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“Renzi avvisa il Pd e Nardella”, titola in prima pagina il dorso toscano del Corriere della sera. “Se mi attaccano guerra collegio per collegio”, tuona l’ex presidente del Consiglio. Ma che sta succedendo? Come mai Renzi e il Pd sono arrivati ai ferri corti? Al di là dei tatticismi e delle sparate di facciata la ragione dello scontro è che Renzi non gradisce due cose: la prima è che il Pd stia lavorando alacremente per candidare alle Regionali un bel gruppo di ex renziani. L’obiettivo, come facilmente si intuisce, è fare terreno bruciato intorno a Italia Viva, andando a pescare voti dallo stesso potenziale bacino elettorale. Ovviamente ognuno fa corsa per sé ed è impensabile che il Pd non cerchi, come le altre forze, di massimizzare i propri consensi. Quello che Renzi non tollera è che il Pd lavori ai fianchi Eugenio Giani, candidato del centrosinistra alla Regione nonché storico amico dell’ex premier, affinché presenti una propria lista. Come è accaduto in Emilia Romagna, ma ora è un’altra storia: Renzi vuole giocarsi la partita e non accetta che gli mettano i bastoni tra le ruote. Ecco perché ha ripreso a dire questa frase, rivolta agli alleati: “Ve la state prendendo col Matteo sbagliato”. Lo diceva anche prima, quando ancora non aveva lasciato il Pd. Il significato è questo: concentriamo gli sforzi contro il vero nemico, che non sono io ma l’altro Matteo, ossia Salvini.

Un’altra cosa che Renzi proprio non sopporta è che il Pd flirti col Movimento 5 Stelle. Nardella ha detto che è presto parlare di alleanza (in Regione) ma comunque il “dialogo va intensificato”. Che vuol dire? Intanto si parla, poi se son rose fioriranno. E se spuntasse un accordo in base al quale il M5S si impegna a non rompere troppo le scatole, facendo una campagna low profile per non portare via troppi voti al centrosinistra? Fantapolitica, dirà qualcuno. La candidata presidente M5S, Irene Galletti, mette le mani avanti: “Nessuna manovra, solo un confronto”. Certo che se a Roma va avanti il governo giallo-rosso perché mai non dovrebbero parlarsi, i due partiti, a livello regionale?

Ma torniamo a Renzi: in questo suo agitarsi in vista delle Regionali ha già messo in conto di candidarsi – se necessario – in tre collegi (il massimo previsto dalla legge elettorale), per cercare di tirare la volata al suo partito. Punta in alto l’ex premier, almeno al 10% in Toscana. Poi se anche fosse l’8% non sarebbe male. E con quei voti ha già in mente di chiedere un “posto” di peso in Giunta a Firenze. Un ruolo di peso, quello di vicesindaco, qualora Cristina Giachi (attuale vice di Nardella) fosse eletta in Regione.

 

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