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Le notizie dal campo hanno ripreso il sopravvento, com’è giusto che sia, ma quello che è avvenuto a Pisa nel mese di gennaio è un evento davvero importante, che entra a pieno diritto nella storia del glorioso club neroazzurro. Stiamo parlando dell’acquisto del Pisa da parte di Alexander Knaster. A distanza di alcune settimane ci sembra utile riavvolgere il nastro della memoria per mettere a fuoco alcuni dettagli e capire meglio ciò che è accaduto. Per farlo abbiamo chiesto aiuto al collega Michele Bufalino, che ha seguito attentamente gli sviluppi della vicenda societaria.

Ci aiuta a ricostruire le tappe? Partiamo dall’inizio…
Se dovessi raccontare la storia in un libro inizierei così: “Era una tranquilla Epifania nel mezzo di una pandemia mondiale”. Scherzi a parte, quel giorno, il 6 gennaio, fummo tutti scossi da uno scoop del sito Calcioinpillole.com che rese nota la trattativa tra Knaster e il Pisa per l’acquisizione della società. Lo scoop seguiva, come ben saprete, un’indiscrezione datata 22 dicembre 2020, comparsa su IlSecoloXIX che metteva al corrente i lettori sul fatto che Knaster stesse visionando i conti della società nerazzurra.

Tutta la stampa ha iniziato a scavare. Lei cosa ha fatto (come si è mosso, se può dircelo) e cosa ha scoperto?
Ammetto che è stata una giornata molto complicata, soprattutto quella del 6 gennaio. Decisi di non seguire la corrente, come stavano facendo altri, che si limitavano a copiare e incollare la notizia bollandola chi come bufala, chi con conferme non troppo convinte, ma mi presi 24 ore di tempo, con la redazione de La Nazione, per scavare a fondo sulla vicenda. Così, assieme al responsabile della redazione sportiva Saverio Bargagna, scrivemmo un articolo a quattro mani, dopo aver ascoltato diverse fonti. Scoprimmo, tra i vari indizi, che il presidente Corrado, a fine estate, aveva chiesto informazioni sui rapporti fra la città e la comunità ebraica. Knaster (un caso?) è di fede ebraica. Scoprimmo, grazie al lavoro congiunto tra Bargagna, Francesco Paletti e il sottoscritto, anche che uno degli avvocati che curava gli interessi del miliardario russo-americano aveva dei legami con Pisa e seguimmo quella corrente. Dopo avere avuto varie conferme, anche se la società nerazzurra si stava chiudendo nel più assoluto riserbo, quelle due piste furono, per me, la conferma definitiva che l’affare fosse reale. Tramite un contatto tra Londra e Bruxelles, nel ramo dei broker finanziari, seppi il giorno successivo maggiori dettagli e iniziai a indagare oltre, scoprendo quanto l’offerta fosse stata giudicata come quasi irrinunciabile. Mi concentrai anche sulla location delle trattative, tra le ville di Knaster a Forte dei Marmi e Lerici e sulle clausole segrete dell’acquisto, come quella relativa ai futuri guadagni di Petroni. Quando, il 14 gennaio, Corrado andò ad aggiornare il sindaco Conti anche sullo stato della trattativa, si capiva che sarebbe mancato veramente poco a chiudere l’affare, come poi è stato. Tra le cose più divertenti di questa sfida giornalistica, mi ha davvero appassionato anche leggere i documenti che ho scovato attraverso ricerche e spese, dalle visure al bilancio del Pisa passando alla società Ak Calcio tramite il governo di Malta, che ci ha fatto scoprire tutti i componenti del nuovo consiglio di amministrazione. La serata dell’annuncio, con La Nazione ad anticipare l’avvenuta firma, è stata molto elettrizzante, devo ammetterlo.

Una proprietà così importante, sul piano delle disponibilità finanziarie, quali prospettive può aprire per il calcio a Pisa? I tifosi possono iniziare a sognare o è meglio tenere i piedi ben saldi per terra?
Parliamo di disponibilità finanziarie. Come sapete mi sono occupato di fare anche una ‘radiografia completa’ dei protagonisti della vicenda, da Knaster al bilancio del Pisa, uscito in quei giorni e pubblicato in esclusiva e anteprima sulle pagine de La Nazione. So dai miei informatori, molto vicini all’ambiente di Knaster, che proprio il bilancio sano e in attivo del Pisa è stato una discriminante importante per permettere che l’affare andasse in porto. Merito del buon lavoro di Enzo Ricci, Mirko Paletti e naturalmente di Giuseppe Corrado e di tutti coloro che, ad oggi, sono rimasti nel Pisa. Sulle prospettive, Knaster non arriva certo a Pisa per vivacchiare in Serie B, ma vuole procedere per gradi. Comprendo anche che qualcuno voglia essere guardingo, nonostante il curriculum di tutto rispetto del nuovo proprietario del Pisa, perché nella storia recente la squadra è fallita due volte ed ha rischiato di sparire una terza volta, quindi a tutti coloro che hanno paura per scaramanzia o altri motivi di spingersi in là con i sogni, dico di reagire come si sente il loro cuore, ma secondo me saranno piacevolmente colpiti nel prossimo futuro dalla ulteriore serietà del progetto.

