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Andrea Bartelloni

L’anno che si è appena concluso ha visto ricorrere il centenario della nascita dello scrittore polacco Gustaw Herling (1919-2000). A lui si deve una delle prime descrizioni del mondo concentrazionario sovietico: nella primavera del 1940 Herling viene arrestato mentre cerca di lasciare la Polonia per andare a combattere contro i tedeschi ed è deportato in un Gulag sul mar Baltico. Vi trascorre tre anni fino alla sua liberazione che descriverà in quello che è il suo capolavoro: “Un mondo a parte”. Uscito dalla prigionia passerà dal medio Oriente, dall’Egitto e infine dall’Italia, dove parteciperà alla battaglia di Montecassino.

Dopo aver vissuto in Inghilterra e Germania, dopo la morte della prima moglie sposa Lidia, la figlia di Benedetto Croce, e si stabilisce a Napoli. Un mondo a parte scritto in un anno, tra il luglio del 1949 e il luglio del 1950 “nacque da un’esigenza di verità perché i miei compagni di prigionia me lo hanno chiesto. Mi hanno salutato con le parole: «Scrivi su di noi la verità»”. Immediatamente pubblicato in Inghilterra fu subito un grande successo. L’editore Plon, francese, lo acquista e traduce, ma qualcosa si inceppa, il contratto viene rotto. Un altro editore, Gallimard, non si discosta dal precedente. Lo stesso Herling nella sua presentazione all’edizione italiana spiega che quello che scriveva un polacco non era attendibile perché polacchi e russi non si vedevano di buon occhio.

Assieme a tutta la sua ampia produzione letteraria e saggistica lo ritroviamo nel Meridiano che Mondadori (2019) dedica all’esule polacco, giusto riconoscimento ad uno scrittore che in Italia non poteva contare su nessuno, si sentiva sotto continua sorveglianza dei comunisti e lui, esule e anticomunista, aveva tutte le strade chiuse. Per leggere la prima edizione italiana di “Un mondo a parte” bisogna aspettare il febbraio del 1994 grazie all’editore Feltrinelli, in Francia era uscito nel 1985, in lingua russa nel 1986 e la prima edizione moscovita sarà del 1990. Queste date la dicono lunga sull’egemonia culturale del partito comunista in Italia.

Il 2019 rende finalmente giustizia a questo testimone del Gulag che muore a Napoli il 4 luglio del 2000. La Polonia ha dedicato tutto l’anno alla sua memoria e anche Pisa si appresta dargli il giusto tributo ospitando nella prestigiosa Sala delle Baleari a Palazzo Gambacorti un seminario al quale parteciperanno Ettore Cinnella, docente di Storia Contemporanea e dell’Europa Orientale dell’Università di Pisa, Renata Colorni, direttrice della collana “I Meridiani” di Mondadori, Goffredo Fofi, critico saggista letterario e cinematografico e Giovanna Tommasucci, docente di Letteratura Polacca all’Università di Pisa.

All’incontro, che si terrà giovedì 16 gennaio con inizio alle ore 17, parteciperà anche la figlia di Gustav Herling, Marta, che porterà lapropria testimonianza. L’iniziativa è promossa dagli assessorati alla Cultura e al Turismo del Comune di Pisa con la direzione organizzativa della Libreria Pellegrini (libreriapellegrini.it) e il sostegno di Mondadori.

Andrea Bartelloni

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