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Sul macchinario a cui stava lavorando Luana D’Orazio, la 23enne morta il 3 maggio in provincia di Prato, deve ancora essere fatta la perizia. Per ora gli ingegneri incaricati dalla procura di Prato hanno minuziosamente esaminato il macchinario posizionato lì davanti, dello stesso modello di quello dell’incidente. Il controllo è avvenuto alla presenza dei consulenti nominati dalla difesa degli indagati, quelli nominati dai legali che assistono la famiglia della vittima, i vigili del fuoco e i tecnici della Asl.

È emerso quanto si sospettava: i sistemi di sicurezza sono stati manipolati. Potrebbe essere questa la ragione per cui la povera ragazza è stata inghiottita dall’orditoio, che non si è fermato quando Luana è venuta a trovarsi a distanza troppo ravvicinata con gli ingranaggi. Il perito, stando a quanto trapela dalla procura, ha parlato di “sicurezze manipolate” (la saracinesca protettiva era stata alzata): stiamo parlando, lo ripetiamo, del macchinario gemello, non di quello che ha ucciso Luana. La procura ha dato al perito due mesi di tempo per fornire, ai magistrati, le risposte richieste. Nel frattempo l’indagine andrà avanti, prima di tutto ascoltando le due persone indagate: la titolare della ditta, Luana Coppini, e il tecnico addetto alla manutenzione, Mario Cusimano.

Nei giorni scorsi il racconto che mamma di Luana aveva fatto ai microfoni del Tg Rai Toscana aveva lasciato capire che qualcosa di anomalo succedeva da tempo. La donna infatti ha raccontato che qualche mese fa sua figlia aveva rischiato un incidente simile, finendo risucchiata dalla macchina, ma lei era stata veloce e si era allontanata in tempo, pur rimanendo spaventata.

Ci sono anche altri aspetti da chiarire. Riguardano gli aspetti contrattuali e i livelli di sicurezza adottati dalla ditta nei confronti dei propri dipendenti, in particolar modo verso Luana. La ragazza lavorava da poco più di un anno con un contratto di apprendistato. Ma quali erano le sue mansioni? Pare che il contratto indicasse solo alcuni compiti, quali quelli di “catalogazione”, ma non quelli “operativi” a diretto contatto con il macchinario. È davvero così? Vedremo dall’indagine. Così come scopriremo se la formazione ricevuta dalla ragazza fosse stata adeguata o meno.

L’autopsia sul corpo della povera ragazza nei giorni scorsi ha evidenziato che Luana è morta all’istante, pochi attimi dopo l’incidente, a causa dello schiacciamento polmonare. Gli inquirenti sono convinti che la tragedia si sarebbe potuta evitare se si fosse tenuto conto delle misure antinfortunistiche previste dalla legge. Misure che, sempre secondo la procura, non sono entrate in funzione poiché erano state rimosse. Se questo verrà confermato sarà lecito chiedersi: perché erano state rimosse?

2 Comments

  1. Giovanni Cieol Reply

    Avendo un’azienda che costruisce impianti robotizzati, e dovendoli dotare dei relativi sistemi di sicurezza. Mi trovo poi , dovendogli fare la relativa manutenzione periodica, i sistemi di sicurezza manipolati, dagli stessi lavoratori, per pigrizia mentale di dover accettare un sistema operativo, più lento. più sicuro. Nei centri di lavoro il micro di chiusura delle porte vengono avvolti da del nastro adesivo, oppure non mettono gli occhiali protettivi, quando devono usare elettro utensili. Abbiamo una cultura del lavoro da ambo le parti del schiavismo, fare in fretta, perché si è in ritardo nelle consegne. Dispiace per la ragazza, ma se in Italia ci riprendiamo il senso del lavoro e del rispetto che dobbiamo dare a questa forma di sostentamento, di questi casi si continueranno ad leggere, e a scrivere post.

  2. Paul Kersey Reply

    Se le apparecchiature di sicurezza sono state manomesse questi MALEDETTI ASSASSINI vanno perseguiti per OMICIDIO VOLONTARIO CON DOLO EVENTUALE
    BASTA SPECULARE SULLA VITA DEI LAVORATORI !!!

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