Discorso stadio: come si lega l’operazione che ha portato all’acquisto, da parte di Knaster, al progetto di riqualificazione dell’Arena Garibaldi? Secondo lei entro quando i tifosi del Pisa potranno entrare nel nuovo stadio? C’è qualche rischio intoppo, dietro l’angolo, a cui bisognerebbe prestare attenzione?
Non credo si possa parlare di stadio ultimato prima del 2024, stando ai calcoli che mi sono fatto, ma finalmente siamo arrivati alla terza, di quattro fasi, di questa operazione. Se nella prima fase si parlava di progetti preliminari e nella seconda fase di una burocrazia che il Comune di Pisa, tra l’assessore Raffaele Latrofa e il sindaco Michele Conti hanno gestito egregiamente, adesso siamo arrivati al punto in cui il Pisa consegnerà, molto presto, Pef e progetto definitivo. Dopo questo passaggio si costituirà ufficialmente il soggetto proponente che penserà allo stadio. Il Pisa di Knaster, presumibilmente, sarà affiancato dal fondo Aquilor di Londra oltre alla Yard che sta curando il progetto, per la ristrutturazione dell’Arena, mentre Legends, azienda di fama mondiale con un curriculum importante, curerà molto probabilmente il futuro sviluppo di strategie per far funzionare tutti i meccanismi. Proprio la serietà di questi attori coinvolti ha reso altresì ideali le condizioni attraverso le quali Knaster si è avvicinato alla società, sapendo di poter contare su partner seri. Al momento non ci sono intoppi per cui il progetto possa partire, ma occorre che alcuni cani sciolti a Pisa si tolgano di dosso il finto scettro di ‘paladini’ dell’ambiente e smettano di fare ostruzionismo. Dallo stadio nuovo a Pisa potranno beneficiarci tutti. Ne beneficeranno i cittadini e gli abitanti del quartiere che, come abbiamo dimostrato con una serie di articoli su La Nazione a firma Francesca Bianchi, avranno l’opportunità di far salire il valore delle proprie case. Ne beneficerà il quartiere stesso che verrà riqualificato e ovviamente ne beneficeranno coloro che desiderano investire. Occorre apertura mentale da parte di tutti, non capirlo è un delitto.

Se scorriamo l’elenco delle società di Serie A e B ci rendiamo conto che le proprietà straniere sono sempre di più, ultimamente parecchie quelle “made in Usa” (vedi Spezia). Cosa può voler dire? Che senso può avere investire in un mondo tradizionalmente sempre in perdita, o quasi?
C’è un piano denominato “Project Goal” che può dare ai private equity il comando sulla Serie A e sulla Serie B. La Lega deve ottenere l’ok dei club, del governo, dell’Antitrust e dell’agenzia delle Entrate, con una clausola contro le modifiche dei format sportivi. Vedremo più avanti cosa succederà, ma si tratta di una partita molto complessa che permetterebbe di costituire una sinergia di lunga durata e darebbe l’opportunità di ottenere ingenti facilitazioni e opportunità di investimento per l’Italia che, se tutto andasse in porto, si ritroverebbe in una dimensione nuova. Al momento la situazione è ancora in essere ed embrionale, ma credo che nei prossimi mesi ne sapremo di più. Intanto i fondi e i potenti ‘Made in Usa’ si stanno muovendo.

Le prime immagini di Knaster a Pisa, fuori da un ristorante di san Rossore con Corrado, hanno trasmesso ai tifosi la sensazione che davvero fosse fatta, al di là dei comunicati stampa. Poi Knaster ha assistito alla sua prima partita allo stadio, a Chiavari, contro con l’Entella. Dall’esterno lei che idea si è fatta dell’uomo Knaster?
Ho seguito Knaster nel corso della sua giornata pisana e anche a Chiavari, in occasione della partita con l’Entella. Mi sono fatto l’idea di una persona molto riservata che però tiene a tutto ciò che lo tocca direttamente, ma anche indirettamente. Per farvi un esempio, il sindaco di Lerici raccontò a La Nazione di come Knaster si fosse interessato a investire a fondo perduto una cifra per riqualificare il ‘cammino dei poeti di Lawrence’, mostrando altresì interesse per la comunità. Ci dobbiamo aspettare un proprietario dall’indole molto simile a quella del precedente patron, Enzo Ricci, di poche parole, ma molto pratico. Farà parlare i fatti per sé. Mi soffermerei anche sulla figura di Marco Lippi, che sta gestendo direttamente tutti gli affari pisani come uomo di fiducia di Knaster a fianco di Corrado. Lippi ha un curriculum importantissimo, essendo stato in passato amministratore delegato di Morgan Stanley e Bnp Paribas.

