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Il negozio di Massimo Carlotti è rimasto aperto nonostante il lockdown. Nessun dpcm gli ha imposto la chiusura e così “Pisa Pesca” di Titignano (Cascina) ha potuto continuare a lavorare. Si fa per dire. I pochissimi clienti (causa i fortissimi limiti imposti ai pescatori) e nessun contributo previsto dai Decreti Ristori, hanno creato una situazione davvero insostenibile che il titolare dell’attività ha deciso di denunciare dopo aver scritto al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

“Dopo il lockdown primaverile pensavamo che il peggio fosse alle spalle – racconta Carlotti – invece dal 13 novembre, quando la Toscana è diventata Zona Arancione, viviamo un’altra, durissima crisi. Di fatto possiamo lavorare, ma senza clienti. Una situazione aggravata dall’ordinanza regionale che impediva di praticare la pesca sportiva e dilettantistica al di fuori del comune di residenza, e che si è esasperata con il passaggio in Zona Rossa, che ha completamente vietato queste attività. Le limitazioni hanno completamente azzerato per un mese e mezzo la vendita di articoli del settore, togliendo quel poco di ossigeno alle piccole imprese come la nostra. Tra l’altro ricordiamo che lo sport della pesca non crea alcun assembramento, e può essere praticato nel pieno rispetto delle regole”.

A questa situazione, di per sé già grave, si aggiunge la mancanza di aiuti o contributi. “Il nostro lavoro – spiega Carlotti – è la vendita al dettaglio di articoli da pesca sportiva e amatoriale, codice Ateco 47.64.1, e non rientriamo in nessuno dei decreti che prevedono i cosiddetti ristori, e ad oggi non abbiamo visto soluzioni. Ma noi con quali incassi dovremmo sopravvivere? Dalla Regione aspettiamo risposte concrete per tutte quelle categorie come la nostra che strette fra l’incudine e il martello rimarranno schiacciate”.

Neanche la recente iniziativa denominata Cashback (paghi con la carta di credito e lo Stato ti ridà il 10% della spesa) e quella “della Lotteria degli scontrini” porteranno ossigeno all’attività. “Anzi – spiega il titolare – sono solo obblighi che ostacolano il nostro lavoro. Per quanto mi riguarda ho preferito applicare direttamente uno sconto sul materiale in negozio e non aderire a un sistema che comporta costi fissi esagerati, come il noleggio del Pos e le commissioni su ogni transazione. Ancora peggio con la Lotteria degli scontrini, che ci impone un ulteriore e costoso adeguamento del registratore di cassa”.

La triste vicenda di questo commerciante viene presa ad esempio da Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Provincia di Pisa: “Governo e Regione devono aprire gli occhi e rendersi conto che ci sono moltissimi negozi, come Pisa Pesca, che non ce la faranno a sopravvivere. Se questa schizofrenica politica di chiusure prosegue e
non si sostengono adeguatamente le attività sarà la fine per migliaia di imprese, e bene fanno i commercianti a denunciare le storture che rischiano di distruggere il tessuto economico del nostro territorio”.

 

Foto: Lorenzo e Massimo Carlotti

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