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Giorgio Gentilini

 Questo studio è la prosecuzione della presentazione, pubblicata a luglio dal giornale L’Arno.it: https://larno.ilgiornale.it/2020/07/24/erosione-costiera-pisana-ecco-come-si-puo-contrastare-inmodo-efficace/ e fornisce una ulteriore precisazione delle effettive cause dell’erosione costiera pisana. Il Comune di Pisa nel 1905, fece effettuare dal Toniolo (assistente di Geografia, all’Università di Padova), uno studio del fenomeno erosivo della spiaggia di Boccadarno, con una accurata analisi sul campo, durata ben cinque anni. Uno studio che ritengo di fondamentale importanza, che a parer mio nessuno ha compreso appieno (Toniolo A.R., 1910. Sulle Variazioni di spiaggia a foce d’Arno (Marina di Pisa) dalla fine del secolo XVIII ai nostri giorni: Studio storico fisiografico. Comune di Pisa (a cura di), Tipografia Municipale, Pisa: 1-93).

In Litoralis, analizzo dettagliatamente questo studio fondamentale. Uno studio, che ho ripreso con vari commenti, illustrando alcune pagine di Litoralis, anche nella presentazione pubblicata di recente da L’Arno.it. Ritengo che in tutti questi anni, non si sia posta la dovuta attenzione a quello che vi è esposto in questa importante pubblicazione, che descrive il fenomeno erosivo della spiaggia di Boccadarno, avvenuto nell’arco di cinque anni. Ovvero, non si è compreso che il Fiume Arno, nelle grandi piene, che periodicamente avvengano in funzione delle intense piogge sul suo bacino idrografico, ha una corrente fluviale eccessiva allo sbocco in mare. La corrente fluviale molto intensa alla foce del Fiume Arno, nonostante che trasporti grandi quantità di sedimenti fluviali, corrode i fondali marini, scavandovi varie fosse, allontanando dai fondali di Boccadarno, le sabbie del fondale marino e quelle stesse, corrose dall’alveo fluviale, trascinate in mare.

Nell’arco di vari anni, sono state posizionate sul litorale eroso, varie difese costiere, ad iniziare dalle palizzate ortogonali alla spiaggia, che non hanno prodotto gli effetti sperati. Anzi, hanno aggravato la situazione erosiva litoranea della costa pisana. I pennelli a martello, che seguirono le palizzate di tronchi di pino, produssero erosioni accentuate della costa di Marina di Pisa. Le dighe frangiflutti, posizionate successivamente, sono opere di difesa passiva che non effettuano nessun tipo di ripascimento dei fondali marini corrosi.

Per cercare di proteggere la costa pisana dall’erosione costiera sono stati effettuati numerosi interventi, nell’arco di vari decenni. Lavori costati alla collettività, vari miliardi di lire ed anche recentemente, milioni di Euro. Il tutto, senza ottenere il ripascimento dei fondali litoranei. Gli interventi di difesa costiera dalla forza devastante delle mareggiate, sono stati effettuati lungo una buona parte del litorale eroso italiano, molto spesso senza ottenere risultati efficaci, in alcuni casi addirittura aggravando il fenomeno erosivo. Tutto questo mette in evidenza, che da parte degli studiosi, non è stato compreso il fenomeno erosivo, che è estremamente complesso: per l’aspetto geologico e per le leggi dell’idraulica.

Alla fine degli anni Settanta del secolo XIX, (la pubblicazione è del 1876), viene evidenziato, dal geologo Carlo De Stefani, un incremento straordinario dell’avanzamento della spiaggia di Boccadarno. Storicamente, l’espansione di questa spiaggia si accresceva di cinque metri ogni anno. In quel periodo invece, in un anno arrivava ad espandersi dagli otto a ben quindici metri. Però, questa espansione straordinaria della spiaggia veniva ridimensionata progressivamente con l’arrivo delle mareggiate, facendo scomparire in mare una parte della nuova spiaggia. Ovvero, il mare si riprendeva buona parte della spiaggia appena formatasi alla foce, per le piene del fiume. Secondo la mia interpretazione di questo particolare fenomeno, geologico ed idraulico, l’espansione della spiaggia è dovuta alla corrosione dell’alveo dell’Arno, per l’incremento della corrente fluviale generata dall’aumento della portata idraulica (dovuta alle bonifiche sul territorio di pertinenza fluviale ed al sovralzo e rinforzo degli argini del fiume). La maggior portata idraulica dell’Arno nelle piene, in quel periodo storico, ne determina l’incremento della corrente fluviale e produce la conseguente corrosione del suo alveo, spostando alla foce migliaia di tonnellate di sedimenti. Producendo quindi, un avanzamento notevole della spiaggia di Boccadarno, seguito però da una successiva riduzione, per opera delle mareggiate.