Il rischio di un patron che venga a Pisa a giocare al Fantacalcio sembra essere scongiurata dalla presenza di Corrado, quanto meno per alcuni anni. Secondo lei qual è il merito più grande, dal punto di vista sportivo, della gestione del presidente negli ultimi anni?
Difficile dare un merito solo a Giuseppe Corrado ed è difficile davvero solo parlare di sport e di campo, visto che la sua gestione abbraccia vari ambiti. Il più importante è stato senza dubbio quello di aver rotto col passato, dando un presente e assicurando un futuro alla società nerazzurra. Sportivamente il Pisa è nel suo periodo migliore da 27 anni. Dal bilancio in attivo, dopo aver rilevato una società piena di debiti come un pandoro, passando per un progetto sportivo che ha avuto bisogno di circa un anno e mezzo per assestarsi, dopo le comprensibili difficoltà di una prima stagione molto tormentata e pesantemente condizionata dalla retrocessione inevitabile del 2017. Se devo soffermarmi sull’aspetto sportivo, aver costituito una ‘triade’ di fiducia con Giovanni Corrado, Roberto Gemmi e Luca D’Angelo penso sia un unicum a Pisa che non si è mai visto, non a caso D’Angelo è rapidamente asceso in classifica come uno degli allenatori più longevi sulla panchina nerazzurra. La pazienza e la programmazione hanno portato i risultati migliori e un sogno che ha iniziato a prendere davvero forma dopo la meravigliosa giornata di Trieste.

Evitiamo di sparare nomi di giocatori che ci potrebbero piacere nel Pisa del futuro. Non sarebbe rispettoso nei confronti della rosa attuale né di chi deve lavorare sotto traccia, per cercare di acquistare i possibili rinforzi. Spostiamo il tiro sui modelli di società: secondo lei a quale dovremmo guardare? 
Credo che il Pisa cercherà di sviluppare un proprio modello, prendendo il meglio anche del lavoro fatto, ma avendo sempre una propria identità. Il progetto del settore giovanile è quello più difficile e passerà soprattutto dallo sviluppo del centro sportivo e dell’accademia con tanto di foresteria per i ragazzi. In un primo momento però secondo me la società cercherà di scoprire talenti in giro per l’Italia e per il mondo, come alcuni dei giocatori che stanno facendo, con i loro exploit, la storia recente del Pisa, magari con una potenza economica più importante che possa permettere di acquisire davvero i migliori talenti del futuro. Nell’idea della società c’è quella di avere asset giovani, capaci di produrre valore nel tempo, con importanti plusvalenze. Solo così il Pisa potrà poi imporsi sul mercato. Una gestione molto simile al progetto del Sassuolo e dell’Atalanta, che già operano così, mentre per arrivare a produrre giovani fatti in casa come farà l’Empoli secondo me ci vorrà un po’ più di tempo.

Ipotizziamo che un giorno Knaster le chieda di spiegargli, in poche parole, che cos’è Pisa e il Pisa. Se la deve cavare in poche parole, ma essenziali. Cosa direbbe? Poi Knaster le chiede anche di indicargli tre partite storiche da rivedere. Quali sceglierebbe?
Mi soffermerei sull’importanza storica della città e gli farei leggere almeno un paio di libri sull’argomento nerazzurro. Uno su tutti “Il Sogno Nerazzurro” di Renzo Castelli, ma gli farei anche dono del mio libro del centenario che scrissi nel 2009. Tre partite storiche sono troppo poche, ne vorrei segnalare di più. Da Pisa-Monza 2-0 del 2007, passando per Triestina-Pisa di due anni fa per cominciare, per farlo ambientare al passato più recente, ma non si può prescindere da Pisa-Fiorentina 2-1 del 1987-88 in Serie A, ma anche dalla gara-promozione del 1982, Pisa-Reggiana 0-0. Andando ancora più a ritroso nel tempo, l’attesa dei tifosi davanti alla redazione de La Nazione nel 1968, quando il Pisa riposava all’ultima giornata prima di sapere di essere promosso in Serie A, con una diretta telefonica in piazza, resta negli annali del giornalismo pisano. Infine Pro Vercelli-Pisa 2-1, la gara con la quale i nerazzurri furono defraudati dello scudetto del 1921 e Pisa Sporting Club – Alfea risalente agli anni ’10 del secolo scorso, la cosiddetta ‘partita della vita e della morte’ per decidere il nome della squadra che avrebbe per sempre rappresentato Pisa, resta qualcosa di unico e bellissimo nella nostra storia.

Come ultima domanda avevamo pensato una cosa. Ne faccia una lei a Knaster. Cosa vorrebbe chiedergli?
Gli chiederei il perché abbia voluto proprio acquistare il Pisa e che cosa lo ha convinto e colpito al punto da fargli fare l’ultimo passo perché, al di là delle dichiarazioni del comunicato stampa di presentazione sono sicuro che, in un mare di frasi fatte a cui in passato siamo stati abituati da molti avventori, non mi darebbe una risposta scontata.

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