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Ilaria Clara Urciuoli

I primi giorni del 2022 portano con sé interessanti novità per l’arte a Firenze dove è visitabile il Museo delle icone russe allestito al piano terra di Palazzo Pitti, in quattro sale con affreschi seicenteschi pronte per mostrarsi al pubblico dopo un restauro appena concluso.

Famose in tutto il mondo per il loro valore artistico le icone rappresentano un patrimonio fondamentale della cultura russa e racchiudono l’esperienza spirituale di un popolo e in generale della Chiesa Ortodossa. La collezione fiorentina, iniziata già dai Medici e continuata poi dai Lorena durante il Settecento, vanta ben 78 pezzi prevalentemente di piccole e medie dimensioni destinate alla devozione privata delle famiglie e ad essere portate in viaggio. È la più antica raccolta conservata fuori dalla Russia: ad essa appartengono esemplari realizzati tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo riconducibili a pittori che lavoravano nella corte degli Zar, nel Palazzo dell’Armeria del Cremlino a Mosca, centro vitale di questo tipo di produzione.


 

Da non perdere il “Menologio”, calendario delle festività religiose ortodosse realizzato su due tavole riportanti scene e figure di santi, ciascuna con un’iscrizione, e “Icona con Santa Caterina d’Alessandria”, risalente all’ultimo decennio del Seicento, in cui la santa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli rappresentati nell’arte occidentale (la palma, la ruota, i libri e la sfera armillare). Gli esemplari più antichi della collezione sono l’icona raffigurante la Madre di Dio e quella con la Decollazione del Battista, entrambi presenti tra gli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II de’ Medici.
Da anni si lavorava al reinserimento di questa collezione nei percorsi museali fiorentini ma l’attesa era stata fino a questo momento disattesa e le opere rimaste nascoste per secoli nella Villa medicea di Castello dopo una prima fulminea esposizione attestata nella Galleria degli Uffizi negli ultimi anni del ‘700.

L’apertura della Mostra sulle icone russe si affianca alla nuova illuminazione della Cappella Palatina anch’essa ora quotidianamente aperta al pubblico. “La vicinanza delle icone russe alla Cappella Palatina – afferma il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – diventa metafora di un ponte confessionale tra Ortodossi e Cattolici che richiama le comuni radici spirituali e i frequenti scambi culturali tra Italia e Russia avvenuti nei secoli e tuttora perduranti”.

Ilaria Clara Urciuoli

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