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Ilaria Clara Urciuoli

Berlino 1945: la Seconda Guerra Mondiale ferisce anche l’arte e riduce in pezzi due Madonne di terracotta di Donatello appartenenti alla collezione dell’attuale Bade-Museum. Mani sapienti ricuciranno le ferite. Firenze 2022: sotto i colpi di nuove bombe ai confini dell’Europa si inaugura la mostra sul grande scultore padre del Rinascimento, evento che espone nel capoluogo toscano un consistente numero di opere riconducibili al maestro, affiancate ad altrettante realizzate da altri autori e necessarie per comprendere fino in fondo la grandezza del genio donatelliano. Tra queste anche le due Madonne. In tutto 130 opere, quasi 60 i musei coinvolti tra i più importanti del mondo (la National Gallery of Art di Washington, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum e la National Gallery di Londra) e circa 50 gli artisti rappresentati: oltre ai molti lavori di Donatello troviamo anche Brunelleschi, Masaccio, Filippo Lippo, Veneziano, Uccello, Bellini, e ancora Leonardo da Vinci e Michelangelo fino ad approdare, con una fuga temporale in avanti, al Bronzino e ad Artemisia Gentileschi.

Ecco dunque cosa attende il visitatore della mostra “Donatello. Il Rinascimento” nelle due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo Nazionale del Bargello a cura di Francesco Caglioti, professore ordinario di Storia dell’Arte medievale alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Un percorso cronologico-tematico articolato in 14 sale attraverso le quali conoscere l’artista, la sua padronanza delle diverse tecniche e dei differenti materiali: si pensi alla sua formazione, che unisce l’arte dell’oreficeria, acquisita lavorando con Lorenzo Ghiberti alla Porta Nord del Battistero nei primi anni del Quattrocento, con quella dell’intaglio del marmo approfondita nei cantieri del Duomo, e si pensi alla carica innovativa apportata nella sua produzione come nella storia dell’arte, dalla conoscenza e dall’amicizia con Brunelleschi. Da questa nascerà un impulso che si propagherà nei secoli: come spiega il professor Caglioti “se il Quattrocento si accontentò quasi sempre delle parti esteriori del mondo donatelliano (il pathos dell’azione, il ritorno all’ornato antico, il rilancio di alcuni generi canonici della scultura classica, i giochi infiniti di spiritelli), ci volle poi tutto il Cinquecento perché, con Leonardo, Michelangelo, Raffaello e tantissimi altri, la svolta donatelliana producesse i suoi effetti più profondi e più veri”. E furono poi i Manieristi nel Seicento che “ne compresero l’uso avventuroso della prospettiva, le strategie narrative spiazzanti, le eccezioni alla tradizione iconografica sacra, il coinvolgimento intenso dello spettatore, assai più di quanto non avessero saputo fare gli imitatori delle prime generazioni”.

Un percorso dunque intenso, che non si esime dall’indugiare su come Donatello considerasse limitata la scultura rispetto alla pittura fatta di colori e di spazialità, di orizzonti. Ed è proprio in relazione a questi limiti che l’artista rompe i confini della sua arte e crea un nuovo uso della prospettiva carico di drammaticità, di romanticismo che, come in “Convitto di Erode” ci proietta nei diversi livelli di un racconto, facendo convivere e confrontare attraverso lo spettatore i diversi piani della narrazione (banchetto, anticamera, torture).

Firenze, attraverso Palazzo Strozzi e Musei del Bargello, dedica quindi proprio all’autore del suo Marzocco l’evento considerato “di punta” per questo 2022. Quarta nella storia della città, questa mostra non solo segue ma supera quelle precedentemente organizzate a partire dal 1887, in occasione dei 500 anni dalla nascita, e poi nel 1985 e 1986, che videro in alcuni casi l’esposizione di calchi e copie o di opere la cui attribuzione non è sopravvissuta alla prova del tempo. A sottolineare tale valore la portata internazionale di questo progetto che vedrà la mostra spostarsi negli spazi del Staatliche Museen di Berlino (dove sarà ospitata dal 2 settembre) e nel Victoria and Albert Museum (dove approderà nella prossima primavera).

Grazie alla collaborazione con alcune istituzioni fiorentine e toscane, la mostra si estende ben oltre le sedi di Palazzo Strozzi e del Bargello, continuando idealmente in altri 14 punti di interesse: Orsanmichele, Basilica di San Lorenzo, Basilica di Santa Croce, Opera di Santa Maria del Fiore (con Battistero, Cattedrale, Museo dell’Opera del Duomo), Museo di Palazzo Vecchio, Museo Stefano Bardini, Chiesa di Santa Trìnita a Firenze; la Cattedrale ad Arezzo; Museo Nazionale di San Matteo di Pisa; la Chiesa di San Martino a Pontorme; l’Opera del Duomo di Prato (Cattedrale e Museo) e Museo di Palazzo Pretorio della stessa città; l’Opera della Metropolitana di Siena (Battistero, Duomo, Museo dell’Opera del Duomo) e la Chiesa delle Sante Flora e Lucilla a Torrita di Siena.

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