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Paolo Lazzari

Adesso è davvero crisi. Quel che resta della Fiorentina sprofonda a Verona, annichilito da una squadra tutt’altro che irresistibile. Il quinto k.o in campionato, condito dalla discesa libera verso un oltremodo mediocre decimo piazzamento in classifica apre la maniglia alle critiche. Un primo assaggio? I fischi assordanti dei 4000 riversatisi ieri al Bentegodi per assistere ad uno spettacolo poco edificante. Perché – l’amara verità – l’Hellas ha comandato le operazioni dall’inizio alla fine, gestendo i ritmi ed affastellando occasioni (miracoloso Dragowski su un paio di palle goal), fino a trovare il vantaggio con l’ex di turno (nonché tifoso viola) Samuel Di Carmine che, è il 66′, approfitta della dormita collettiva della retroguardia viola per infilarla sul secondo palo.

La sconfitta trascina con sé una sequela di questioni: c’è l’infortunio di capitan Pezzella – frattura allo zigomo per lui, si teme un lungo stop – ma anche il malcontento di Chiesa, ombroso cugino di quel giocatore che soltanto un anno fa imperversava sulla fascia. Ieri Federico si è scaldato a lungo, ma non è entrato: “Problema fisico e mentale”, ha detto Montella. Già: ci mancava pure questa. C’è una coperta che oggi appare inevitabilmente corta, perché le riserve si dimostrano palesemente non all’altezza dei titolari: chiedere a Cristoforo per maggiori spiegazioni. E c’è un Vincenzo Montella sempre più appeso ad un filo: i primi rumors di sottofondo raccontano di un Rocco Commisso che, adesso, comincerebbe a stancarsi dei risultati deludenti inanellati da questa squadra.

La vera domanda, giunti ad un terzo di campionato, è: la Fiorentina assomiglia a quella che per una manciata di turni è riuscita a fare la voce grossa con tutti, oppure è qualcosa di molto più vicino all’inconcludente squadra vista in campo ieri? Nell’attesa di scoprirlo, quello che è certo è che tutti sono sotto accusa: anche Pradè e Barone, a questo punto, devono rendere conto di un mercato evidentemente insoddisfacente. Il monte ingaggi è cresciuto di 13 milioni di euro rispetto ad un anno fa (si è passati da 37 a 50, ndr), ma questo fatto non si è riverberato in modo positivo sul campo. Ci sono giocatori, come Pedro, annunciati come il nuovo profeta del goal e che, tuttavia, non hanno ancora mai giocato.

Rispetto alle entrate estive, ad oggi, gli unici a salvarsi sono Franck Ribery e Martin Caceres. Tra Cagliari e Verona la Fiorentina ha incassato sei goal e ne ha fatti solo due: l’involuzione è evidente e le assenze, da sole, non bastano a spiegarla. Le motivazioni profonde di questa camminata in bilico sul baratro, tuttavia, dovranno arrivare in fretta: Firenze, di sicuro, merita molto di più.

Paolo Lazzari

Foto: Facebook

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