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Paolo Lazzari

C’è una commedia romantica di una dozzina di anni fa con Anne Hathaway e Jake Gyllenhaal che ha una trama simile: si intitola “amore e altri rimedi”. Nel film Jamie Randall, un donnaiolo arido e disinvolto, ad un certo punto realizza che esiste qualcosa di meglio rispetto al sistema che lo sta fagocitando. Che la vita è degna di essere attraversata soltanto se provi a diventare veramente te stesso e, una volta che ci riesci, se mantieni la rotta. Che l’amore – per quello che fai o per un’altra persona – insieme ad una manciata di altre cosette, può davvero coprire di significato ogni cosa.

Riascoltando a mente fredda le parole di Silvio Baldini, identificarlo in questo mood viene quasi facile. “A me della vittoria o della sconfitta non me ne frega nulla. Sono innamorato del percorso. Le emozioni e i sogni che continuo a coltivare sono importanti. Sono un sognatore, voglio solo essere libero e godermi quello che la natura mi ha dato”. Puro e semplice. Non servono congegni per decodificarlo. Baldini, toscano di Carrara, dice quello che pensa e agisce come si sente. Anche a costo che i suoi atteggiamenti vengano bollati come tribali. Anche se si guadagna lo sdegno del feroce sistema calcio, un inestricabile groviglio di interessi che prima ti ammicca benevolo per farti salire a bordo, poi – mentre ancora ti stai facendo un giro di giostra – ti scarica senza preavviso sul ciglio del dimenticatoio. Un po’ quello che rischiava di succedere a lui che, dopo quell’ormai mitologico calcione a Mimmo Di Carlo, con questo mondo sembrava aver chiuso. Un errore, certamente, ma comunque il manifesto più sincero di come Silvio interpreta ogni giro d’orologio: zero compromessi, a costo di rimetterci.

Riconoscersi, accettarsi e poi rimanere fedeli a quella versione di se stessi: sembra una missione impervia anche se possiedi un abbonamento annuale dallo strizzacervelli. Solo che lui non ha bisogno di rifletterci su. A Baldini viene naturale essere esattamente così. In un circo popolato da satrapi famelici, lui sembra uno di quei pastori che – vestiti soltanto di un sacco di juta – indicano la direzione al gregge per il solo piacere di farlo. Come quando, per la sua Carrarese, rinunciò a intascare lo stipendio.

A Palermo è arrivato che il film era già iniziato da un pezzo. La gente in sala, delusa e smarrita, stava abbandonando le poltroncine. Lui non ha estratto nodose bacchette di legno per compiere rituali magici. Non si è nemmeno inginocchiato all’altare di una qualche divinità pallonara. Ha soltanto applicato il suo mantra. Essere se stessi, a qualunque costo. Fare le cose per passione pura e amore esondante, che poi i risultati vengono di conseguenza.

Così la vera vittoria non può mai essere (soltanto) la serie B. Silvio Baldini è un toscano che ha avuto il coraggio di rimanere fedele al racconto inciso nel suo sangue. Ha cosparso di sogni e altri rimedi un mondo popolato di avidità e squallore. Una conquista assai più prodigiosa di qualsiasi promozione.

Foto: il Giornale di Sicilia (Tullio Puglia)

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