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Guido Martinelli

Stai lontana da me brutta signora malefica di nero vestita e armata di falce mietitrice di scalpi umani! Ora che ti ho respinta ti tengo a debita distanza con la mia arma principale: la letteratura! La strategia messa in atto da Pierantonio Pardi, dopo aver respinto l’assalto cancerogeno della “woman in black” grazie ad una operazione chirurgica perfettamente riuscita, per tenere questa serpe a debita distanza, mi pare ben congegnata.

Questo caustico scrittore di lungo corso apprezzato al punto che alcuni suoi sagaci racconti sono presenti in alcune antologie scolastiche nazionali, ha pensato di adottare questa strategia allorché ha impugnato il mouse e dato alle stampe, per i tipi dell’Ets, “Il Baffo e la Bestia. Quando la signora in nero mi ha fatto l’occhiolino”. In queste pagine, appena nate e forse ancor malferme su piedi, il baffuto autore ha aperto il suo cuore con estrema sincerità e coraggio e, accompagnato da tutti quegli autori che lo hanno seguito nel suo percorso si scrittore e docente, ha sfidato la bestia sanguinaria con parole affilate e ben oliate.

Come potrà la perniciosa creatura tornare a tormentarlo avendo di fronte un simile corollario di sensazioni, opinioni, vicende, impressioni, sentimenti, reali e fantastici, che come un fortino difendono il loro artefice da chi gli vuole male? Può il nulla, sia pur attrezzato e pugnace, riuscire a fermare l’ironia toscana, irriverente e beffarda, che niente teme e tutto sfida? Non possiamo sottrarci al nostro amaro destino di esseri umani di questo pianetino disperso nel nulla dell’universo ma senza dubbio è nelle nostre corde la capacità di vendere cara la pelle fino all’ultimo respiro.

Come ha bene evidenziato Daniele Luti, compagno di una vita di libri e bagordi, lotte e risate, nel corso dell’affollata presentazione dell’opera alla libreria Feltrinelli qualche giorno fa, il baffo è un affabulatore torrentizio sia quando scrive che quando parla. Le sue parole precorrono veloci traiettorie attraenti e respingenti che tengono avvinto il lettore divertendolo e portandolo a pensare.

In queste pagine seguiamo il percorso delle chemio nel decorso postoperatorio del baffuto Piero attraverso il suo flusso di coscienza che, con vena più popolare e comprensibile del ben più nobile esempio joyciano, ci conduce, dialogando col ventiseiesimo lettore cioè uno in più del sommo Manzoni, attraverso un percorso costellato da vecchi racconti, ricordi familiari struggenti, cronache del Covid, riflessioni pensose e leggere, memorie dei grandi letterati, fino al trionfo finale della vita che con forza afferma la propria presenza.

Un percorso virtuoso da imitare se si ha, come il nostro Piero, la maestria di riuscire a personificare le proprie fantasie in modo appropriato, divertente e profondo. Perché la letteratura, per dirla alla Pavese, può veramente difenderci dalle “offese della vita”. Nel corso della presentazione sono intervenuti due figure importanti della scena teatrale locale e nazionale come Fabrizio Cassanelli e sua moglie Letizia Pardi. Il primo, regista e attore teatrale, ha sottolineato, tra l’altro, come la prosa del baffuto Piero sia in linea con l’impudente scuola ironica toscana che non arretra di fronte a nulla; mentre la seconda, incidentalmente sorella dell’autore ma soprattutto attrice di vaglia, ha letto con la consueta maestria alcuni passi del testo restituendone il senso più profondo.

Dopo la rituale firma dei libri acquistati dagli astanti, forte della confidenza amichevole che mi lega a Piero da anni, ho approfittato della sua disponibilità per farlo parlare del suo ultimo libro con annessi e connessi.

Piero, presentati da solo come tutti quelli che hanno la ventura, porelli, di finire sotto le mie grinfie.
“Sono Pierantonio Pardi, ho insegnato letteratura per quarant’anni al ‘Gambacorti Santoni’ di Pisa, sono in pensione dal 2015, ma continuo a lavorare con l’Ets mandando avanti la collana di narrativa Incipit dal 2002, ovvero da diciannove anni in cui abbiamo pubblicato vari romanzi e che sta avendo ancora un certo successo”.

Fabrizio Cassanelli (in piedi) con Pierantonio Pardi e Daniele Luti

Questo libro, però, esce per un’altra collana della medesima casa editrice, vero?
“Sì, esce per la collana ‘Obliqui’. In quanto direttore editoriale con Daniele Luti della collana ‘Incipit’ non pubblicherò e non pubblicheremo mai per la mia e nostra collana cui entrambi teniamo molto. Infatti, in genere, per la nostra collana scegliamo gli autori dopo aver letto diversi testi e averne cestinati parecchi perché stiamo molto attenti alla qualità dei libri che proponiamo nella collana”.

Quanti libri hai scritto prima di questo?
“Sono parecchi. S’inizia con “Testimone il vino” della fine degli anni settanta, ‘Bailamme’, ‘Cicli e tricicli’, ‘Le vie del meraviglioso’ per la Loescher in collaborazione con Laura Nuti e Mariarosa Pardi. ‘Il filo d’Arianna’ in collaborazione con Alessandro Scarpellini e Susanna Nunes. E per Mds ho curato un’antologia intitolata ‘Cento di questi giorni’ in cui, praticamente, ho messo in moto quaranta autori tra poeti e narratori. Questo ‘Baffo e la bestia’ è l’ultimo nato e parte da un episodio di natura personale, cioè l’incontro con la bestia intesa come cancro, che ho cercato di sdrammatizzare con un registro tragicomico raccontando e inserendo storie, aneddoti, racconti, in una sorta di narrazione matrioska in cui praticamente s’insinuano storie nella storie con una certa rapidità e una certa leggerezza”.

