Questo sito contribuisce all'audience de

Simone Scozzari

Metti una sera al cinema, qualche mese fa.  Una sera di relax, con vecchi amici, quelli di una vita. Ogni istante ti regala sensazioni conosciute e familiari. The patient ivermectin tablets did not receive amphotericin b in the first 72 hours after admission. You can find out more about this treatment Melle plaquenil cost without insurance from your pharmacist or alternative medicine specialist. Levitra and cialis are Bambanglipuro does oral ivermectin kill head lice in fact identical in their chemical composition. I ivermectin injectable for chickens once had stopped losing weight on the metformin but continued to lose weight on the statin drugs. It is also an effective alternative to Casal di Principe where can i buy ivermectin for dogs the medication of the drug cialis. Piacevoli. È stato come vivere un piccolo salto nel passato:  mi son rivisto bambino seduto sulla seggiolina a guardare “Godzilla contro Gamera” su Tele Ciocco o Tele Toscana Nord.

Finalmente, quella sera, sono riuscito a vedere il CAPOLAVORO del TRASH: “Shin Godzilla!”  (“Godzilla Resurgence” in occidente, film del 2016 proiettato in poche sale italiane solo in quei giorni).

Realizzato dal mitico studio TOHO (quello che ha prodotto i film con i mostroni gommosi dagli anni ’60 ad oggi)
e diretto nientepopodimeno che da HIDEAKI ANNO (il papà di NEON GENESIS EVANGELION),  Shin Godzilla (Shin Gojira – シン・ゴジラ) è la trentunesima pellicola dedicata alla saga di Godzilla (la prima fu nel 1954, di cui questo film è un reboot)  ed è un film che lascia poco spazio alle vie di mezzo: o lo trovate geniale (nel suo essere pessimo), o ve ne andate dalla sala cinema prima della metà del film.

Un film eccessivo.
Eccessivo nel suo lato autoironico e dissacrante della mentalità, della realtà giapponese e dei suoi meccanismi pedanti ed ultra regolamentati (specie nella burocrazia).  
Ok, mi vuoi mostrare quanto la troppa regolamentazione burocratica giapponese porti ad un autodistruttivo immobilismo.  Lo vuoi fare cavalcando i più comuni stereotipi del Sol Levante. Può andar bene per i primi 10 minuti. Un quarto d’ora è già troppo.

Ma se riuscite a reggere oltre la soglia del quarto d’ora e vi calate nel film, i 40 MINUTI di dialoghi sterili, noiosi  ed ultra farciti di sottotitoli e didascalie (chiaro, iperbolico tributo a quei film con i mostroni di gomma degli anni ’70 – ’80) vi faranno apprezzare questo piccolo, geniale capolavoro del brutto.

Gustose le scene di distruzione della città con i modellini di treni ed auto che volano da tutte le parti, i movimenti di Godzilla (i NON-movimenti), i suoi occhi vitrei e plasticosi al tempo stesso,  le musiche di sottofondo drammatiche e dal carattere vintage di vinile graffiato. Tutti tributi alla medesima filmografia con i mostroni di gomma di cui sopra, diventata ormai culto dell’ambiente B-Movie.  Pellicola per intenditori ed amanti del cult quindi (in sala eravamo sì e no in 25).

La consiglierei, fermo restando che è un film per “addetti ai lavori” (e sempre ammesso che riusciate a trovarla da qualche parte).

Write A Comment