Centro cinofili dell’Arma dei carabinieri, appare necessario premettere che i menzionati reparti sono attualmente ubicati in strutture ormai non più idonee a soddisfare i requisiti minimi di funzionalità sotto il profilo dell’efficienza operativa e della capacità addestrativa.

La collocazione delle parti speciali in una nuova caserma, soluzione per la quale da tempo l’Arma ha avviato mirate ricerche, è assolutamente indispensabile per non depauperare i livelli di efficienza operativa a danno della sicurezza del Paese.

Con particolare riguardo alla base, si rappresenta che: la località prescelta, di proprietà demaniale e rientrante nella cosiddetta “area agricola delle aree esterne”, posta in posizione del tutto marginale nel Parco regionale, dista meno di 10 chilometri, sia dall’aeroporto di Pisa, ove è collocata la 46° Aerobrigata dell’Aeronautica militare, che assicura, tra l’altro, la mobilità strategica sul territorio nazionale di detti reparti, sia dalla principale area addestrativa di cui si avvalgono il GIS e il Reggimento ‘Tuscania’; presenta, inoltre, già alcune costruzioni – che ospitano una ex base radar, ora in disuso – e, per il resto, è adibita a coltivazioni da parte di affittuari.

Per quanto concerne l’opera, che implica un onere complessivo di 190 milioni di euro, si precisa che: la declaratoria di destinazione dell’opera alla difesa nazionale è meramente confermativa di uno stato di fatto del tutto evidente, considerati i reparti coinvolti nel progetto, in linea con quanto sancito dall’articolo 233 del decreto legislativo n. 66 del 2010 – Codice dell’ordinamento militare. Tale attestazione consentirà di attivare una procedura autorizzatoria semplificata, che, comunque, non esclude la valutazione di impatto ambientale; la sua realizzazione sarà affidata a un commissario straordinario, al fine di consentire l’attivazione di ulteriori rilevanti strumenti di semplificazione procedurale; gli enti locali potranno partecipare all’individuazione delle migliori soluzioni aderenti alle esigenze del territorio mediante le conferenze di servizi; avrà un’estensione complessiva di 72,9 ettari, di cui 28 saranno mantenuti a superficie verde, valorizzata con un’estesa piantumazione di vegetazione autoctona per incrementare l’assorbimento di anidride carbonica, 5 per le edificazioni (pari allo 0,02 per cento delle dimensioni del Parco) e, infine, 40 ettari adibiti a viabilità e servizi, con idonee opere di regimazione – per non modificare l’equilibrio idrico del sedime – e di vegetazione; l’intervento permetterà di istituire, nella nuova base, anche un reparto biodiversità, dotato di unità ippomontate per la vigilanza dello stesso e di unità cinofile antiveleno; i criteri di progettazione perseguono un bassissimo impatto ambientale e paesaggistico che, oltre agli interventi di mitigazione e compensazione individuati durante l’iter di approvazione, garantiranno emissioni pressoché nulle grazie alla coibentazione delle superfici verticali e orizzontali e al ricorso a sistemi di riscaldamento e condizionamento con impianti fotovoltaici e solare termico.

Inoltre, occorre evidenziare che: il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ha indicato di finanziare quest’opera attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 e non con fondi del PNRR. Nel 2021, è stata illustrata la progettualità in esame al presidente del Parco, dottor Lorenzo Bani; nel sito in questione saranno realizzati un asilo nido e rilevanti impianti ginnico-sportivi che saranno messi a disposizione anche della collettività, mediante protocollo d’intesa.

Si rappresenta, altresì, che l’Arma dei Carabinieri, con due distinti comunicati stampa del 12 e del 14 Aprile, ha poi evidenziato che: le caratteristiche del progetto saranno condivise in sede di conferenza di servizi e sottoposte alla verifica della Commissione regionale per la VIA; l’insediamento, qualora condiviso, potrà costituire un ulteriore occasione per la crescita dello sviluppo socioeconomico dell’area, poiché, oltre al coinvolgimento delle maestranze e delle aziende dell’indotto circostante per la gestione logistica della caserma, prevede la realizzazione di impianti sportivi messi a disposizione anche della collettività, nonché la costruzione di un centro di educazione ambientale con percorsi naturalistici, comprensivi di un orto botanico e un arboreto, gestito dal costituendo distaccamento dei Carabinieri per la biodiversità.

