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Luca Bocci

Nonostante la Toscana sia famosa per i paesaggi da cartolina e la voglia dei propri abitanti di scherzare su tutto, questa simpatia è solo superficiale, un modo che noi toscani abbiamo per nascondere il fatto che, da qualche secolo, siamo ancora in lutto. In fondo ai nostri cuori abbiamo il dubbio atroce che, non importa quello che riusciremo ad inventarci per farci strada nel mondo, non riusciremo mai a replicare le conquiste straordinarie dei nostri antenati. Quella che ci perseguita è l’età dell’oro della nostra terra, quando una perfetta tempesta di potere finanziario, talento e scaltrezza politica rese la Toscana il cuore e l’anima della civiltà occidentale. Se i libri dedicati al Rinascimento si sprecano, non molto si dice del carburante che ha reso possibile questa straordinaria fioritura di arte, cultura e scienza: i soldi. La Toscana era ricca, talmente ricca da potersi permettere, per la prima volta in Europa dalla fine dell’Impero Romano di coniare regolarmente monete d’oro, i famosi “fiorini”. ASCOLTA LA STORIA

Le monetine con il giglio di Firenze e l’immagine di San Giovanni Battista, santo patrono della città del Duomo, diventò la moneta di scambio preferita della cristianità. I fiorini si guadagnarono una reputazione tale da essere considerati letteralmente “buoni come l’oro”. La storia del fiorino e di come la sua presenza rese possibile l’esplosione dei commerci che avrebbe cambiato per sempre la storia del Vecchio Continente è davvero affascinante – il che spiega perché questa settimana abbiamo deciso di dedicare una puntata al cosiddetto “dollaro del Medioevo”.

Per molti di noi con qualche giro attorno al sole di troppo, la parola “fiorino” riporta alla mente una famosa gag del film “Non ci resta che piangere“, avventura nel tempo dei due grandi mattatori della comicità degli anni ’70 e ’80, Roberto Benigni e Massimo Troisi, ma la nascita della famosa moneta ha le sue radici nel sangue e in una striscia di vittorie della coalizione guelfa fiorentina sui rivali ghibellini di Pisa e Siena. Il successo della valuta col giglio fu garantito con pene davvero draconiane: essere beccati a falsificare un fiorino ti spediva direttamente sul rogo, senza passare dal via. La complessa macchina che regolò la produzione e la qualità dei fiorini garantì per oltre tre secoli che, nonostante innumerevoli tentativi d’imitazione, la monetina regnasse sovrana in tutta Europa.

A fermare la corsa del fiorino fu un autogol clamoroso della famiglia che, più di ogni altre, aveva accumulato montagne di monete nei propri forzieri, i Medici. Gli esponenti della grande famiglia di banchieri iniziarono a credere alla propria propaganda, pensandosi più importanti della stessa Firenze. Pur di avere la propria immagine sulle monete, Alessandro Medici ammazzò la gallina dalle uova d’oro, in uno degli autogol più clamorosi della storia. Queste monete scintillanti sono ancora in giro, come tutte le storie e le leggende che sono fiorite nel tempo sulla moneta che fece la Toscana ricca e potente.

Se ne volete sapere di più, ascoltate la puntata del nostro podcast e, magari, fateci sapere cosa ne pensate mettendovi in contatto direttamente. Ogni feedback è graditissimo, anche il più cattivello – rispondiamo a tutti, promesso!

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