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Volto molto conosciuto a Pisa (e non solo) per il suo lavoro nell’emittente tv 50 Canale, Alessio Carli da anni è un osservatore attento delle vicende del club nerazzurro, che segue con passione scrivendone anche sulle colonne della Gazzetta dello Sport. In questa chiacchierata che abbiamo fatto Alessio ripercorre con noi l’annata appena conclusa del Pisa. Vi consigliamo di leggerla con estrema attenzione.

La stagione del Pisa 2021-2022 verrà ricordata per la grande occasione persa, all’ultimo tuffo, nella finale di ritorno dei playoff con il Monza. Ma forse sarebbe riduttivo. Che campionato è stato, per te, quello nerazzurro?
“È stata un’annata eccezionale al di là dell’ esito. Il Pisa è stato protagonista dall’inizio alla fine, ha sempre suscitato timore negli avversari e ricevuto i complimenti dei neutrali. E poi nei play-off tutti gli addetti ai lavori a citare l’effetto-Arena: l’Italia ha riscoperto che la spinta dei tifosi nerazzurri è qualcosa di unico a livello delle cosiddette squadre provinciali”.

Alcuni dicono che la vera beffa sia stata non tanto la sconfitta con il Monza quanto non aver mantenuto la vetta per il passaggio diretto in A, ad esempio al posto della Cremonese. Sei d’accordo?
“Completamente d’accordo, nei play-off spesso la differenza è una questione di centimetri di un tiro, un passaggio o una chiusura difensiva. Nella stagione regolare invece il Pisa si era laureato campione d’inverno con un turno di anticipo (in Serie B non era mai accaduto) e nel girone di ritorno ha totalizzato 10 punti in meno rispetto all’andata, mai c’era stato un saldo negativo così ampio nella storia del club da quando ci sono i tre punti a vittoria. Certo, la concorrenza era ampia e qualificata ma i nerazzurri sono stati sorpassati dalla Cremonese che aveva una caratura complessiva inferiore, seppur bella a vedersi e con giovani di qualità. Lo hanno dimostrato gli scontri diretti, vedi l’1-1 beffardo dell’andata con la rete di Ciofani subìta nel recupero”.

Cos’è mancato, secondo te, per raggiungere l’agognata promozione?
“Intanto un po’ di fortuna. Il Pisa ha mancato la promozione per aver pareggiato 4 partite in più della Cremonese: ogni tifoso può scegliersi un solo incontro dei tanti nei quali la vittoria è mancata di poco e il conto è presto fatto. In generale, i nerazzurri con il mercato di gennaio hanno inizialmente perso equilibrio tra i reparti e di conseguenza alcune certezze. Ciò prima ha portato ad alcuni pareggi di troppo in casa e poi a inaspettate battute a vuoto in trasferta. Su questo si torna ancora al tema della malasorte. La necessità di recuperare le due giornate saltate nelle feste natalizie ha portato a un calendario super compresso dopo la chiusura del mercato invernale, quando al Pisa sarebbero servite almeno un paio di settimane libere per lavorare bene sul campo e in sala video come sa fare Luca d’Angelo col suo staff”.

A parte la finale all’Arena, qual è stata la partita che ricorderai di più di questa stagione?
“Pisa-Cremonese 3-0 e non solo perché questa vittoria era la terza di fila e sembrava aver rilanciato definitivamente i nerazzurri, che non a caso avevano riconquistato la vetta. Quel giorno dopo le difficoltà della pandemia, si era rivista un’ Arena Garibaldi travolgente al pari della squadra, con quella continua risonanza tra spalti e campo di gioco che sembra rendere possibile qualsiasi impresa. Purtroppo tre giorni dopo ci fu l’ennesimo turno infrasettimanale e per il Pisa la sempre complicata trasferta di Ascoli, dove arrivò una sconfitta che smorzò di molto la spinta di quel magico pomeriggio all’Arena”.

Il Pisa aveva il 12° monte ingaggi, con 9 milioni di euro. Al primo posto c’era il Parma (32,5), poi il Monza (21,3), il Benevento (17), la Cremonese (14)… questo dato cosa ci può dire/spiegare secondo te?
“Intanto questa è la conferma che il Pisa ha sfiorato una vera e propria impresa. Ma proprio il fatto che la Cremonese, pur ridimensionata, abbia un monte ingaggi più alto di quello della rosa nerazzurra dimostra come nel calcio odierno comunque devi spendere per vincere. La società del Pisa lo ha fatto in modo graduale e deve continuare così, senza le spese folli delle prime quadre indicate in questa classifica degli stipendi”.

