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Matteo Leoni

Quarantatre milioni di euro. Questa è la cifra messa sul piatto dallo stato centrale per il bando “Periferie degradate”. Una somma altissima, che consentirà investimenti urbanistici importanti. Un volume di denaro che si muoverà in direzione Pisa a partire dal 18 dicembre, quando il sindaco Marco Filippeschi si recherà a Roma per la firma definitiva. Il progetto che ha permesso a Pisa di aggiudicarsi questi soldi del resto è di quelli destinati a cambiare il volto del centro cittadino. Per prima cosa verrà realizzato un restyling di Viale Gramsci, con l’avvicinamento delle corsie attualmente separate da uno spartitraffico e l’ampliamento dei marciapiedi sui due lati dei loggiati, con nuove aree verdi e per il relax, per accompagnare il viaggiatore verso la stazione, dove a sua volta verrà recuperato l’immobile adiacente a Via Corridoni. E poi tanti altri interventi, da un parco urbano lungo le mura vicino alla vecchia stazione dei bus, passando per il recupero dei quartieri San Marco e San Giusto.

La mossa giunge a pochi mesi da elezioni che si preannunciano movimentate e assai combattute, con le opposizioni agguerrite e motivate nel vedere una reale possibilità di un cambio della guardia in Piazza XX Settembre dopo tanti anni di dominio del centro sinistra. L’amministrazione uscente, di contro, potrà sbandierare questi investimenti in arrivo come un successo della politica programmatica del Pd locale. In mezzo abbiamo un’opinione pubblica confusa, quasi disinteressata dalla campagna elettorale agli inizi, anche se sicuramente attenta a quello che è il problema che quasi all’unanimità i pisani ritengono di primo piano: la sicurezza, impresso anche dalla classifica sulla qualità della vita de “Il Sole 24 Ore”, che vede Pisa impietosamente agli ultimi posti in Italia su questo tema. Un disastro. La sicurezza sarà la chiave di volta per aggiudicarsi il confronto elettorale di primavera 2018.

In tutto questo abbiamo un flusso di denaro che si rivolgerà finalmente all’area più degradata del centro urbano quale la zona della stazione. La nostra stazione, con il corollario di Viale Gramsci non ha bisogno di presentazioni, tanto da attirare diverse volte l’attenzione dei media nazionali (vedi Striscia la Notizia). Spaccio, furti, rapine e vagabondaggio purtroppo sono all’ordine del giorno. Passando di notte sotto i loggiati o le gallerie di quei palazzoni che costeggiano il viale la sensazione è quella di essere in una zona abbandonata a se stessa a due passi dal centro, in uno snodo centrale della città. Il degrado è oggettivo e bisogna tapparsi gli occhi per non vederlo. E se di notte c’è da aver paura, di giorno la situazione non è che migliori così tanto.

Ogni miglioria apportata alla zona non può quindi che essere vista di buon occhio; non vi è dubbio che il bello porti al bello. Ancora più semplicemente, se una cosa è bella e tenuta bene, se ne tiene maggiormente di conto. Ben vengano panchine, aree verdi e nuovi spazi aperti. Inoltre, premesso che il problema della zona sia progettuale, con palazzi alti, loggiati e gallerie interne, strette e buie, vie minuscole e attorcigliate intorno ad essi che facilitano il ricettacolo di criminalità sviluppatasi nell’ultimo decennio, e che la migliore (ed estrema) soluzione sarebbe probabilmente buttare giù tutto e ricostruire con criteri da terzo millennio un quartiere moderno, questo non è possibile farlo. Allora meglio rivolgere l’attenzione a quanto ci viene proposto. L’idea di molti, ed anche di chi vi scrive, è che l’opera che verrà messa in atto con ingente investimento rischi di diventare vana nel momento in cui l’autorità cittadina non sarà in grado di dare un vero e serio giro di vite nei confronti della “varia umanità” che popola la zona notte e giorno, e che è responsabile della cattiva fama a cui si accompagna quest’ultima. Gli sforzi ed i pattugliamenti della forza pubblica si sono moltiplicati negli ultimi anni, così come gli arresti e le retate che sono ormai all’ordine del giorno. La percezione di un miglioramento significativo però non si è ancora ottenuta; per troppe persone “stazione” equivale a “zona franca”. Serve di più. La soluzione non è semplice e nemmeno di competenza del comune in questo caso. Sicuramente si potrebbe iniziare con l’istituzione di una nuova caserma dei Carabinieri in Piazza della Stazione, una postazione fissa sarebbe un punto di partenza. Ma il trasferimento della questura dall’attuale sede in San Francesco al vecchio palazzo delle poste di Piazza Vittorio Emanuele potrebbe davvero risultare decisivo nel risanamento dell’area.

Bisogna superare quella frattura sviluppatosi tra Viale Gramsci e la zona della Stazione dal 2000 ad oggi, con lo spartiacque del cantiere pluriennale per la costruzione del parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio Emanuele, quasi una spaccatura fisica tra il centro e il terminale ferroviario, per sanare la quale è necessaria una maggiore presenza dello Stato.

Ben venga pertanto una piazza verde nel viale, sullo stile di una Rambla spagnola; ma è utile e bella solo se la popolazione e i turisti possono usufruirne a tutte le ore senza il timore che la propria incolumità venga messa in pericolo. Questo è il nocciolo della questione. Prima di fare un intervento agognato e di portata storica per l’urbanistica del dopoguerra, sarebbe ancora più semplice (ed economico) moltiplicare gli sforzi per garantire un totale ripristino della dignità della zona, e solo dopo procedere agli interventi di recupero estetico e funzionale.

La paura mia e di molti altri è che in un contesto quale quello odierno della stazione, il rischio sia di mettere
il carro davanti ai buoi, senza effettivamente migliorare la situazione, ma anzi, aumentando lo spazio disponibile di ozio e degrado urbano di cui la zona è già fin troplo protagonista. Il nuovo Viale Gramsci deve essere una perla, un esempio di recupero urbano, e non un “Bronx imbellettato”. La zona della stazione merita di tornare ad essere vissuta quotidianamente in tutta tranquillità dai cittadini, dagli studenti delle vicine scuole superiori e dai turisti di transito. Anche questo argomento, con ogni probabilità, sarà materia di discussione in campagna elettorale. Non resta che aspettare.

Matteo Leoni

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