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Un sipario che si srotola, inesorabile, su un’altra porzione della storia cittadina lucchese. Una chiusura che nessuno immaginava, silenziosamente sospinta dalla crisi economica detonata con il dilagare del Covid19. Nella città murata chiude “Ristori”, lo storico negozio che per decenni è stato una profumeria e che, negli ultimi anni, era stato salvaguardato da una fine ingloriosa convertendolo in cioccolateria di alto livello. Al suo interno, vetrine e arredi ottocenteschi in legno di inestimabile valore, fatti a mano con quel sapere artigianale custodito nella storia di generazioni: arredi che, dopo il vaglio della Soprintendenza, sono stati smurati e portati via dai proprietari attuali, per non consegnarli alle offese del tempo.

Uno choc per chi aveva comprato il fondo, quel Dario Micheli che ieri assisteva alle operazioni, ma anche per tutta la comunità lucchese, già segnata negli ultimi mesi dalla perdita di attività storiche, come il negozio Santi Guerrieri (LEGGI QUI). Così, in via Fillungo, inorriditi e attoniti i passanti sono rimasti spettatori inerti mentre i furgoni portavano via quel corridoio gioiello, attraversato da storie e persone per oltre un secolo. Una parte della città, l’ennesima, che scompare per sempre. Negli ultimi tempi l’attività era stata rilevata da una cordata di piccoli imprenditori, ma la chiusura imposta dal virus non ha lasciato scampo. “Abbiamo portato via i mobili per salvarli”, ha spiegato Micheli a chi era presente sul posto, mentre la soprintendente della città, Angela Acordon, ha avuto modo di spiegare come le sue mani fossero sostanzialmente legate, poiché il vincolo insiste su beni di natura pubblica e non sul patrimonio privato.

Resta il fatto che, pezzo dopo pezzo, continuano ad essere smantellati tratti identitari di un tessuto sociale ed economico che fu e che, oggi, sembra non destare più interesse alcuno, se non a giochi ampiamente conclusi. Restano perplessità, ancora non fugate, sulla decisione dei tre affittuari di portare via tutto: scelta sicuramente più che legittima per evitare il peggio, ma non è dato sapere se i tre avessero acquistato gli arredi o se vantassero un qualche credito nei confronti dei proprietari.

Quel che invece è certo è che, a Lucca come altrove, non si arresta il dibattito intorno alle zone grigie che consentono di erodere pezzi della storia collettiva senza che nessuno possa far altro che limitarsi a guardare.

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