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Guido Martinelli

Nel giorno in cui a Pisa si cerca di recuperare un altro momento di normalità post pandemica riportando la Luminara ai fasti della cronaca, proprio nel pomeriggio precedente la festa del santo patrono si è consumata una bella cerimonia presso la Chiesa dei Cavalieri. La prestigiosa Accademia dei Disuniti, emerita associazione attiva da quattro secoli e vero patrimonio cittadino, ha infatti conferito la benemerenza al merito sotto il Titolo di San Ranieri, che si assegna ogni anno dal 2005 a persone meritevoli distinte per capacità di intelletto oltre che per il loro attaccamento alla nostra Città di Pisa nelle classi di Lettere, Scienze, Arti e Sport. Stavolta, su proposta della Commissione ed ascoltato il parere dell’Arcivescovo S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto, intervenuto nel corso della cerimonia, l’Accademia ha deciso di “onorare” il pianista di fama internazionale Maurizio Baglini, che ha recato e da molti anni reca lustro alla città di Pisa nel mondo con il suo talento.

La cerimonia, magistralmente condotta dal console dell’Accademia Ferdinando Ciampi in presenza del rettore della Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri Francesco Barsotti e del cavaliere alle Benemerenze al merito sotto il titolo di San Ranieri Gennaro Oliva, ha visto anche la puntuale descrizione della figura e dell’opera del maestro premiato da parte dell’ingegner Marco Pellegrini Filippeschi, presidente dell’Associazione Titta Ruffo. L’ingegnere ha delineato con chiarezza e precisione il percorso artistico del maestro premiato, sia nelle vesti di pianista sia di organizzatore musicale d’annata dell’Amiata Piano Festival, che ha preso le mosse dalla città della torre per diventare protagonista ovunque.

Il maestro, dopo aver ricevuto l’importante riconoscimento, ha successivamente eseguito, con il consueto, magistrale, limpido tocco, noti brani del repertorio classico molto apprezzati dal pubblico presente. Nel corso della sua esecuzione all’interno della splendida cornice della chiesa, dove sono custodite le bandiere strappate ai turchi durante la famosa battaglia di Lepanto del 1571, hanno inizialmente risuonato le note del “Jesus, Joy of Man’s desiring” J.S. Bach (1685-1750) secondo l’esecuzione della grande pianista inglese Myra Hesse (1890- 1965). Successivamente è stata la volta di Num komm’ der Heiden heiland, scritta dal grande musicista tedesco insieme al toscano Ferruccio Busoni (1866-1924). La terza composizione era la Sonata in la maggiore K 331 di Wolfang Amadeus Mozart (1756- 1791), creata dal geniale autore salisburghese ventenne nella capitale francese, come ha ben spiegato il maestro Baglini, e di cui è ben noto il rondò alla turca. La stupenda esibizione si è conclusa, prima di un bis richiesto a furor di popolo del Fandango di Scarlatti, con due amati brani del grande Frederic Chopin (1810-1849): la Berceuse op. 57, breve e noto componimento musicale ispirato alle nenie francesi (ninna nanna), e la Polonaise Heroique op.53, una delle più potenti ed eroiche composizioni polacche di questo gigante della musica dalla doppia nazionalità, per la cui esecuzione occorre quel notevole virtuosismo di cui è in possesso il musicista pisano omaggiato.

Il mattino successivo all’esibizione ho avuto modo di parlare col maestro Maurizio Baglini, che ha concesso a L’Arno.it questa intervista.

Buongiorno Maestro Baglini, la ringrazio per la disponibilità e intanto le formulo i miei migliori auguri sia per il riconoscimento sia per lo stupendo concerto, molto apprezzato da tutto l’uditorio presente in chiesa. Credo che ora si possa affermare, senza ombra di smentita, che lei è “propheta in patria”.
“Grazie, son contento intanto del riscontro positivo avuto dal concerto che anche lei mi
conferma. Per quanto riguarda l’onorificenza sono molto orgoglioso di essere stato ricordato dalla mia città natale, forse con un po’ di ritardo, ma sempre in un modo molto gradito. Per questo ringrazio sentitamente l’Accademia dei Disuniti. Le mie radici, umane e artistiche sono qui, e dovunque vada porto sempre con me un pezzo della mia terra e delle persone che mi hanno aiutato a crescere e diventare quello che sono”.

Com’è nata la sua vocazione artistica?
“A otto anni, frequentando la Scuola Buonamici, sotto la guida di Francesca Costa, allieva
di Giampiero Semeraro, che poi mi ha preso sotto la sua ala e aiutato ad acquistare consapevolezza delle mie capacità. Lui è stato la Mecca di tutto il movimento pianistico pisano. La nostra città non è dotata di un conservatorio come la vicina città livornese, ma ha la fortuna di aver questa grande figura di pianista e pedagogo musicale che da decine di anni forma musicisti di grande valore grazie alla sua personalità molto esigente, competente e dotata di forte spirito critico”.