A testimonianza, infine, dell’importanza che la Difesa annette al coinvolgimento degli organi del territorio, si rende noto che, in data 4 maggio prossimo venturo, si terrà un incontro a Firenze tra ufficiali del Comando generale e il sindaco di Pisa, nonché rappresentanti della regione Toscana, dell’Ente parco e del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, per favorire uno scambio di idee sulla realizzazione della caserma e venire incontro alle esigenze rappresentate. A detto incontro, ne seguirà un altro, già programmato, tra il sindaco di Pisa e il Ministro della Difesa.

Tanto premesso, ove il progetto non dovesse trovare la piena condivisione, nel rispetto delle diverse idee, saranno prese in considerazione ulteriori soluzioni, fermo restando che le forze da allocare hanno, comunque, l’esigenza di trovare una sede vicina a omologhi reparti delle altre Forze armate, per lo svolgimento di sinergiche attività addestrative aviolancistiche, e in prossimità dell’aeroporto militare di Pisa, per assicurare l’immediato trasporto in caso di necessità operative”.

La replica della deputata Suriano (Misto)

Grazie, Presidente. No, non ci riteniamo soddisfatte. Diciamocelo chiaramente: la costruzione della base militare a Coltano vedrà spazzare via e cancellare 73 ettari di terreni agricoli, terreni che si trovano in un parco naturale e sarebbe, tra l’altro, l’ennesima struttura militare in un contesto già altamente militarizzato, per di più, a quanto pare – lei dice con altri fondi, ma finora non vi sono state altre smentite -, con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, non piano di militarizzazione. Già solo questi sarebbero motivi sufficienti a bloccare quanto è stato disposto dal DPCM del 14 gennaio, ma vorrei aggiungere, per chi non lo sapesse, che la tenuta di Coltano, originariamente, rientrava in un’ampia palude, la cui bonifica ha dato spazio a un paesaggio agricolo particolare, che costituisce una ricchezza per Pisa, per la sua bellezza, per la produzione di cibo e per le sue caratteristiche ambientali.

La zona in cui oggi si vuole costruire la base militare è una zona che può dare una serie di servizi strategici al territorio: oltre all’essenziale produzione di cibo di qualità, biologico, di filiera corta, indispensabile per la nostra sovranità alimentare, che abbiamo scoperto essere di fondamentale importanza proprio in questi giorni, può essere funzionale alla gestione della vulnerabilità ambientale e delle criticità determinate dal cambiamento climatico, al mantenimento e al miglioramento della biodiversità. Proprio adesso che ci stiamo rendendo conto quanto sia grave, per noi italiani, dipendere totalmente dalle importazioni di materie prime, tra cui anche i cereali, anziché migliorare, diffondere, rafforzare la nostra migliore agricoltura, sterminiamo interi ettari per colarci migliaia di metri cubi di cemento.

Coltano dovrebbe essere il laboratorio dell’agricoltura, tutela ambientale, turismo sostenibile, in grado di dare alla città strumenti strategici per quella transizione ecologica, di cui questo Governo si riempie tanto la bocca, ma, poi, tradisce puntualmente nei fatti. Questi sono tutto tranne che terreni abbandonati, diversamente da quello che ci fanno intendere certi commenti, come quello del comandante provinciale di Pisa dell’Arma dei carabinieri e della sottosegretaria Pucciarelli. Invece che di un’altra base militare, la Toscana, l’Italia avrebbero bisogno di investimenti per un’agricoltura sostenibile, di qualità, di maggior tutela del paesaggio, della biodiversità, della risistemazione della viabilità esistente e di maggiori servizi per cittadini e turisti. Per questo sarebbe necessario spendere le risorse del PNRR.