Questa regressione della spiaggia, la sua scomparsa in mare, mette in evidenza che il fondale marino ha iniziato a corrodersi, per opera della corrente eccessiva dell’Arno nelle piene fluviali. Alla foce del fiume, nonostante la corrente vi abbia spostato tonnellate di sedimenti, ha anche prodotto l’inizio della corrosione dei fondali litoranei. Quindi, la profondità dei fondali di Boccadarno è aumentata progressivamente e nelle successive mareggiate, le onde erodono in parte la spiaggia appena formata trascinandola sul fondale marino, al fine di livellarlo. L’erosione costiera segue questa procedura naturale: il fondale marino corroso, durante le mareggiate, viene livellato con la sabbia della spiaggia, che quindi arretra sempre più. Infatti, sulla costa priva di protezioni, quali le dighe frangiflutti, non si evidenziano dislivelli nei fondali litoranei. In sostanza, invece di espandersi normalmente la costa onde effettuare l’ampliamento della pianura alluvionale, avviene l’opposto, cioè l’inizio del suo smantellamento. La pianura regredisce iniziando da dove si è formata, ovvero partendo dalla foce del fiume.

Negli anni successivi, la realizzazione della strada argine (l’attuale Viale D’Annunzio), per dare impulso alla edificazione di Marina di Pisa, ha peggiorato la situazione, poiché è stata eliminata la possibilità nelle piene del fiume, delle esondazioni delle torbide fluviali nella Colmata d’Arnino e sul territorio paludoso di Tombolo, caratterizzato da numerose lame. Di fatto, impedendo all’Arno, la laminazione delle torbide fluviali nelle piene, diminuendo la portata idraulica e quindi, la corrente intensa del fiume allo sbocco in mare. L’erosione costiera pisana è accertata nel 1878, dal Regio Istituto Geografico Militare (I.G.M.) di Firenze. Erosione costiera che da quella data non si è più arrestata, aggravando progressivamente negli anni la sua rovinosa influenza sulla costa, giungendo infine ai nostri giorni.

Le bonifiche sul territorio italiano sono progredite in modo intenso negli anni successivi, fino all’eccesso, nelle cosiddette “bonifiche integrali” effettuate nel periodo fascista. Le pubblicazioni dell’ing. Ettore Sighieri mettono in evidenza le perplessità che avevano alcuni ingegneri idraulici, in quel periodo storico, relativamente a questi interventi di bonifica sul territorio del bacino idrografico del Fiume Arno. Bonifiche integrali, estese su tutto il territorio nazionale. Purtroppo, l’ing. Sighieri non comprese che l’erosione costiera pisana era originata dalla corrente eccessiva dell’Arno allo sbocco in mare. La grande portata idraulica del fiume nelle piene e la conseguente corrente fluviale eccessiva allo sbocco, con la presenza della barra di foce dell’Arno, produceva corrosioni accentuate dei fondali litoranei prossimi a Boccadarno e difficoltà di deflusso nel tratto terminale del fiume. Nelle sue pubblicazioni, chiese di smantellare la barra di foce dell’Arno, senza considerare che proprio la presenza della barra di foce, nei secoli precedenti, aveva costruito la cuspide deltizia di Boccadarno, dove in seguito sulla costa posta a sud della foce del Fiume Arno, è stata edificata la cittadina balneare di Marina di Pisa.

