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Gli scontri tra forze dell’ordine e gli antagonisti, in occasione del comizio a Pisa del segretario della Lega, Matteo Salvini, ci riportano indietro negli anni Settanta, quando la violenza era pane quotidiano, e la prima regola, per molti, era questa: “Il mio nemico non ha diritto di parola”. La nostra città è finita su tutti i giornali (nella foto il Corriere della sera) e i tg. Ma non è una bella notizia.

È di 7 manifestanti fermati e 2 feriti il bilancio degli scontri. Un corteo per contestare Salvini è partito da Logge di Banchi per dirigersi in Piazza Vittorio Emanuele, luogo della manifestazione elettorale. Slogan e fumogeni lungo il tutto il percorso, ma quasi alla fine di Corso Italia sono iniziati gli scontri con la polizia, con lancio di bottiglie e sassi. Le forze dell’ordine hanno risposto con una “carica di alleggerimento”. Tante persone che stavano passando da Corso Italia per lo shopping o semplicemente per farsi un giro in santa pace si sono dovute rifugiare nei negozi, che hanno abbassato le saracinesche per evitare guai.

Dopo la fine del comizio di Salvini il corteo degli antagonisti ha proseguito sfilando sui lungarni, dove ci sono stati altri momenti di tensione fino a quando i manifestanti si sono fermati sul Ponte di Mezzo, improvvisando un comizio. Molti hanno scattato foto e girato filmati.

La violenza è da condannare sempre. E il diritto di parola va garantito a tutti. Chi pensa di impedirlo agitando le mani o, peggio, mettendo a ferro e fuoco una città, non ha capito niente non solo della politica ma anche della civiltà.

Segnaliamo, infine, due paradossi. Il primo è che chi protesta e si scontra con la polizia, per dire no a Salvini, dichiara di essere mosso dalll’antifascismo (che è veramente tale solo se tutela la libertà di tutti). Infine comportandosi in questo modo i violenti non fanno che “aiutare”, in termini di visibilità, la loro “vittima”. Invece che indebolirlo o cancellarlo, quindi, lo portano ancora più in alto. Più stupido di così…

 

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