Qual è il significato di questo libro?
“Il significato non c’è. E’ un’analisi su quel lontano 2020, con il covid, la dad, i comici spaventati guerrieri della politica, le riflessioni sulla fiaba e sui romanzi, e soprattutto c’è un fil rouge dato da Dante, che attraversa tutto il libro, con citazioni dall’Inferno, dal Purgatorio e dal Paradiso. Ma, poi, con continue riflessioni sula letteratura, sugli autori che hanno affrontato il male come Thomas Mann, Tolstoi, Solzenicyn, Camus con la peste. Chiaramente dando per scontati Boccaccio col ‘Decameron’ e Manzoni con i ‘Promessi Sposi’, entrambi anch’essi alle prese con la peste. Ho usato un escamotage in questo libro perché mi sono inventato il lettore ventisei visto che il Manzoni parla di venticinque ho inserito il lettore ventisei. Una variante”.

Letizia Pardi

Chi sarebbe?
“È uno sdoppiamento. Un’invenzione mia che fa delle domande. Daniele, prima, nella sua presentazione, mi ha definito un “ventriloquo letterario” perché mi pongo delle domande che vorrei che mi fossero fatte, e poi mi do delle risposte. Diciamo che questo lettore aggiunto è un aiutante in senso proppiano”.

Dentro questo libro si trovano tutti i tuoi autori di riferimento.
“Molti”.

Quanti ne sono rimasti fuori? Facci una lista della spesa.
“I giallisti, da Simenon in poi, i minimalisti. Considerando che io leggo una media di cinque-sei libri al mese tenendo alte le statistiche, ne mancano proprio tanti”.

Perché leggere è…
“Liberatorio, catartico. Lo scrivo anche nel libro. I libri non allungano la vita ma la rendono migliore perché ci fanno vivere le vite dei protagonisti dei romanzi. Le vite di Tom Sawyer, di Pinocchio, dei grandi romanzi naturalisti francesi. Insomma, praticamente noi siamo anche Madame Bovary”.

E Pisa, come si pone nel campo letterario nazionale
“Direi bene. Ha avuto e ha grandi autori, cominciando da Athos Bigongiali, Afo Sartori, senza nominare Tabucchi perché vecchianese, anche se è stato il più grande di tutti. Non è messa male perché ci sono vari autori più giovani che hanno scritto recentemente libri interessanti come Luca Ricci. Parlando di quelli che sono riusciti ad arrivare alle grandi case editrici. Io non ci ho nemmeno provato perché sono un autarchico e poi amo molto la provincia, così sono rimasto sempre fedele all’Ets”.

Da quello che dici pare che sia difficile diventare un autore “nazionale”…
“Bisogna avere dei santi in Paradiso. Siamo sempre alle solite. Se ce l’hai e sei bravo può succedere. Io, siccome sono fondamentalmente e geneticamente anarchico e quindi non amo raccomandarmi, arrufianarmi con nessuno, praticamente quando ho trovato a Pisa chi ha apprezzato il mio lavoro ho pubblicato solo con loro. Poi, ormai, a. settant’anni, i giochi sono fatti. Les jeux sont faits, rien ne va plus”.

Ma siccome i Nobel vengono assegnati ad autori assolutamente sconosciuti…
“E che nessuno conoscerà perché scrive in lingua inglese in Italia non si trovano e devono essere tradotti

E poi, soprattutto, devono essere ben nascosti da qualche parte del mondo e se sono troppo noti
“Non vengono considerati”.

E nelle sue opere deve trattare tematiche particolari, non proprio letterarie, ma con l’attualità, e se sbaglia qualche congiuntivo non ci sono problemi. Concludendo, quali sono i tuoi progetti del futuro?
“Nell’immediato fare uscire dei nuovi titoli con la collana Incipit, soprattutto il prossimo di cui non anticipo niente ma invito i lettori interessati alla collana…”

A stare in campana. Grazie Piero.
“A te”.

Quando stavo lasciando il baffo sfogliando il libro la mia attenzione si è spostata sulla poesia della figlia Rebecca che introduce il libro.

Il mio cuore divenne pietra
in un mese estivo.
Destino beffardo,
la stagione che amo.
Ma le lacrime non scendono
sui volti dei guerrieri.
Il giorno lasciava posto alla notte
O la notte al giorno.
Non lo ricordo.
Ci sono state parole, non troppe.
Retorica neppure.
Adesso una nuova alba ci attende,
le cicatrici vanno rimarginate
con la vita che continua a scorrere
sul fiume della speranza e del desiderio.

Subito dopo ci s’imbatte pure nelle belle parole che il simpatico baffuto rivolge alla moglie Simonetta, poco prima di iniziare la sua fluente e incessante affabulazione: “A Simona, che mi ha supportato e sopportato, iniettandomi, oltre al cortisone, massicce dosi di resilienza”.

A quel punto sono subito volato a Roal Dahl, che nel suo castello frutto del successo mondiale dei suoi stupendi romanzi scrisse che l’importante, nella vita, è avere qualcuno che ci vuole bene. E mi sono detto, concludendo, che il nostro “baffo che conquista”, da questo punto di vista, non si può certo lamentare.

Quindi, ora, mi rivolgo a tutti voi permettendomi di suggerire che “con un libro sottobraccio e il cuore colmo di affetto e di volti cari” si può trovare tutto il coraggio necessario per non arretrare di fronte a nessuna belva spietata che ci si frapponga davanti al nostro cammino.

E “m’accompagno da me”, per dirla col buon, vecchio Nino Manfredi: battuta per chi ha passato l’infanzia con le lucciole e non con uno schermo luminiscente davanti.

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