La Commissione presieduta dal prof. ing. Corrado Ruggiero, nella pubblicazione del 1948, dopo la realizzazione del modello in scala della foce dell’Arno e le relative numerose prove in vasca, non comprende perché la sedimentazione dei fondali costieri, non avviene in prossimità della foce dell’Arno, ma avviene sul litorale solo lontano dallo sbocco del fiume. Questo accade, perché la corrente eccessiva nelle piene fluviali dell’Arno, allontana dalla foce i sedimenti trascinati in mare. Con queste premesse, per eliminare o ridurre il fenomeno erosivo, è quindi necessario ridurre la corrente intensa nelle grandi piene alla foce del Fiume Arno. Per giungere a questo risultato, è sufficiente frazionare la portata idraulica del fiume in piena, come evidenzio in “Omnia Mundi 2003” e nella edizione successiva. Occorre altresì modificare la foce innaturale del Fiume Arno, ingabbiata dai pennelli di massi che è stata completata nel 1926, per realizzare l’idroscalo di Boccadarno, ad uso della fabbrica di idrovolanti CMASA, di Marina di Pisa.

Facendo un paragone, considero procedere l’espansione della costa allo stesso modo di quanto avviene in un tradizionale telaio di tessitura, durante la realizzazione di un tessuto. Le correnti litoranee trascinano le sabbie lungo la costa. Le onde del mare spingono queste sabbie verso la terraferma, diminuendo la profondità del fondale marino ed infine, accumulandole sulla spiaggia emersa. L’espansione della costa segue questa semplice e naturale sequenza, nel corso del tempo. Da evidenziare che a poca distanza dalla costa esiste una cosiddetta linea neutra, oltrepassata la quale le sabbie non hanno più la possibilità di raggiungere la spiaggia, quindi vengono disperse in mare. Dunque, le sabbie trascinate dal fiume debbono essere rilasciate in prossimità della costa, nella posizione adiacente alla costa. A Boccadarno invece, per la presenza delle scogliere alla foce del fiume, vengono rilasciate troppo lontano dalla costa, quindi vengono disperse in mare. Superata la cosiddetta linea neutra prossima alla spiaggia, le sabbie fluviali non possono più accrescerla. L’espansione della spiaggia si arresta. Conseguentemente, i fondali litoranei vengono corrosi dalle correnti marine e nelle mareggiate si presenta l’erosione della costa. Ho scritto a pag. 637 di “Omnia Mundi 2004” (la pubblicazione sui cambiamenti climatici e sull’erosione costiera che ho aggiornato nel 2004), il progetto che propongo per contrastare in modo efficace l’erosione costiera pisana, mentre a pag. 641 evidenzio le seguenti parole: Andrebbe inoltre modificata l’attuale foce dell’Arno, almeno nel tratto iniziale della diga destra prossima a San Rossore, che contrasta la modifica della stessa foce nelle piene del fiume ed impedisce ai sedimenti fluviali di depositarsi su questo litorale.

Sulla costa prossima a Boccadarno, accade quanto ho appena descritto. Inoltre, si formano ampi vortici di correnti che ho evidenziato a pag. 621 di “Omnia Mundi 2004”, peggiorando la situazione erosiva del litorale del Parco Naturale di San Rossore. “Omnia Mundi 2004” è visibile in Internet, anche sulla piattaforma di condivisione web Box.com, al seguente link: https://app.box.com/s/zi70obq019ni6doqhn2ypiv5b5tuqxmm/file/721064926232

I vari studi che si sono prodotti negli anni, individuano le cause dell’erosione costiera pisana nella carenza di sedimenti presenti del Fiume Arno. I miei studi invece, la individuano nella eccessiva corrente fluviale nelle grandi piene del fiume, che corrode alla foce i fondali marini. Leggendo attentamente la pubblicazione del Toniolo, citata in precedenza, si evidenziano anche nelle pagine scritte dall’autore, queste corrosioni del fondale marino sabbioso, nella descrizione del fenomeno erosivo della spiaggia di Boccadarno.

Lo scorso settembre, ho sottoposto i miei studi e le mie ricerche all’attenzione del Ministero dell’Ambiente. Spero che le pubblicazioni inviate vengano analizzate con l’urgenza che la difesa costiera richiede sempre più frequentemente: il cambio climatico al trascorrere del tempo si mostra evidente e produce, tra l’altro, anche l’aumento dell’intensità delle piogge. Il canale deviatore che propongo di realizzare nei miei studi, oltre che a regolare la corrente fluviale alla foce dell’Arno, consentendo il conseguente ripascimento dei fondali litoranei, diminuisce anche il rischio idraulico nel tratto terminale del fiume, in quanto la portata idraulica del Fiume Arno viene frazionata ed indirizzata in parte, nel nuovo canale deviatore.

Prof. ing. Giorgio Gentilini

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