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Il Capodanno pisano, che ci apprestiamo a festeggiare, è una scoperta recente ed ha avuto un’accelerazione in prossimità dell’anno 2000, allorché si è intravista l’occasione di un primato di Pisa: l’ingresso della nostra città nel nuovo millennio in anticipo rispetto al resto del mondo. L’entusiasmo suscitato da questa particolare circostanza si legava alla diffusa curiosità e attenzione verso il passato alla ricerca di “antiche tradizioni”. Occorre però compiere una duplice riflessione, tecnica sul particolare uso cronologico, storica alla “ricerca di antiche tradizioni”.

Caratteristica pisana è appunto lo stile pisano, definito dai diplomatisti calculus pisanus, benché non ristretto alla nostra città, ma adoperato in Toscana a San Miniato, a Pistoia, a Siena e fuori della regione a Tarquinia, a Bergamo, a Lodi, a Padova e persino a Marsiglia. A Pisa, come del resto in buona parte della Cristianità medievale, si adoperava lo stile ab Incarnatione o dell’Annunciazione, che faceva iniziare l’anno con l’Incarnazione di Gesù, il 25 marzo, nove mesi prima della nascita, il 25 dicembre. Solo in età moderna, dal Cinquecento, si affermò in Europa – con una certa lentezza – lo stile che usiamo ora, detto della Circoncisione con inizio dell’anno al I gennaio, con riferimento alla circoncisione di Gesù, avvenuta, secondo la norma ebraica, otto giorni dopo la nascita. Esso ripete l’uso romano cominciato dal 153 a.C. ed è sempre stato considerato l’inizio dell’anno astronomico: al I gennaio ad esempio anche a Pisa nel Medioevo entravano in ufficio le magistrature comunali. Raro fu nel Medioevo lo stile della Natività dal 25 dicembre.

A Pisa si affermò l’uso di far cominciare l’anno il 25 marzo in anticipo di nove mesi sul calcolo comune, mentre a Firenze in ritardo: ossia, a Pisa il 25 marzo 2021 inizierebbe il 2022, a Firenze invece il 2021. Ma quando ciò avvenne nella nostra città? Non è facile dirlo, nella scarsezza di documenti sopravvissuti. È stato ipotizzato, per analogia con quanto accadeva a Lucca, capitale della marca, che possa essere comparso nel 924, alla morte dell’imperatore Berengario. In realtà il primo atto a noi pervenuto risale al 23 maggio 985, ma per i decenni precedenti non si registrano documenti pisani con l’era di Cristo, per cui non possiamo dire quando sia stato assunto per la prima volta.

A Pisa, e nel territorio ad essa soggetto (da Torre del Lago a Castiglione della Pescaia lungo la costa e nell’interno il Valdarno fino a Marti e la Valdera fino a Orciàtico), il calcolo detto pisano si affermò praticamente incontrastato e durò fino a che, con decreto del 20 novembre 1749 applicato dal I gennaio 1750, la reggenza lorenese, imbevuta di spirito illuministico, decise di uniformare i diversi sistemi di datazione in uso nel Granducato, adottando lo stile della Circoncisione o comune.

per “Associazione degli Amici di Pisa”
Prof.ssa Maria Luisa Ceccarelli Lemut

Il raggio di luce all’interno del Duomo che dà inizio al Capodanno pisano

Foto: Wikipedia

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