C’è stato un giocatore simbolo in questa stagione per il Pisa?
“Sì, Samuele Birindeli, il giovane diventato definitivamente già adulto scrollandosi di dosso il peso di vestire la maglia del Pisa da pisano. Nel finale di stagione è stati fra i trascinatori a livello mentale ed è cresciuto pure sul piano calcistico: i coast to coast per vie centrali nell’azione dell’ 1-0 nella semifinale di ritorno col Benevento e in quella del possibile 1-1 nella finale d’andata a Monza dimostrano che è‘ un giocatore sempre più sicuro dei propri mezzi”.

E guardando alle altre squadre della B, chi ti ha stupito/colpito di più?
“Il Perugia, terz’ultima proprio nella classifica degli ingaggi, squadra difficile da digerire per chiunque e penalizzata da alcune decisioni arbitrali nei match con le prime della classe (a parte l’eccezione della gara d’andata a Pisa) e che aveva segnato il gol regolare a tempo scaduto nel preliminare contro il Brescia. Sono convinto che la squadra ben allenata da Massimiliano Alvini in semifinale avrebbe reso molto dura la vita al Monza”.

Alessio Carli con la coppa della vittoria nei playoff di Serie C del 2019

Diversi giocatori del Pisa fanno gola alle altre squadre. Vedremo chi resterà e chi arriverà. Se tu avessi la bacchetta magica e potessi decidere un nome – solo uno – da tenere, chi sceglieresti?
“George Puscas, al netto dei suoi decisivi errori nei play- off. Proiettata sull’intero campionato la sua media realizzativa con la maglia nerazzurra avrebbe portata in dote oltre 20 gol. A volte è troppo istintivo nelle conclusioni ma non tergiversa col pallone tra i piedi e possiede una forza d’urto fondamentale per un campionato duro come la Serie B”

Soffermiamoci un attimo sul Mister, Luca D’Angelo. Sicuramente ha dato tanto al Pisa. Secondo te qual è stato il suo più grande merito? Gli si può rimproverare qualcosa?
“Luca D’ Angelo ne ha tanti di meriti, ci ha condotti in Serie B alla sua prima stagione e nei tre tornei nei cadetti ci ha regalato tante soddisfazioni. La sua capacità principale è quella di creare una squadra con uno spirito propositivo, espressione di un vero e proprio collettivo che lavora sodo quotidianamente, altrimenti in questa stagione una volta fermatosi Lucca il Pisa sarebbe scivolato molto lontano dalla vetta. E una cosa che mi piace del mister è che nelle sue quattro annate ha sempre fatto rialzare il Pisa dopo momenti di sbandamento, con lui la situazione non è mai precipitata. L’unico appunto in questa stagione è che forse avrebbe potuto far rifiatare qualcuno in difesa e anche Puscas che veniva da 25 partite nella massacrante Championship inglese. Non era facile comunque bilanciare questa necessità con l’essere in corsa per la promozione diretta. Alla fine Baroni e Pecchia hanno condotto Lecce e Cremonese davanti al Pisa anche perché all’ultima giornata hanno giocato contro formazioni demotivate, altrimenti chissà come sarebbe finita”.

Ricordi qual è stata la tua prima partita vista all’Arena? Con chi eri?
“L’amichevole col Milan il pomeriggio del 23 febbraio 1978, con babbo e mamma in gradinata. Finì 2-0 per i rossoneri che schieravano la formazione migliore, con Rivera ovviamente e Capello, che fece doppietta. Ero un bimbo e nella mia ingenuità non capivo perché i tifosi del Pisa, seppure sapessero che c’erano due categorie di differenza, non ci stavano a perdere e in alcune situazioni di gioco se la prendevano con i giocatori rossoneri più famosi per un fallo fatto o non fischiato. Non lo potevo sapere ma avevo fatto la mia prima esperienza dell’attaccamento speciale dei pisani nei confronti della propria squadra. Il Pisa ha sempre avuto un seguito viscerale, anche prima della grandiosa epoca di Romeo Anconetani, che avrebbe acquistato il club pochi mesi dopo quella gara”.

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