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Pugno di ferro, a Firenze, contro i minimarket che vendono superalcolici. Il 6 maggio è il termine ultimo per mettersi in regola, come stabilito dal Comune. Vietata la vendita dei prodotti dai 21 gradi in su. Sarà ammessa, invece, la vendita di birra (anche fresca) e vino. Per chi non rispetterà il provvedimento è prevista la chiusura immediata, ribadisce il sindaco Dario Nardella, che si vuol mostrare intransigente sul fronte della sicurezza e del rispetto delle regole.

Per i piccoli negozi esistono già delle limitazioni, stabilite dal regolamento per la tutela e il decoro del patrimonio culturale del centro storico (“Regolamento Unesco”): la chiusura entro le 22 e il divieto di vendere alcolici dopo le 21. Le altre regole da rispettare sono queste: avere una superficie di almeno 40 mq e un bagno attrezzato per disabili e, altra novità, l’obbligo di vendere almeno cinque prodotti locali (della filiera corta toscana). Secondo i calcoli dell’assessorato al commercio sarebbero almeno cento, su trecento, i negozi a rischio chiusura.

“Si tratta – spiega l’assessore allo Sviluppo economico Cecilia Del Re – degli esercizi che in questi anni sono incorsi in maggiori sanzioni per violazione delle norme sulla vendita di alcolici dopo le 21 introdotta nel 2016. I controlli effettuati hanno portato, oltre alle sanzioni pecuniarie, a 93 provvedimenti di chiusura nel 2016, 52 nel 2017, 47 nel 2018 per un totale di 324 giorni di chiusura nel 2016, 232 nel 2017, 172 nel 2018. Siamo poi intervenuti con l’ordinanza che prevede l’obbligo di chiusura alle 22 per le attività commerciali alimentari del centro storico. Grazie al blocco imposto alle nuove aperture, inoltre, dal 2017 non hanno più aperto nuovi minimarket in area Unesco”.

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