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Ilaria Clara Urciuoli

Roxelana è oggi un simbolo della vicinanza di Firenze all’Ucraina, una vicinanza dichiarata da Eike Schmidt che espone all’ingresso della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il suo ritratto fatto ad opera di Cristofano dell’Altissimo. Ma chi è Roxelana e cos’era il mondo in quel 1556, quando il pittore catturava di quella donna le sembianze? Una giovane fanciulla ucraina, Anastasia Lisowska, rapita per entrare nelle fila dell’harem di un sultano, Solimano I, non casualmente detto il Magnifico. O forse una fanciulla della famiglia Sanseverino, principi di Rossano, preda dei corsari berberi che ne fecero dono al capo ottomano che scosse l’Europa facendo tremare e adirare re, papi e imperatori. Comunque o chiunque fu Roxelana certamente fu donna che seppe distinguersi: fra tante fu scelta come sposa – “uxor” recita il ritratto – e destinataria privilegiata di lettere appassionate.

Il quadro racconta dunque l’avvincente storia di una donna capace. Capace di distinguersi e di affermarsi, di affermare il suo ruolo tanto che, in un mondo dominato da uomini, governò quando il marito era lontano per guerre.

Ma lo sfondo scuro del quadro nasconde un’altra storia, piena di drammi, di povertà, di crisi e fragilità, quella che si viveva nell’Europa quando il quadro venne dipinto. Il 1556 è l’anno dell’arresa di Carlo V, l’imperatore asburgico che assaporò e poi abbandonò, abdicando, il sogno di un impero universale, in un mondo che di universale non aveva più nulla. Le divisioni e i fronti si moltiplicavano e si moltiplicava la complessità politica.

Anche la religione, fino a pochi anni prima punto saldo di un’Europa unita nel cattolicesimo – ancor più dopo la cacciata di moriscos e marrani (termini spregiativi usati per arabi ed ebrei costretti a convertirsi al termine della Reconquista) dalla Spagna dei cattolicissimi Fernando e Isabella -, anche la religione non era più terreno compatto: Lutero (e non solo lui) aveva diviso le coscienze, i popoli e i re. Le eresie fiorivano con il conseguente carico di scomuniche e di lotte per il potere.

La Chiesa di Roma faticava ad affermare la sua centralità fatta di dogmi e cattedrali ricche di oro e di un incomprensibile latino. Le nuove confessioni conquistavano anime e regni: si diffondeva il Protestantesimo, il Calvinismo (con ugonotti e puritani annessi), da un litigio tra il Papa ed Enrico VIII nasceva la Chiesa anglicana. E si diffondevano persecuzioni e guerre. La cattolica Francia, da sempre alleata del Papa, all’interno dei suoi confini tentava di distruggere gli ugonotti; sempre la cattolica Francia in politica estera pur di annientare il nemico asburgico che lo accerchiava (Carlo V governava sulla Spagna, l’Austria e i Paesi Bassi oltre a essere imperatore del Sacro Romano Impero) si alleava con gli infedeli, tanto con i protestanti principi tedeschi quanto con il sunnita Solimano che spingeva alle porte dell’Europa giungendo fino a Praga mentre lottava contro gli sciiti a est. Terreno di battaglia prima l’Italia e il Mediterraneo dominato dai corsari, poi il suolo tedesco dove si gettarono le basi per la guerra dei Trent’anni.

In quelle pennellate scure che delineano il vago sfondo nel quadro è nascosto questo e tanto altro che per rapidità qui si tace. “La storia non è il terreno della felicità” diceva Hegel, ma è la nostra radice e, in fin dei conti, la nostra forza. Sul sangue degli uomini si è costruito il presente, seppure precario. I più giovani o ingenui stanno tristemente realizzando ora che quel senso di universalità di cui ci sentivamo parte era una illusione. Ma anche questo sacrificio del popolo ucraino non sarà vano se sapremo accettare, comprendere e insegnare la complessità delle cose.

Ilaria Clara Urciuoli

 

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