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Maurizio Ficeli

“Un bellissimo viaggio. Mi fermo qua! Il calcio è stato un viaggio bellissimo ricco di emozioni indelebili. Come nei migliori viaggi il merito è spesso della compagnia. Grazie a tutti gli allenatori che con pazienza e passione mi hanno trasferito qualcosa di loro. Grazie a tutte le persone che con grande energia mi hanno supportato. Mi sono sentito veramente fortunato”. Con questo post sulla propria bacheca Facebook Giacomo Bindi, senese doc ed ex portiere nerazzurro, nell’ultima stagione in forza al Pordenone, alcuni giorni fa ha annunciato, all’età di 35 anni, il suo addio al calcio giocato. Noi de L’Arno.it lo abbiamo contattato per farci spiegare le ragioni di questa scelta, oltre ad altre curiosità e aneddoti della sua vita professionale e personale.

Grazie mille, Giacomo, per la sua disponibilità. A Lecce è stata la sua ultima presenza, anche se in panchina, con la maglia del Pordenone. Che bilancio si sente di fare?

“Allo stadio Via Del Mare di Lecce è stata la mia ultima gara ed in questo periodo si sono susseguite diverse emozioni perché la grande sensibilità da parte della società e di tutte le persone che mi hanno trasmesso, sia fisicamente che sui social, mi ha davvero commosso. Non mi aspettavo di ricevere così tante gratificazioni perché non credevo che la mia carriera avesse avuto così risonanza, anche se le mie soddisfazioni le avevo ricevute, perciò mi sono goduto questi ultimi scampoli di partite e di allenamenti in maniera molto serena. Sono giunto a questa decisione con la giusta serenità”.

Appesi i guanti da portiere al chiodo, come si suol dire, cosa ha intenzione di fare?

“La decisione che ho preso deriva dal fatto che ho voglia di avere degli orari diversi da quelli di adesso, ho voglia di tornare in Toscana, creare un network lì e stare soprattutto vicino alla mia ragazza, per creare un progetto di famiglia con lei, perché dopo 8 anni di storia a distanza, credo sia giunto il momento, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto. Per il resto mi piacerebbe dare seguito ai miei studi di laurea nel campo economico ed amministrativo e mi piacerebbe seguire un corso proposto dall’Associazione Italiana Calciatori per poi provare a intraprendere la carriera di dirigente sportivo”.

Andiamo un attimo a ritroso. Come ha iniziato la tua carriera calcistica?

“Ho iniziato presto, facendo le giovanili in Toscana, partendo dalla mia cittadina, Torrita di Siena, e da lì sono andato ad Arezzo. Dopodiché a 15 anni mi sono trasferito a Milano, perché mi aveva preso l’Inter. Lì mi si prospettava un futuro nel calcio professionistico e quella esperienza ha dato un’impronta forte alla mia carriera. Ho girato un bel po’ in tutta Italia, anche se poche volte sono rimasto più di un anno in una squadra. Il club dove sono rimasto più a lungo è stato il Pordenone, 4 anni”.

C’è una piazza, al di là del tempo di permanenza, che ricorda con piacere?

“Premesso che il mio interesse e l’amore per la mia regione mi condizionano nella risposta, a me è piaciuta molto l’esperienza che ho fatto a Pisa e sono stato davvero molto dispiaciuto quando è finita, dopo solo sei mesi. Ho dei ricordi decisamente belli di Pisa”.

Riguardo allora alla sua esperienza all’ombra della Torre Pendente, ha avuto come allenatore Rino Gattuso. Potrebbe raccontarci qualche aneddoto?

“Ce ne sarebbero tanti, soprattutto perché Gattuso aveva delle particolarità nell’allenare, soprattutto dal punto di vista motivazionale e nel come riusciva a caricare bene l’ambiente. Ricordo molto bene come preparò la finale playoff di ritorno a Foggia, in un ambiente molto ostile. Organizzò una scorta per noi giocatori, un pullman per l’albergo per noi giocatori, fece venire addirittura lo chef dal suo ristorante, per farci sentire al sicuro. La sua capacità di condottiero rimane sempre limpida nei miei ricordi”.

Lei è senese. Cosa le piace della sua città e della sua regione e cosa cambierebbe invece?

“Guardi, io sono un po’ particolare perché sono senese, ma ci ho vissuto poco, adesso vivo a Scandicci che è in provincia di Firenze. Più che cambiare qualcosa, essendo stato in tante diverse regioni, io noto quello che amo della Toscana, quindi mi viene difficile dire ciò che sostituirei perché è una terra ricca di monumenti, belle città, ti permette di spostarti e ammirare le bellezze paesaggistiche e la natura, la cultura del cibo. È una regione veramente ricca sotto ogni punto di vista”.

Riguardo a Siena, la città vive di Palio. Anche lei avrà simpatia per qualche contrada?

“Essendo originario dei dintorni di Siena, nello specifico Torrita, come luogo rimane un po’ fuori dalle logiche cittadine delle contrade senesi. Devo aggiungere, però, che ogni centro vicino a Siena ha sviluppato delle manifestazioni cittadine che si richiamano al Palio, anche se in alcuni casi sono un po’ diverse. Ad esempio a Bettolle c’è una corsa con delle anfore che non devono cadere, invece nella mia cittadina si svolge un palio, dove al posto dei cavalli, ci sono gli asini, con un circuito più piccolo, con 7 contrade che fanno riferimento alle 7 porte della città. È chiaro che l’attenzione principale va alle grandi manifestazioni come il Palio di Siena, però anche i piccoli centri sviluppano manifestazioni interessanti e di un certo richiamo”.

Ritorniamo un attimo a Pisa. Cosa l’ha attratta di più della città e quali difetti ha riscontrato?

“A Pisa sono stato solo 6 mesi, ma da toscano la conoscevo già da prima. Ho potuto apprezzare veramente tanto la tifoseria nerazzurra, perché ho trovato una tifoseria giovane, con ricambi dal punto di vista generazionale, e ciò giova alla maglia ed alla cultura calcistica della città e questa è una cosa bellissima, cosa che ho non ho trovato da altre parti. Di Pisa come città, se mi posso permettere, un difetto può essere il fatto che effettivamente le dinamiche urbanistiche e paesaggistiche tendono a valorizzare solo piazza dei Miracoli, mentre Pisa ha tante altre potenzialità che andrebbero valorizzare in ogni senso”.

Il Pisa ha vinto a Frosinone e si è piazzato al terzo posto, che gli permette di affrontare i playoff per la conquista della massima serie da un posizione di vantaggio. Come vede la tua ex squadra?

“Premesso che del Pisa conosco personalmente Birindelli, perché quando ero in nerazzurro veniva ad allenarsi con noi, e conosco anche Masucci, che ho incontrato un paio di volte al mare, sono assolutamente un tifoso del Pisa per quanto riguarda la promozione in serie A e faccio il tifo per loro affinché la raggiungano”.

Maurizio Ficeli

 

 

Foto gentilmente concesse da Giacomo Bindi

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