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Ci sediamo al tavolo di un bar del centro di Milano, ordiniamo un caffè e iniziamo a parlare. Passano trenta secondi e gli squilla il cellulare. La suoneria, inconfondibile, è “Pisa grande amore“. Lui si sbriga subito (“ti richiamo dopo”) e si scusa con me. “Nessun problema – gli rispondo -. E complimenti per la canzone che hai messo sul telefono”. “Mi piace moltissimo – replica – . Anche se mia figlia si vergogna quando mi squilla”. Inizia così la nostra chiacchierata con Simone Bruno, commercialista di 52 anni che vive a Milano con la moglie Eliana e due figli, Pierdaniele (15 anni) ed Emma (13). Visto il suo lavoro i “Pisani al Nord” scherzando lo hanno nominato “tesoriere” del gruppo.

Ci puoi descrivere il tuo lavoro?
Svolgo attività di consulenza per enti pubblici e aziende private. Lavoro in uno studio associato di Milano.

C’è un altro mestiere che avresti fatto volentieri?
Se non avessi fatto il commercialista mi sarebbe piaciuto fare l’ingegnere.

Da quanto tempo vivi nel capoluogo lombardo?
Mi trovo a Milano, a titolo provvisorio, da venti anni (ride)…

Che vuol dire?
Quando decisi di spostarmi a Milano, pensavo che avrei fatto un’esperienza di un paio di anni, o poco più. Doveva essere una cosa provvisoria. Ma questa provvisorietà ormai dura da 20 anni.

Hai vissuto a Pisa per quanto tempo?
Sono nato a Pisa. Quando avevo solo 4 anni i miei si trasferirono a Roma. Però ogni anno, dal 31 maggio fino al primo di ottobre, quando ricominciava la scuola, trascorrevo le mie vacanze a Pisa. I miei nonni vivevano in via San Michele, davanti alla Facoltà di Agraria. Ricordo che passavo ore a guardare la grande vasca con i pesci rossi nel piazzale della facoltà. Peccato che ora non ci siano più i pesci…

Ricordi dove andavi a giocare?
Al Giardino Scotto e poi al mare andavamo a Tirrenia, al Miramare, come continuiamo a fare anche ora e dove abbiamo carissimi amici.

Hai studiato a Roma e poi?
Sì, scuole e università a Roma. Poi, una volta laureato, sono tornato a Pisa, dove ho
lavorato per dieci anni. Ed è a Pisa che ho conosciuto Eliana, che poi ho sposato. Anche
lei è pisana.

Cosa ti piace di più di Pisa a parte la Torre?
Passeggiare sul lungarno, a qualsiasi ora. Il punto che preferisco è quello che va dal
Ponte della Fortezza al Ponte di Mezzo.

Ti piacerebbe tornare a vivere a Pisa?
Sì, lo farei subito. E anche mia moglie sarebbe felice.

Anche i tuoi figli lo vorrebbero?
Al maggiore, Pierdaniele, sì. Alla più piccola, Emma, un po’ meno.

Come sono secondo te i Pisani?
Molto polemici. Questo è un pregio ma al contempo un difetto. Non gli va mai bene nulla,
ma lo dicono espressamente, sono persone molto schiette.

Cosa mi dici del gruppo dei Pisani al Nord?
È un’esperienza che mi piace moltissimo. Persone fino a poco tempo fa sconosciute con cui condividi diverse esperienze, non solo la partita del Pisa. Il calcio è solo un pretesto per stare insieme. Forse potremmo fare di più, organizzando altre iniziative di tipo sociale, culturale. L’Arno.it potrebbe diventare uno strumento per veicolare queste attività…

Come te la cavi in cucina?
Mi piace tantissimo cucinare per la mia famiglia, mi toglie lo stress.

Piatto preferito?
I tortelli.

Ricordi la tua prima volta all’Arena Garibaldi?
Pisa-Roma (1-2) l’anno dello scudetto giallorosso (1983, ndr). Arrivai in macchina da Roma, con un amico tifoso della Juve. Parcheggiammo in via del Brennero, facendoci un pezzo di strada molto lungo a piedi prima di arrivare allo stadio. Del resto, avendo la targa “Roma”, volevamo evitare guai. Ma c’è un’altra partita che mi è rimasta nel cuore…

Quale?
Lazio-Pisa, allo stadio Olimpico. Ero nella curva dei laziali, che all’inizio mi presero in simpatia e scherzavano con me. Poi, però, con l’andare avanti della partita, le risate finirono. Il Pisa pareggiò 2-2.

Il giocatore del Pisa che ti è rimasto nel cuore?
Klaus Berggreen. Ma vorrei fare anche il nome di un altro grande giocatore, un attaccante, Paolo Baldieri. Fece grandi cose nel Pisa ma anche nella Nazionale Under 21.

La partita che non dimenticherai mai?
Ce ne sono davvero molte. Così, su due piedi, ti direi le due finali contro l’AlbinoLeffe.

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