Ma la sua formazione è continuata fuori dalla città natale…
“Mi sono formato dapprima al Conservatorio di La Spezia e successivamente presso l’Accademia Pianistica di Imola diretta dal maestro Franco Scala. Approfondendo con Lazar Berman e diplomandosi nel 1999 con titolo di master”.

Come sto vedendo su San Google Martire che soccorre sempre…
“(Ride) Precisamente. La prestigiosa scuola di Imola era di livello mondiale. Per esservi ammessi, ai miei tempi, ci furono 180 domande da tutto il mondo, ma a essere presi fummo solo in quattro. Tra questi un solo mio connazionale: Roberto Prosseda, pianista che ha intrapreso una fortunata carriera di alto livello internazionale”.

Come si legge in rete, dopo aver vinto a 24 anni il prestigioso “World Music Piano Master” di Montecarlo, ha proseguito sia nell’aggiudicarsi premi importanti sia a suonare in circa milleduecento concerti da solista e altrettanti in musica da camera dovunque.
“All’incirca. È stato un bel cammino”.

Quali sono le motivazioni per la scelta degli autori nel concerto del 16 giugno?
“I primi due di Bach sono brani di musica sacra che mi sono parsi adatti al contesto; Mozart
per rendere omaggio al suo genio con questo brano molto conosciuto; Chopin perché nella sua musica e nei suoi pezzi si respira l’importanza delle radici e dell’identità sociale”.

I prossimi impegni?
“Domani alle 15 mi esibirò con mia moglie, la violoncellista Silvia Chiesa, in un concerto
che verrà trasmesso da Radio Tre. Il 30 giugno partirà la 17^ edizione dell’”Amiata Piano
Festival”, di cui sono Direttore artistico con mia moglie Silvia Chiesa, che si protrarrà, con
qualche pausa, fino a dicembre. La sede del festival è l’avveniristico “Auditorium Bertarelli”, la fondazione che lo finanzia, a Poggi di Sasso, frazione di Cinigiano, nel grossetano. È un luogo dall’architettura green, perfettamente integrato nel paesaggio e dall’acustica ideale per musica da camera. Giovedì 30 p.v. inizieranno i concerti con una mia esibizione della celeberrima “Nona Sinfonia” di Beethoven, nella particolare trascrizione di Liszt per due pianoforti, insieme al grande pianista canadese Louis Lortie. Tutte le informazioni si trovano sul sito www.amiatafestival.com”.

Scendendo più sul generale qual è, per lei, l’importanza della musica nel mondo?
“È ed è sempre stata fondamentale. Tanto per fare un esempio, senza Beethoven non ci
sarebbe stato il Congresso di Vienna. Il venti per cento della popolazione mondiale ama la
musica classica ma non la conosce bene e se ci fosse maggiore divulgazione saremmo tutti
più lucidi e protesi verso il bello perché la musica è l’unico linguaggio che unisce e rende i
popoli fratelli”.

Cosa dovemmo fare per favorire la conoscenza musicale?
“Per esempio facendola entrare tra le materie da studiare per la maturità. Autori come Bach,
Beethoven, Mozart e il nostro Verdi sono degni di attenzione e studio al pari di tanti altri
artisti ritenuti degni di attenzione scolastica”.

Quali sono i musicisti classici che predilige?
“Robert Schumann perché il primo artista che pensa all’arte totale connettendo la musica
con le altre arti; Beethoven per essere stato un compositore dell’umanità; Mozart, il primo
che ho amato, in quanto in grado di prodigarsi in tutti i generi musicali esistenti”.

A parte la musica classica quale altro genere musicale apprezza?
“Sono aperto a qualsiasi genere musicale e qualsiasi brano musicale, se composto sapientemente, è degno di attenzione. Io, ad esempio, apprezzo molto David Bowie che sapeva suonare violoncello e saxofono. Penso anche che la musica cantautoriale italiana degli anni 70-80 abbia raggiunto dei livelli molto alti”.

Riguardo al futuro della musica nel mondo lei è ottimista o pessimista?
“Voglio essere ottimista perché la musica è un punto d’incontro nel mondo tra tutte le razze
e unisce differenti visioni religiose, politiche e razziali. Anche di fronte alla guerra che sta
insanguinando adesso l’Europa ritengo che sia l’unico mezzo per riportare la pace”.

Ringrazio molto il maestro Baglini per il tempo concesso e sarei felice di poterlo incontrare nuovamente per riprendere e approfondire questi e altri argomenti. Non posso non concludere, come mio costume, con un aforisma, stavolta musicale, di un autore amato e citato dal maestro, J.S. Bach, che disse: “La musica aiuta a non sentire il silenzio che c’è fuori”. E anche stavolta concordo.

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