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I numeri parlano chiaro. Il vino italiano è sempre più apprezzato all’estero, e in modo particolare quello toscano. I dati delle vendite, come rileva una ricerca di “Wine Monitor Nomisma” per Consorzio Vino Chianti, evidenziano che in termini di vendita all’estero quelli toscani superano i vini del Veneto e del Piemonte, con una crescita, dal 2013 al 2018, pari al 17% negli Usa (su base nazionale è del 12%). Il successo del vino toscano è un dato di fatto anche in Cina e in Giappone, con un valore di 14,2 milioni di euro e 10 milioni di euro nel 2018.

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, sottolinea che “la Toscana ha una grande denominazione e sui mercati esteri è più facile arrivare se si fa massa critica. Noi rappresentiamo 2800 aziende, oltre l’80% delle realtà e questo è un grande riconoscimento della base produttiva al nostro lavoro. Il Chianti schiera 100 milioni di bottiglie, sugli scaffali già loro si fanno pubblicità. La fotografia dell’export, che grazie all’accordo di libero scambio Ue-Giappone ci vedrà tornare a breve da protagonisti nel Sol Levante, ci dà la misura e l’importanza che i vini Dop toscani hanno sul mercato internazionale e su cui costruire un programma di promozione e valorizzazione lungimirante e strategico”.

Grazie ad un lavoro di squadra tra Vinitaly e Ice, che hanno dato vita alla seconda edizione del roadshow b2b in Cina, organizzato da Veronafiere in collaborazione con il partner cinese Pacco Communication Group, si allarga la penetrazione del vino italiano in Cina. L’edizione 2019, a cui prendono parte come espositori 55 aziende e importatori vinicoli di 12 province cinesi, coinvolge una città in più rispetto allo scorso anno e tocca nell’ordine Pechino (17 giugno), Zhengzhou (19 giugno), Xi’an (20 giugno) e Guangzhou (22 giugno). Per ogni tappa è stata realizzata una capillare attività di promozione offline e online dalla sede di Veronafiere a Shanghai.

“Il vino del Belpaese ha bisogno di incrementare la propria posizione in un mercato della domanda strategico per il futuro – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – cresciuto del 106% negli ultimi cinque anni e che ha raggiunto lo scorso anno il valore record di 2,4 miliardi di euro, posizionando la Cina al quarto posto tra i paesi top buyer mondiali, a ridosso dei mercati consolidati degli Usa, Germania e Regno Unito. In questo contesto, Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo Wine To Asia, nuovo salone internazionale del vino, la cui prima edizione è in programma nel 2020 a Shenzhen. L’obiettivo è quello di essere un riferimento permanente per il Far east, mercato che vale complessivamente 6,4 miliardi di euro, prossimo ad eguagliare quello del Nord America, e dove Vinitaly si candida a bandiera del made in Italy nell’Asia orientale, frutto di oltre vent’anni di lavoro e iniziative”.

Un’altra iniziativa molto interessante per diffondere il nostro vino è agire a livello culturale. A tal proposito è nata la Chianti Academy, una vera e propria scuola di formazione per diventare esperti del vino Chianti docg: già avviata con buoni risultati in Cina (240 iscritti nella prima edizione), ora sbarca anche in America latina.

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