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C’è il diritto a divertirsi e a godersi una bella serata, prendendo un po’ d’aria fresca, ma c’è anche il diritto a riposare. Un tema, questo, di stretta attualità, specie nelle città, dove sorgono locali o vi sono luoghi d’incontro all’aperto. Non si può fare finta di nulla, il problema esiste. Basterebbe un po’ di educazione e di buon senso, ma quando la “movida” assume dimensioni importanti, è difficile riuscire a disciplinarla e a ridurre i decibel sotto i limiti del buon senso. Alcuni sindaci ci provano con le ordinanze, che possono arginare i problemi anche se non risolverli del tutto. Un’altra idea è quella di far vivere le città, con iniziative pubbliche all’aria aperta, portando arte, musica e spettacolo per permettere a tutti di godersi a pieno la città. Ma ad una certa ora stop, lo spettacolo finisce e deve tornare la quiete… è una battaglia difficile (da far capire ad alcuni) ma indispensabile. Non può prevalere l’anarchia e la legge della giungla.

A Firenze è nata un’associazione il cui nome è tutto un programma: “Ma noi quando si dorme“. E’ nata per “rivendicare il diritto al riposo fortemente disturbato da una movida selvaggia”. Insieme al gruppo “Ridateci il silenzio” hanno lanciato un appello ai residenti:

Invitiamo tutti coloro che abitano o hanno abitato nelle piazze e nelle strade di Firenze in cui da anni si permette di fare strame della quiete pubblica a mandarci una testimonianza sulle loro vicissitudini. Se come speriamo saranno numerose, abbiamo intenzione di farne un dossier che costituirà uno strumento fondamentale per rendere evidente la gravità della situazione in cui è costretta a vivere una parte dei cittadini e per chiedere all’amministrazione comunale di far finalmente rispettare con rigore tutte le norme esistenti. Per ovvie ragioni le testimonianze dovranno essere il più possibile sintetiche. Verranno pubblicate con le iniziali, salvo diversa indicazione di chi le ha scritte. Inviare al seguente indirizzo: testimonianze.movida@yahoo.com.

Il 5 luglio il Corriere Fiorentino ha pubblicato la lettera di un cittadino di 83 anni, Federigo Innocentini, che denuncia una situazione intollerabile:

Il 26 giugno, alle 16 circa, ho ricevuto la telefonata che il sindaco, con un disco, tutti gli anni fa ai suoi cittadini: lo ringrazio della sua premura. Ma questo disco rotto fa le solite raccomandazioni estive contro la grande calura infernale, su come i cittadini si debbono difendere dal caldo. Io purtroppo faccio parte delle persone vecchie, ho 83 anni, problemi cardiaci e sbalzi di pressione in particolare di notte. Abito nel centro storico di Firenze, ridotto ormai a un paese dei balocchi: un oltraggio a chi ha reso questa città una perla di grande pregio e bellezza. Qui in Borgo Pinti la notte della movida è un inferno, non è possibile aprire una finestra per rinfrescare la casa. Il giorno sono  chiuso per il caldo, la notte non è possibile aprire una finestra con 100-150 persone che bivaccano sdraiate sui marciapiedi e seduti nelle soglie delle abitazioni e guai a farli alzare: ti riempiono di improperi e ne va della mia sicurezza, ho molta paura. Ho provato a telefonare alla polizia municipale: o non rispondono al telefono e se casualmente rispondono non hanno pattuglie. Mi trovo, in pratica, agli arresti domiciliari. Questa amministrazione è indifferente e inefficace nel fare rispettare le regole comunali che esistono per la tutela dei suoi cittadini.

Non si può fare finta di nulla. Come dicevamo all’inizio, esiste il diritto a divertirsi ma anche il diritto a riposare. Entrambi sono importanti e meritevoli di tutela. Un’amministrazione pubblica e le forze dell’ordine hanno il dovere di intervenire.

 

Foto: Ma noi quando si dorme (Facebook)

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