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Quella maledetta sera di fine giugno a Viareggio le lancette dell’orologio si fermarono alle 23.48. Un treno merci partito da Trecate (Novara) e diretto a Gricignano (Caserta) deraglia a poche centinaia di metri dalle banchine della stazione. Si squarcia uno dei carri-cisterna che trasportano gas propano liquido. Il gpl fuoriesce e invade il vicino quartiere di via Ponchielli, che lambisce la ferrovia. Le esplosioni e le fiamme causano trentadue vittime, compresi alcuni bambini. È il pesante bilancio della strage di Viareggio del 29 giugno 2009.

Nel processo di Appello il pm di Lucca Salvatore Giannino al termine della requisitoria ha chiesto una condanna a 15 anni e 6 mesi per Mauro Moretti, sia come ad di Rfi sia come ad di Fs. Chiesti inoltre 14 anni e 6 mesi per Michele Mario Elia, ex ad Rfi, e 7 anni e 6 mesi per Vincenzo Soprano, ex ad Trenitalia. Avvalendosi anche di un video il pm si è soffermato sulle condizioni del carro, la cui rottura provocò la strage, e i mancati controlli sui fornitori dei mezzi rotabili. Una catena che, secondo l’accusa, arriva sino all’ex ad di Fs e all’ex ad di Rfi.

Moretti ha annunciato di voler rinunciare alla prescrizione. Lo ha detto parlando alla Corte d’appello di Firenze, subito dopo la richiesta del pm. “Sono parecchi anni che si discute in merito alla prescrizione, sono stato spesso portato a bersaglio per la prescrizione per i gravi fatti di Viareggio. Rinuncio alla prescrizione non tanto per polemica alla discussione ma per rispetto alle vittime, ai familiari delle vittime e al loro dolore. Lo faccio perché ritengo di essere innocente”. Alcuni familiari delle vittime all’uscita dalla Corte di appello gli hanno urlato in faccia la loro rabbia: “Pulisciti la bocca prima di parlare di noi”.

Il dolore è ancora vivo tra i parenti della strage di Viareggio. Non basteranno certo le sentenze a lenirlo. La giustizia, però, deve fare il proprio corso, accertando tutte le responsabilità.

Foto: Wikipedia

 

 

 

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