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A diciotto anni non è inusuale avere le idee confuse sul proprio futuro. Ma ci sono anche le eccezioni. C’è chi ha già le idee chiare sugli studi da intraprendere e cosa voler fare “da grande”, coltivando con cura le proprie passioni. Ne abbiamo parlato con uno di questi, Yari Loiacono, un giovane e brillante studente che ci racconta del suo primo libro, “Dentro di me”.

Yari, si può presentare ai nostri lettori?

“Ciao a tutti i lettori de L’Arno.it, sono Yari, ho 18 anni e vivo a Livorno. Frequento un liceo artistico e sono all’ultimo anno. Dopo la maturità proseguirò i miei studi in questo versante, nella facoltà dei Beni Culturali a Firenze”.

Di cosa parla il suo libro?

Dentro di me è il mio primo romanzo pubblicato, edito Publishing Flower. Narra di una famiglia in cui spicca la protagonista, Amelie, costretta a trasferirsi in una nuova abitazione: essa è collocata al centro di una valle rigogliosa e circondata da una fitta foresta, l’unico contatto con la civiltà è un paesino distante qualche chilometro, anche se facilmente raggiungibile grazie a un sentiero. Questo pittoresco luogo sarà teatro di immani sofferenze per i familiari, dato che Amelie, in un pomeriggio come gli altri, risveglia qualcosa di antico, una maledizione dormiente da secoli legata allo spirito infernale di una principessa, Petunia. Ognuno di loro si ritroverà a lottare contro forze oscure e per la prima volta nella loro vita si troveranno dalla parte delle vittime, una sorta di contrappasso dantesco che li metterà alla prova, facendoli inevitabilmente pagare con il sangue”.

Com’è nata l’idea?

“È sempre stata dentro di me, come un qualcosa che serpeggiava indiscretamente nella mia mente. Ciò che ha fatto partire il processo di realizzazione dell’opera fu una notizia al telegiornale. Dopodiché il tutto è nato in pochi mesi, le idee venivano in ogni momento: in classe, sui mezzi di trasporto, nei negozi, mentre studiavo o ero in procinto di addormentarmi, pure nei miei sogni, ognuna di esse era meritevole di essere fissata su carta, anche se poi, ovviamente, ho dovuto fare delle scelte narrative e stilistiche”.

Quanto ci ha messo per scriverlo?

“Per formare i nove capitoli ho impiegato all’incirca qualche mese, poi ci sono state diverse fasi di modifica, lettura e rilettura per spedire alle case editrici un lavoro estremamente pulito e professionale”.

Verso quali grandi scrittori si sente più in debito di riconoscenza?

“Stilisticamente non riesco a identificarmi completamente in qualcuno. Prendo sempre qualcosa da ogni persona che ho modo di leggere, quindi a partire dai grandi autori classici a quelli contemporanei ed emergenti, proprio come me. A livello affettivo, o comunque di vita, sento un forte legame con la poetessa americana Emily Dickinson, sia per il suo carattere introverso, ma sempre attento al mondo esterno, che per la sua visione simbolica e metaforica dell’arte, della sua scrittura innovativa e poco compresa per l’epoca in cui viveva”.

Nel suo libro tratta temi sociali e psicologici molto forti… come le è venuta questa idea, guardando all’oggi?

“Sì, esatto. Nel romanzo non viene accennato il periodo storico nel quale si sta svolgendo la narrazione, vi è solo un breve accenno che solo chi conosce la storia può cogliere, oltre ai costumi senz’altro non moderni. Questa scelta è voluta. Desideravo enfatizzare ancora di più la scarsa differenza che vi è fra ieri e oggi. La violenza viene introdotta nelle vicende in modo automatico e naturale, non viene mai data del tutto una spiegazione, questo perché non esistono delle valide motivazioni ad essa, che sia fisica o mentale è pur sempre un gesto meschino e meritevole d’essere punito”.

La protagonista del romanzo, Amelie, che tipo è?

“È intraprendente, eccentrica, una voce fuori dal coro. È gioiosa, ma ha un passato difficile alle spalle, costituito da violenze e traumi mai del tutto affrontati, che le si sono accumulati negli anni. Quel che lei rappresenta è il prototipo della sopravvissuta, è forte, ma sottovaluta quello che realmente è, difatti questa storia è un percorso di crescita e maturazione, di auto-consapevolezza: non solo per lei, ma per chiunque senta il bisogno di rispecchiarcisi. Amelie è una delle tante parti di me, a cui ho voluto dare vita su carta, difatti ho sempre voluto dare a ogni personaggio delle mie storie qualcosa di mio, per poi farli sviluppare con lo svolgersi della storia”.

Progetti futuri?

“Sicuramente, a livello editoriale, quello di portare alla pubblicazione il mio primissimo romanzo scritto, “Camp BlackMont”, oltre quello di partecipare a tanti concorsi letterari e conoscere più persone possibile di questo magnifico settore. Professionalmente, invece, spero di potermi diplomare con il massimo che posso fare, di riuscire poi a terminare i miei studi universitari e diventare, infine, professore di Storia dell’Arte, il mio sogno da un paio di anni a questa parte”.

In bocca al lupo, allora. Vuole aggiungere qualcosa per i nostri lettori?

“Innanzitutto vorrei ringraziare voi per avermi fato l’opportunità di poter spiegare me stesso e la mia opera. Spero attraverso essa di poter aiutare chi ne ha bisogno e chi si sente come Amelie, perché non si è mai del tutto soli, nemmeno quando si è all’estremo. Il percorso di guarigione, o anche solo di realizzazione dei propri traumi, è lungo e tortuoso, ma ce la si può fare. Per ogni domanda o anche solo aggiornamento riguardo a delle eventuali novità vi lascio il mio account su Instagram: @lloiax.stend. Grazie ancora!”

 

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