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Matteo Leoni

Che Alberto Angela fosse bravo, già lo sapevamo, che la nostra città avesse tesori e “meraviglie” (per dirla proprio con la lingua di Angela), uguale. Quello che nessuno di noi forse poteva immaginare era il risultato scaturito dalla fusione tra questi due elementi. 50 minuti completamente dedicati a Pisa che mercoledì sera hanno incantato tutta Italia; 6 i milioni di spettatori che hanno assistito al programma del noto divulgatore, che con la sua solita calma ed
eloquio chiaro e al contempo leggero hanno intrattenuto la penisola. Si è partiti dalla ben nota Torre, salvo poi passare al Duomo e al Battistero, per concludere poi con il Camposanto Monumentale dove Angela si è soffermato a spiegare molto approfonditamente l’affresco dedicato al Giudizio Univerale, capolavoro (poco conosciuto) medievale di Buonamico Buffalmacco.

La puntata la potete rivedere su Rai Play, quello che dobbiamo aspettare a valutare sono gli esiti che dalla puntata stessa potrebbero riversarsi in città. “L’Italia delle Meraviglie” non è solo divulgazione artistica, culturale ed educazione al bello di cui tanto ce n’è bisogno in questo periodo decadente per il nostro paese e per l’occidente tutto, è anche promozione vera e propria. Pisa mercoledì sera è stata oggetto del migliore spot pubblicitario possibile, ben oltre le aspettative della vigilia; una pubblicità in prima serata sulla principale rete nazionale in un programma popolarissimo che fa parlare di sé in Italia e all’estero. Insomma un vero regalo per la nostra città che si è elevata agli onori della popolarità nazionale almeno per una notte. Pensiamo del resto a quanti connazionali possano essere stati invogliati a visitare il nostro territorio per un giorno o anche per un fine settimana e agli introiti che potrebbero di conseguenza arrivare.

In tutto questo c’è una dichiarazione sibillina, bisogna vedere quanto “di circostanza” e quanto manifestazione di reale interesse di Alberto Angela, quel “mi piacerebbe tornare” riportata da “Il Tirreno” di venerdì. Già perché Pisa avrebbe altro da raccontare, dalla Certosa di Calci, al Museo delle Navi, dalle Università di prestigio alla figura di Galilei, fino alla Chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno; tutti patrimoni cittadini su cui lo stesso Angela in chiusura di capitolo ha fatto un brevissimo excursus.

L’interesse però per essere duraturo deve anche essere meritato. Quello che la nostra città ha il dovere invece di portare a termine è un’evoluzione culturale che riguardi gli stessi pisani, che per primi spesso non capiscono il valore del luogo in cui vivono, disprezzandolo o lamentandosi del cattivo governo delle amministrazioni locali, senza però fare niente in prima persona per migliorare la propria città… anche cose piccole, dall’evitare di gettare la cartaccia per terra al parcheggiare la macchina in seconda o terza fila in attesa che il figlio esca da scuola.

Allo stesso modo l’amministrazione entrante, di qualunque colore sia ha il compito di rilanciare definitivamente Pisa dal lato turistico, garantendo al visitatore un’esperienza indimenticabile in totale sicurezza, ed in un’atmosfera di decoro che negli ultimi anni è stato talvolta latitante nel centro urbano. Il successo della trasmissione deve farci capire che, senza retorica stucchevole, Pisa ha molto da offrire in quantità e qualità, ma deve smettere di piangersi
addosso ed iniziare a sapersi vendere, come volente o nolente il terzo millennio impone di fare.

Matteo Leoni

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