Mentre ogni anno piangiamo i morti, contiamo i danni per le alluvioni, gli incendi e i costi dovuti alla progressiva desertificazione del nostro territorio, la tutela e la conservazione del suolo sono gli unici veri strumenti per la lotta al cambiamento climatico. È quello su cui dovrebbe puntare pesantemente questo Governo. Invece, non vi è niente di più lontano da questa prospettiva rispetto a quello che vuole fare il Governo. Apprendiamo oggi, tra l’altro, dell’invio di nuove armi pesanti in Ucraina, nella totale esclusione del Parlamento e dei cittadini. È ormai pratica di questo Governo fare le cose nella totale opacità; infatti, è la seconda volta che, nel giro di pochi anni, vi sono rilevanti investimenti in questo settore senza aprire una discussione pubblica in città, ma nemmeno i comuni direttamente o indirettamente interessati possono dire la propria.

Crediamo che la partecipazione sia fondamentale in uno Stato democratico come la nostra Repubblica che, nella sua Costituzione, ha da sempre la pace, il ripudio della guerra e la tutela del paesaggio. Tra l’altro, la tutela del paesaggio è stata inserita, proprio qualche giorno fa, qualche settimana fa, da questo Governo nella Carta costituzionale. Ma non vi vergognate della vostra ipocrisia e incoerenza? Non è un caso che, in quest’ottica, si stiano esprimendo diversi soggetti, tra i quali Italia Nostra, Legambiente, CGIL, movimenti ambientalisti locali e regionali. Questa è la cittadinanza, le persone che sanno che l’integrità e la salute del territorio sono il primo cardine del nostro Paese.

Come è possibile dimenticare i danni e le morti che la mancanza di cura del nostro territorio ha causato? Come si può fare di un territorio un trampolino di armi, passando sulla testa di chi ci lavora e ci vive? Come è possibile che la Comunità del Parco e il suo comitato scientifico non siano stati coinvolti in una scelta che fa di Pisa un polo unico e strategico in Italia per la guerra, e anche per esportarla? Si può credere che con la guerra si faccia la transizione energetica? Si può davvero credere che alzare la temperatura dei condizionatori sia sufficiente a generare pace, laddove si continua ad armare il nostro Paese e altri, andando persino contro gli obiettivi del PNRR?

I fondi del PNRR devono servire alla ripresa e alla resilienza post-pandemia da COVID-19; una pandemia che ha dimostrato come il modo in cui rincorriamo ossessivamente la crescita del PIL sia profondamente sbagliato; una pandemia che ha dimostrato come sia necessario investire su sanità e scuola pubblica, su sistemi di mobilità sostenibile che, invece, sono stati oggetto di taglio per i prossimi anni, come da voi e da tutta questa maggioranza parlamentare votato nel DEF qualche giorno fa.

Ne dovevamo uscire migliori e, invece, anche il caso della base di Coltano sta dimostrando che chi ci governa continua a lavorare nella direzione opposta a quella degli interessi della collettività.

Vorremmo dire un’altra cosa: la transizione ecologica serve, ma serve garantirla nella coesione sociale, proteggendo dalla povertà cittadini e cittadine, famiglie e imprese che, in questi anni, hanno perso casa e lavoro. Ed è uno scandalo utilizzare, laddove confermato, i fondi del PNRR non per investire sul futuro prospero e sostenibile del nostro Paese, ma per distruggere e fare guerra. Il progetto di realizzare la sede del Gruppo intervento speciale del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti ‘Tuscania’ e del Centro cinofili deve essere bloccato.

Il nostro Paese ripudia la guerra ed esalta la vita; la vita dei nostri territori, delle nostre città, che non può passare da economie di guerra, utili a distruggere, impoverire risorse e distruggere ancora vite umane”.

3 Comments

  1. dr.Strange Reply

    definirci lo zerbino dei Democratici USA non rende abbastanza l’idea….propongo di buttare giù la torre di Pisa perché potrebbe dare noia ai militari

    • Orlando Sacchelli Reply

      Qualcuno preferirebbe essere lo zerbino di Mosca…

  2. A proposito di zerbini, in tutto questo, gli ambientalisti a comando non hanno invece avuto nulla da ridire sulla Darsena Europa, un molo enorme per un traffico marittimo solo auspicato, che potrebbe portare a fenomeni erosivi devastanti per il litorale. Ma siccome non ci sono americani o militari di mezzo, va tutto bene.
    Coltano fino a ieri non interessava nessuno, basti vedere come è tutto in abbandono.

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