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Sono vent’anni che vive a Barcellona. Si è trasferita in Catalogna nel Settembre 1998. E lì si sente a “casa”. Anche se il legame con Pisa è ancora forte, perché all’ombra della Torre sono le sue radici, i ricordi felici dell’infanzia e… una casa in pieno centro. Benedetta Nuti, 65 anni, ogni volta che torna in Italia, però, si deve scontrare con cose poco piacevoli: burocrazia, degrado, scarsa sicurezza, e un atteggiamento delle istituzioni verso il cittadino che proprio non sopporta.

Come si trova a Barcellona?
Benissimo, a parte la questione indipendentista che ci fa sentire adesso tutti un po “stranieri” in quella che è sempre stata una città aperta.

Ogni quanto torna a Pisa?
Ho ancora proprietà a Pisa e ci torno abbastanza regolarmente. Due miei fratelli vivono ancora lì.

Qual è il primo ricordo che ha di Pisa?
Via San Martino, dove vivevano allora i miei genitori in un appartamento all’ultimo piano che dava sui tetti… ricordo perfettamente che approfittando di una distrazione della baby sitter, ho scavalcato la finestra che dava sul tetto e che mi sono messa a ballare sulle tegole, riscuotendo un discreto pubblico dalla strada. Poi però la ragazza, quando è riuscita ad afferrarmi, me le ha suonate di santa ragione.

Dove andava a giocare?
Al Giardino Scotto, c’erano le gabbie degli uccelli e potevamo dar loro da mangiare.

Dov’è andata a scuola?
Asilo Calandrini, Elementari sopra il Calandrini (ora spostate), Medie Fucini, Liceo Classico G. Galilei e Universitá di Pisa, alla Facoltá di Lingue a Lettere.

Di cosa si occupa?
Da quando mi sono trasferita qui per motivi di lavoro del marito ho smesso di lavorare.

Ha fatto altre esperienze in passato?
Sì, parecchie. A Pisa lavoravo per Siticem Spa e Istituto Gentili Spa poi, dopo un trasferimento a Milano, ho lavorato per Kontron Spa e Marco Polo Trading Spa come traduttrice e Interprete e responsabile Acquisti, dopo per la Maggiora Spa.

Cosa le manca di più di Pisa?
Eh, sarebbe lunga da dire… ma in poche parole l’atmosfera serena che vi si respirava e soprattutto la sensazione di sicurezza per le strade, la pulizia e soprattutto il decoro… tutte cose adesso in via di sparizione e certamente di poco rilievo per la precedente Amministrazione Filippeschi, incentrata solo sul Giugno Pisano.

E cosa di meno?
Il senso di provincialità della città che mi è sempre stato un po’ stretto.

Mi saprebbe indicare un pregio dei pisani?
La cocciutaggine, il voler arrivare sempre all’origine dei problemi per cercare di risolverli, costi quello che costi (almeno per me).

E un difetto?
Ancor prima di cominciare qualsiasi cosa …. “È un lavorone…” che praticamente annulla la cocciutaggine. Ma io non lo dico…

Come se la cava in cucina?
Ottimamente, almeno così dicono, peccato che mi faccia schifo cucinare, lo faccio perché devo.

Il suo piatto preferito?
Fra quelli pisani doc la zuppa di magro, imparata da mia suocera di San Marco.

Cosa mi dice del Pisa?
Ricordo Romeo Anconetani quando era proprietario e il portiere Franco Lorenzetti, ma solo perché è amico di mio marito.

Come sono visti gli italiani a Barcellona?
Qui il discorso si fa lungo… fino a poco tempo fa direi benissimo, ultimamente noto tanta diffidenza, tipica del nazionalismo separatista in cui ci troviamo immersi con questo Governo, che sta fortemente fomentando un odio e un rifiuto verso tutti gli “stranieri”. Secondo loro invadono la città, turisti compresi, e impediscono ai Catalani di poter godere dei loro privilegi come appartenenti al popolo “eletto”, cioè ai Catalani non di importazione.

Conosce altri pisani dalle sue parti?
Da sempre venendo qui ho accuratamente evitato di inserirmi in gruppi o comitive di connazionali, sarà perché il Pisano è di per sé piuttosto schivo, ma anche perché penso che una buona integrazione parta soprattutto dal comunicare e stringere rapporti con la gente del posto, non quella di frequentare un ghetto di compatrioti. L’unico altro pisano che conosco qui è mio marito…. i figli sono entrambe nati quando vivevamo a Milano e ormai sono felicemente integrati qui. A onor del vero ultimamente sto frequentando parecchi italiani, come me iscritti al Pd Spagna. Con loro sto instaurando un bel rapporto di scambio di opinioni e idee su quanto succede in Italia e qui.

Mi sembra di capire che si trova molto bene a Barcellona…
Per una come me, apolide per natura che non ha mai sofferto di nostalgie ma sta bene ovunque si senta a suo agio, questa città e soprattutto questo Paese (inteso come Spagna, non come Cataluña), hanno dato moltissimo, specie in termini di qualità della vita e natura (non a caso ho percorso quasi tutti i loro Cammini).
È l’unico posto al mondo dove quando l’aereo atterra mi sento di dire “sono a… casa”, al contrario di mio marito che ha sempre l’occhio, il cuore e la mente rivolti alla sua Pisa.
Alla mia città di nascita sono legata perché ad essa ricollego la mia infanzia (felice) e la adolescenza (un po’ meno), le amicizie degli scout, la casa bellissima dei miei genitori e le innumerevoli festività natalizie che vi abbiamo trascorso (siamo una famiglia molto numerosa di cinque figli e ben 14 nipoti per i miei genitori!).
Purtroppo ogni volta che vi torno mi scontro con una burocrazia che qui in Spagna hanno superato da almeno un ventennio, un atteggiamento sempre diffidente e in generale contro il cittadino da parte delle istituzioni e un degrado che appare sempre più evidente. Sicurezza ai minimi termini e interi quartieri invasi da abusivi sempre più aggressivi.
Questa non è la Pisa in cui sono cresciuta e che amo e sono francamente contenta che il mio babbo non sia arrivato a vederla.

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