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Incredibile ma vero. Nel 2020 c’è ancora qualcuno che va allo stadio e offende i calciatori sulla base del colore della loro pelle. E non accade solo sui campi di Serie A (vedi caso Balotelli), ma anche nei campetti di periferia, nel calcio dei dilettanti, dove non c’è nemmeno la scusante dell’esasperazione del risultato e delle tifoserie contrapposte

Veniamo ai fatti. Si gioca a San Donato, comune di Orbetello. In campo, per la diciassettesima giornata del girone C di Promozione, si sfidano San Donato Acli e Urbino Taccola. Quattro giocatori della squadra ospite vengono apostrofati con epiteti razzisti: “Negro di m…, scimmione, babbuino”, sono solo alcune delle gravi offese gridate da alcuni pseudo tifosi della squadra locale contro Sidi Mohamed Coulibaly, Dicko Makhmadane, Bourama Ribery Dembelé e Filippo Lanijonu.

“Ero in tribuna insieme ad altri due dirigenti – spiega Simone Taglioli, presidente dell’Urbino Taccola – e dai gradoni sono volati insulti di tutti i tipi. Ad offendere i nostri ragazzi, tutti signori di una certa età, compresa tra i 60 e 65 anni”.

In una nota (a onor del vero un po’ tardiva) il San Donato ha condannato quanto accaduto: “La nostra società si discosta e ripudia ogni tipologia e forma di razzismo. Dall’interno del campo non abbiamo potuto sentire alcuna offesa e chiedendo successivamente ad alcuni presenti, sembra che uno spettatore abbia utilizzato una parola effettivamente irriguardosa nei confronti di un calciatore avversario, parola dalla quale ci dissociamo nettamente. Si tratta però del comportamento di un singolo e non di episodi di razzismo tenuti dalla società o dalla maggior parte dei tifosi come si vuol far credere; non pensiamo pertanto sia giusto e corretto definirci razzisti”.

Flippo Laniyonu, uno dei giocatori presi di mira, racconta: “Ero già uscito intorno al 70′ e dal campo non mi ero accorto di nulla. Poi, mentre rientravo negli spogliatoi, oltre alla confusione in tribuna, ho sentito le offese razziste di alcuni calciatori grossetani verso i miei compagni. Sul momento avrei voluto rispondere, ora che sono più calmo, mi viene solo da sorridere. A me, personalmente, in tanti anni di calcio, non mi è mai accaduto di subire offese razziste. Sono cose brutte, che poco hanno a che fare con lo sport. Provo soltanto pena per certi tipi di atteggiamento, che sono fuori dal mondo e dal tempo in cui viviamo”.

Occorrerà verificare con esattezza come sono andati i fatti e impegnarsi affinché certi episodi non si verifichino più; in caso contrario dovrebbero essere subito sospese le partite, come avviene nel calcio che conta. Quando si fa sport certe parole non si devono più  sentire.

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