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Giuseppe Capuano

Siamo ormai all’ennesima settimana di pioggia, immersi perennemente in un’atmosfera alla Blade Runner e allora: che fare? Mi trovo sul lungarno in prossimità di S. Paolo in Ripa d’Arno e mi ricordo che là vicino, alle Benedettine, c’è ancora, e ci resterà fino al 31 gennaio, la mostra “Hello world!“, un tour sull’evoluzione degli strumenti per il calcolo e informatici. È una delle tante iniziative messe in campo dall’Università di Pisa per ricordare il 50° anniversario della nascita del Corso di Studi in Informatica, il primo in Italia e tra i primi nel mondo. E non solo: a Pisa in precedenza era stato costruito il primo calcolatore scientifico italiano, la CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana). Alcuni suoi elementi sono proprio qui nella mostra, è impossibile mostrarli tutti perché le sue dimensioni non sono proprio quelle di un note book. Era formato da circa una decina di “strutture ad armadio” piene di schede, valvole, cavi e tanti altri elementi elettronici che, nella location attuale, sono stati simulati da enormi parallelepipedi di stoffa verde (come in figura).

Inoltre nel 1986 partì, proprio da Pisa, la prima connessione Internet in Italia. Insomma, c’è proprio da esserne fieri! La mostra parte però da più lontano e la “star” del passato è senza dubbio “Enigma“, la macchina utilizzata dai nazisti per scambiarsi messaggi in forma cifrata evitandone l’interpretazione da parte degli alleati. Fu Alan Turing, considerato il padre dell’informatica, a svelare la codificazione di Enigma e ciò permise agli alleati di conoscere in anticipo le mosse del nemico, contribuendo ad accorciare la durata del conflitto.

Da Turing ad Adriano Olivetti, il precursore dei tanti visionari che hanno modificato la nostra vita grazie alla progettazione e produzione dei primi computer. E di Olivetti sono presenti sia le calcolatrici che i primi computer da tavolo. Una delle calcolatrici in mostra è la famosa “Divisumma 24” che ha guadagnato un posto nel mitico MoMa, il Museo di Arte Moderna di New York. Iniziava intanto la miniaturizzazione, con la nascita dei transistor e successivamente dei circuiti integrati. Correvano gli anni ‘60 e io, da adolescente, muovevo i primi passi nella modernità ascoltando i Beatles, percependo già la velocità dei cambiamenti. E, come i miei coetanei, scendevo nelle piazze per cambiare il mondo, almeno così dicevamo…

Il prosieguo della mostra mi precipita dunque nei ricordi, via via più recenti. È dagli anni ‘80 che i PC, ancora non si chiamavano così, hanno iniziato ad invadere le nostre case. Eravamo passati dalla rivalità tra i Beatles e i Rolling Stones a quella fra i Duran Duran e gli Spandau Ballet, ma io ero ritornato agli italiani, Fossati e Conte. Gli Hippies erano diventati Yuppies e con loro l’apparire iniziava a prevalere sull’essere. E allora ecco là il mitico Commodore 64 (foto sopra). Ricordo ancora la prima volta che lo vidi e lo testai, fu a una mostra-mercato a Pomarance (Pisa), presentato come nuovo oggetto di arredamento più che altro. Ero da poco entrato in ruolo come docente delle scuole medie e rimasi folgorato intuendone le enormi potenzialità, sia per la vita personale che professionale. Con il Commodore ho iniziato le mie prime attività didattiche in classe e quella fase pionieristica me la ricordo con molta nostalgia. Da quegli anni e fino alla recente pensione ho sempre svolto la figura del referente di informatica nelle scuole, posso dire che il Commodore è stato la mia prima “cotta”. Accanto al Commodore c’è naturalmente il suo alter-ego per la grafica e le immagini, l’altrettanto mitico Amiga (foto sotto) su cui si sono formati schiere di grafici moderni. Nella stanza accanto ho giocato al Ping Pong, il primo gioco elettronico che all’inizio si giocava addirittura nelle sale gioco perché non erano ancora nati i PC. Ho perso anche oggi nella sfida con il computer, così come del resto facevo a trenta anni. In questo non sono cambiato…

Nell’ultima sezione ci sono una decina di rappresentanti dei miei numerosi sogni mai realizzati: Apple e NeXT, creature dell’altrettanto grande visionario Steve Jobs. Eravamo negli anni ‘90 e stavamo entrando nel nuovo secolo, l’Aids devastava le nostre certezze sulle progressive sorti dell’umanità e i Beatles erano diventati gli Oasis, in Italia Ligabue e Vasco riempivano gli stadi italiani.

La Apple (nella foto sotto il quasi capostipite, l’Apple II) non è solo un computer, è il computer, gli altri sono solo delle “cattive imitazioni”, la Apple è sempre avanti, gli altri arrancano. Il Mac (sono quasi sinonimi) è un brand e un segno distintivo. Tutto si miniaturizza ancora di più, il computer sposa, oltre che la musica, la grafica e il cinema anche la telefonia e di colpo ci troviamo tutti immersi nel grande mare di Internet. Sono arrivato, con un tempo sospeso, alla fine del viaggio e dei ricordi e quando ritorno all’auto accendo il computer e la pioggia smette, ma è solo una coincidenza.

Giuseppe Capuano

Hello World!
“L’Informatica dall’aritmometro allo smartphone”

Centro Congressi Le Benedettine
Piazza San Paolo a Ripa d’Arno, 16 – Pisa
Fino al 31 gennaio 2020
Ingresso libero

ORARIO
Martedì-venerdì 10.00-19.00
Sabato-domenica 10.00-20.00
Chiuso lunedì

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