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La guerra non genera solo morte e distruzione, porta anche altre conseguenze sui rapporti tra i popoli. Nessun settore è escluso, come abbiamo visto nei giorni scorsi: gli scontri coinvolgono il mondo della cultura (vedi i casi del teatro alla Scala di Milano), raggiungono livelli paradossali (vedi polemiche sul corso su Dostoevskij all’università Bicocca di Milano) e arrivano persino al blocco delle relazioni-collaborazioni tra gli atenei. Il passo conclusivo, il non parlarsi più, né collaborare: la scienza e la cultura che smettono di parlarsi perché c’è un conflitto in corso.

La Scuola Normale di Pisa ha deciso di interrompere i rapporti con gli atenei russi filo Putin. Come spiega il rettore, Luigi Ambrosio, “la Scuola sospenderà ogni forma di collaborazione istituzionale e ogni accordo di scambio con le università russe i cui rettori hanno sottoscritto un documento in cui avallano l’invasione dell’Ucraina”. Si tratta del documento con cui l’Unione dei rettori russi ha di fatto avallato la guerra in Ucraina decisa da Putin.

È una protesta molto forte quella della Normale, che però non intende colpire le singole persone, siano essi studenti ma anche docenti o ricercatori. “Ogni forma di aggressione territoriale di un paese nei confronti di un altro – prosegue il rettore – deve essere ripudiata e il fatto che accademici, certamente bene informati e che ricoprono posizione di vertice possano appoggiare scelte così scellerate ci lascia sgomenti. Tuttavia, oltre a fornire il nostro aiuto a studenti ed accademici ucraini, continueremo a sostenere la mobilità di accademici russi, da valutare caso per caso, sulla base di accordi individuali”.

La Normale, come spiega il professor Ambrosio, proprio di recente ha invitato una collega russa a trascorrere un periodo di tempo a Pisa, dedicandosi allo studio: “È importante tenere ben distinto il piano istituzionale da quello dei singoli individui, ricordando che molti accademici russi si sono espressi contro l’invasione ucraina, anche con grande rischio personale, prima dell’emanazione delle leggi più restrittive”. Ricordiamo infatti che in Russia anche solo parlare di guerra è punito dalle autorità, come deciso da un recente decreto varato dal governo. Il termine che viene utilizzato, per descrivere ciò che sta avvenendo in Ucraina, è “operazione speciale”.

La linea decisa dalla Normale non è isolata, ma risulta essere “in linea con quella sostenuta in queste ore dall’European University Association, di cui facciamo parte”, spiega Ambrosio.

La condanna dell’aggressione

“Il governo russo ha scelto la via della guerra – si leggeva il 25 febbraio sul sito della Normale – in spregio alle norme fondamentali del diritto internazionale e mettendo a repentaglio l’incolumità della popolazione civile inerme, che pagherà il prezzo maggiore di questa scelta scellerata. La Scuola Superiore Sant’Anna e la Scuola Normale Superiore condannano in modo fermo l’aggressione militare lanciata il 24 febbraio dalla Russia contro l’Ucraina attraverso la nota della rettrice Sabina Nuti e del direttore Luigi Ambrosio, per condividere i sentimenti delle due comunità accademiche, emersi durante l’incontro congiunto svoltosi poche ore dopo la notizia dell’aggressione, il 24 febbraio, convocato per riflettere sull’attacco portato dalla Russia all’Ucraina. Si è trattato di un evento che ha visto la partecipazione dei vertici delle due istituzioni, docenti, ricercatori, ricercatrici, allieve, allievi, personale tecnico amministrativo e, grazie alla rete, sono stati raggiunti oltre 300 utenti collegati”.

“Esprimiamo – sottolineano Sabina Nuti e Luigi Ambrosio – la massima solidarietà al popolo ucraino e sosteniamo in maniera incondizionata ogni tentativo di giungere a una cessazione delle ostilità, alla risoluzione pacifica delle controversie fra i due Stati e a una piena riconciliazione fra le parti. Chiediamo pertanto a quanti hanno responsabilità politiche e di governo di farsi parte attiva nella risoluzione della crisi. Riteniamo decisivo che i paesi dell’Unione Europea assumano posizioni unitarie nella condanna dell’aggressione e nell’adozione di sanzioni adeguate nei confronti del governo russo. Auspichiamo un coinvolgimento attivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite perché favorisca il ricorso al dialogo, alla diplomazia e alla cooperazione fra gli Stati”.

2 Comments

  1. Vita Bruno Reply

    Il principio di tutte queste dichiarazioni è disgustoso : penalizzare la cultura, lo sport, la ricerca è, di solito, estraneo a certe istituzioni e non richiesto… ah sì ! è richiesto dall’Europa. “Siamo in linea…”
    Tutta questa emozione e ricerca di visibilità nell’esercizio della bontà e della morale non l’ho vista all’epoca dei Balcani, né in Siria, né per lo Yemen ! VERGOGNA ! Dello Yemen in Italia non se ne parla mai : è vero che è bombardato da anni dall’Arabia Saudita… Stato alleato dell’occidente e democrazia avanzata ! VERGOGNA ! La TV strappalacrime italiana è inguardabile oltre che selettiva e chi dice selezione dice censura !

  2. Vita Bruno Reply

    … e aggiungo che i loro distinguo “Tuttavia, continueremo a sostenere la mobilità di accademici russi, da valutare caso per caso, sulla base di accordi individuali” conferma l’ipocrisia di tutta questa operazione mediatica. COMPLIMENTI alla Scuola Normale, alla Scala e altri covi delle eccellenze italiane

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