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Paolo Lazzari

A quel livello d’altezza l’aria si fa più rarefatta. Il cuore pompa ossigeno a grumi e i pensieri possono contorcersi fino a diventare scattosi e opachi. Tuttavia i 1172 metri del Monte Palodina – vetta che incide a metà le valli della Turrite Cava e della Turrite di Gallicano – non possono essere mai una vera attenuante, quando la posta in palio si fa ingombrante. Il che accade, ad esempio, se l’argomento lanciato sul tavolo sono gli UFO.

La storia comincia ad annodarsi nel 1987. Un cacciatore solitario discende i pendii della Garfagnana a gambe levate. Quando arriva in paese è senza fiato, lo sguardo vitreo, l’espressione trasecolata di chi deve appena essersi imbattuto in uno spettro. Solo che il disdicevole incontro non ha nulla a che spartire con l’universo ectoplasmatico. No: l’uomo dichiara di aver visto un gigantesco rettile ricoperto di squame ed alto più di due metri. Abbastanza per far deflagrare fazioni e sentimenti opposti. Arrivano le prime stroncature e i primi strilli. Qualcuno gli crede e si chiude in casa. Altri lo additano come un ciarlatano. La notizia, intanto, corre rapida e irrefrenabile come un fiume carsico. Qualche temerario si raduna e, anche se è vero che il cacciatore non può suffragare in alcun modo la sua versione, il fucile che ha lasciato a terra scappando elargisce un indizio prezioso: la canna è piegata, in modo innaturale. Della singolare vicenda si occuperà anche una troupe della Rai, rimanendo impantanata in un inconcludente storytelling.

Potrebbe sembrare un fatto isolato. La gigantesca bolla mediatica che ha attirato dovrebbe sgonfiarsi rapidamente. Invece nemmeno per idea: stavolta dalle belve a sangue freddo si passa agli ominidi. Due mesi dopo il fatidico evento, infatti, un gruppetto di abitanti del paesino di Bolognana decide di inerpicarsi sul Palodina per una passeggiata. Non l’avessero mai fatto. Ad un certo punto, ad una cinquantina di metri di distanza, intravedono un altro gruppetto di esseri dalle sembianze umane intenti in quelle che sembrano essere operazioni di raccolta. Da quella distanza giurerebbero che si tratti di maschi adulti, non fosse per quel trascurabile particolare che non superano i 60 centimetri d’altezza. Insomma, un raro caso di alieni affetti da nanismo. Come se non bastasse, quando la temeraria compagine di umani (quelli di Bolognana) muove verso gli incursori galattici, quelli si uniscono in cerchio, vaporizzandosi all’istante (la speranza è che per una volta abbiano scelto di teletrasportarsi in una località balneare). Ilarità degli scribi a parte, sorrisetti e sghignazzamenti vengono smussati quando – adesso siamo nel 2000 – un gruppo di campeggiatori segnala lo stesso identico fatto. Abbastanza perché la colonna vertebrale divenga autostrada per sottili brividi.

Nessun sipario. Gli strani contatti con quella che pare a tutti gli effetti essere una civiltà extraterrestre non finiscono qui. Negli anni Settanta e Ottanta, infatti, si sprecano le segnalazioni da parte di escursionisti o paesani che avrebbero intravisto una strana e temporanea piramide arancione sulla cima del monte. Altri ancora testimoniano di essersi imbattuti da lontano in uno strano oggetto ottagonale volante, intento a ispezionare gli ambienti con le sue luci colorate. La questione resta irrisolta, al punto che oggi non manca nemmeno chi parla di misteriosi elicotteri neri che sorvolano di quando in quando la zona nottetempo, facendo luce con giganteschi fari, alla ricerca non si sa di cosa.

Le domande rimangono dunque senza risposta. Gli incontri ravvicinati sono stati reali, fanno parte di un insolente scherzo di massa o sono ascrivibili al campo delle allucinazioni? Ammettendo che tutto questo sia vero (in fondo le probabilità di non essere soli nell’universo sono statisticamente convincenti), che cosa volevano questi alieni? E ancora: è possibile che fossero intenzionati a prendere la cittadinanza a Gallicano? Infine: perché proprio il Monte Palodina e non, ad esempio, Marina di Bibbona? Chi scrive è persuaso a metà – complice una certa cultura fantascientifica alimentata da Spielberg e compagni – che su quel monte possa essere stato installato un ponte radio con una qualche civiltà che ci contempla da lontano (e intendo anni luce lontano). Per l’altra metà crede che si tratti di una di quelle zingarate che si propagano nel tempo, sfuggite di mano, incapaci di chiudersi lì. Pensieri incerti e larghi come valli, certo. La verità abita probabilmente nel mezzo, proprio come il Monte Palodina.

1 Comment

  1. Moreno Fogli Reply

    Bell’articolo di Paolo Lazzari su area 51 in Toscana. Complimenti. Continuate a seguire il caso.

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