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Come spesso avviene prima di lasciare la Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti concede la grazia (full pardon) a un certo numero di persone, finite nei guai con la giustizia. Scorrendo l’elenco degli ultimi graziati troviamo anche un cittadino italiano, toscano per l’esattezza, Tommaso Buti, 54 anni. “Il signor Buti è un cittadino italiano e un rispettato uomo d’affari – si legge sul sito della White House -. È il Chief Operating Officer di una grande azienda italiana e ha avviato un’iniziativa di beneficenza di successo per raccogliere fondi per l’Unicef. Più di 20 anni fa, il signor Buti è stato accusato di frode finanziaria che coinvolge una catena di ristoranti. Tuttavia, non è stato condannato negli Stati Uniti”.

Perché era finito nei guai

Imprenditore attivo nel mondo della ristorazione, dei locali e degli orologi di lusso, Tommy (come lo chiamano gli amici) si fa conoscere e apprezzare, a New York, dove nel 1995 fonda una catena di successo, i Fashion Cafè. Sue socie due top model famosissime: Naomi Campbell e Claudia Schiffer. I locali vanno bene e ne vengono aperti diversi in giro per il mondo: Londra, Barcellona, Città del Messico, Manila e altre città degli Usa. Poi però la fortuna gira, i conti non tornano più e, con il fallimento della società, Buti finisce in manette, in Italia, su ordine della procura di New York, con le gravi accuse di truffa aggravata e riciclaggio. Buti non verrà mai estradato. Nel nostro Paese viene condannato a 5 anni e dieci mesi per bancarotta fraudolenta della società Sfere, legata agli orologi con il suo nome (TB Buti). Secondo l’accusa Buti e due suoi fratelli avrebbero sottratto soldi all’azienda per fini personali, per un ammontare di circa tre milioni di euro dal 2011 al 2015: vacanze in resort lussuosi, noleggio di auto costose e persino scommesse. Un’altra condanna, a un anno e 4 mesi, per il fallimento di un locale fiorentino, il “Nove”.

Buti ha ringraziato il presidente Trump attraverso il suo avvocato, Valeria Calafiore Healy: “Il provvedimento del presidente americano riguarda ipotizzati reati contro il patrimonio occorsi più di 20 anni fa e per i quali l’imprenditore italiano fu già processato in Italia e alla fine prosciolto dalla Corte di Appello nel 2007. La grazia che gli è stata concessa lo libera dall’ingiustizia che avrebbe continuato a patire se fosse stato costretto a subire un processo una seconda volta sugli stessi fatti per cui era già stato giudicato”.

 

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