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Prima di spiccare il volo con l’incarico al ministero del Tesoro, diversi incarichi a livello internazionale (Goldman Sachs, Banca Mondiale), poi alla Banca d’Italia e infine alla guida della Bce, dove è rimasto famoso per aver fatto da scudo all’euro e alla stessa Unione Europea, Mario Draghi è stato professore universitario. Ha insegnato economia e politica monetaria internazionale alla facoltà di Scienze Politiche di Firenze. Prima da docente incaricato, poi ottenne la cattedra. Un riconoscimento importante per un uomo di studi che, partito dalla laurea in Economia, alla Sapienza di Roma, con il grande economista Federico Caffè come relatore per la tesi, si spostò negli Stati Uniti, al Mit di Boston, per perfezionare gli studi, lavorando a stretto contatto con due futuri premi Nobel, Franco Modigliani e Robert Solow, e conseguendo il dottorato. A volerlo a Firenze furono due docenti che ne apprezzavano le capacità, Ezio Tarantelli (ucciso dalle Br nel 1985) e Fausto Vicarelli.

Ma com’era Draghi come professore? “Rigorosissimo, cordialissimo, ma anche molto riservato, non diverso nei rapporti personali da come si comportava in pubblico”, racconta a Repubblica di Firenze il professor Sandro Rogari, che all’epoca faceva il ricercatore e in seguito divenne preside della facoltà. Amava molto spiegare l’economia con esempi pratici, per rendere più comprensibile a tutti l’economia, ma al contempo era esigente con gli studenti. C’è anche un dettaglio molto curioso che emerge dai racconti di chi ha vissuto quegli anni: agli studenti lasciava portare libri, appunti e calcolatrice (cose mai viste con certi professori). “Non mi era capitato di sentire prima e sconcertò un pochino tutti noi studenti – racconta un testimone dell’epoca – fu il fatto che alle prove d’esame, che consistevano nella risoluzione di casi pratici, potevamo utilizzare ogni tipo di ausilio (libri, dispense, prospetti, calcolatore, ecc.). Questo, da noi studenti veniva percepito come una pacchia. In realtà, tutte quelle cose servivano a ben poco: per risolvere i quesiti dovevamo soprattutto aver studiato e capito bene i meccanismi dell’economia. Cosa non facile, assolutamente”. Non era certo facile superare un esame con il prof. Draghi e, se si aspirava a un voto alto, c’era solo una possibilità, studiare bene e dimostrarlo. Elasticità e rigore, dunque, nell’esperienza accademica del futuro capo della Bce.

In quei dieci anni di insegnamento non si traferì a Firenze ma continuò a vivere a Roma, la sua città. Nel capoluogo toscana restava due-tre giorni a settimana, dormendo in una piccola pensione, come lui stesso raccontò nel 2006 quando, da governatore della banca d’Italia, fece una visita all’università di Firenze. Sempre in quell’occasione, durante l’incontro con gli studenti, come ricorda l’ex preside Rogari, “anticipò la grave crisi del 2008, scatenata dalla bolla finanziaria che si stava già formando”.

Alla Alfieri di Firenze Draghi ebbe modo di conoscere e apprezzare da vicino Giovanni Spadolini, di cui fu collega. Lo ricordò nel 2006, quando andò a Pian dei Giullari a visitare la Fondazione Spadolini-Nuova Antologia, e raccontò di essere cresciuto, nella sua casa di Roma, in mezzo ai fascicoli della Nuova Antologia, di cui suo padre Carlo (che lavorò alla Banca d’Italia, all’Iri e poi in Bnl) aveva una collezione.  Ricorda bene il “Draghi fiorentino” anche un altro economista, professor Alessandro Petretto, che come lui insegnò nell’ateneo toscano e che già aveva conosciuto a Roma, quando entrambi si erano appena laureati alla Sapienza.

Sempre su Repubblica un’altra docente, Maria Tinacci Mossello, docente di geografia economica, racconta un particolare curioso su Draghi: “Ricordava spesso, con orgoglio, le origini fiorentine della moglie”. Serena Cappello, sposata con Draghi dal 1973, discende da Bianca Cappello, moglie di Francesco I de’ Medici.

Altri dettagli curioso vengono riportati dal Corriere fiorentino. Nel 1984 il professore portò uno studente in birreria, per discutere delle prime pagine della tesi che questi aveva scritto a penna. Gli disse: “Primo, lei ha scritto una massa di bischerate. Secondo, battimela a macchina”. Quello studente, Gustavo De Santis, si laureò con una tesi sul Fondo monetario internazionale e i paesi in difficoltà. Oggi insegna Demografia all’università di Firenze. “Draghi era un marziano per noi di Scienze Politiche – racconta – perché con i suoi metodi da università americana riempiva la lavagna di formule che ci sembravano astruse, e faceva poche ore di lezione ma molto dense”. Poi un’altra chicca; “Una volta fermò la lezione, si mise a fissare una ragazza che fumava in aula. Le disse: ‘Ma lei non era la stessa che un anno fa protestava contro gli studenti che fumavano?’. Se la ricordava… da un anno prima”.

 

 

 

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