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Due parole, solo due parole ha detto in aula Mauro Moretti nel processo di appello-bis a Firenze per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009: “Non rinuncio”. L’ex ad di Fs e Rfi fa sapere di volersi avvalere della prescrizione e, proprio per questo, non verrà processato. In questo modo cade l’accusa di omicidio colposo plurimo, mentre dovrà affrontare ancora le accuse di disastro ferroviario, incendio colposo e lesioni colpose. Quelle due parole hanno suscitato la rabbia dei familiari delle vittime.

L’avvocato di Moretti, Ambra Giovene, ha affrontato i parenti: “Capisco lo strazio dei familiari, spiace però che questo strazio abbia trovato sfogo in aula, non appena la corte si è ritirata, con offese verso l’ingegner Moretti e la ricerca di uno scontro diretto col suo difensore”. Ed ha definito “incomprensibile la reazione dei familiari verso il proprio assistito, sottolineando che “è l’unico che ha rinunciato alla prescrizione in appello per l’incendio colposo e per le lesioni personali. Oggi accettando la prescrizione per l’omicidio colposo viene a trovarsi nella identica posizione degli altri imputati”. Poco prima Daniela Rombi, vicepresidente dell’associazione dei familiari delle vittime, aveva così sintetizzato la propria rabbia: “È una vergogna!”.

In tutto sono sedici gli imputati coinvolti nel processo di appello-bis per la strage del 29 giugno 2009 che costò la vita a 32 persone. Processo che è stato subito rinviato, al 7 aprile, perché mancava la traduzione in tedesco, indispensabile in quanto alcuni imputati sono madrelingua tedeschi.

È un dolore sempre vivo quello dei parenti delle vittime. Inutile girarci intorno. “Quello che hanno detto gli avvocati verso Daniela e le altre mamme è inaccettabile – afferma il presidente dell’associazione delle vittime Marco Piagentini – È inaccettabile perché loro sanno benissimo le condizioni morali di coloro che sono lì. Noi abbiamo perso i figli, loro dovevano stare zitti e andare via, invece si sono messi addirittura a registrare, quasi fossimo dei black bloc. Nel primo processo di appello – ricorda Piagentini – Moretti ha rinunciato alla prescrizione e si è dichiarato innocente. Adesso che non rinuncia ci dice lui che è colpevole, e ce lo dice la sentenza della Cassazione”.

E Daniela Rombi conclude, con strazio: “Ci hanno levato i figli, le mamme posso sempre parlare. Moretti ha avuto paura, ha detto due parole sottovoce non rinuncio, poi non ha avuto il coraggio di guardarci negli occhi, se ne è andato via, nel sottosuolo come i topi. Noi parenti delle vittime siamo all’ergastolo tutta la vita, ma lui ha avuto paura e si è rimangiato tutto”.

Il nuovo processo di appello è stato deciso nel gennaio 2021 dalla Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado per i 16 imputati, per i quali la Suprema Corte ha escluso l’aggravante sulle norme di sicurezza, non riconoscendo il disastro ferroviario come incidente sul lavoro, facendo così scattare la prescrizione per tale reato.

Tutti gli imputati

Oltre a Moretti (condannato a 7 anni di reclusione in primo e secondo grado) gli altri imputati erano stati condannati alle seguenti pene: Michele Mario Elia, ex ad di Rfi, e Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia, a 6 anni di reclusione; Francesco Favo, ex responsabile certificazione sicurezza di Rfi, a 4 anni; Emilio Maestrini, ex responsabile sicurezza di Trenitalia, a 4 anni; Mario Castaldo, ex direttore divisione di Cargo Chemical, a 6 anni; Daniele Gobbi Frattini, responsabile tecnico Cima riparazioni, a 4 anni; Paolo Pizzadini, manager di Cima Riparazioni, a 4 anni; Joachim Lehmann, supervisore di Junghental, a 7 anni e 3 mesi; Andreas Schroeter, tecnico di Junghental, a 6 anni e 10 mesi; Uwe Kriebel, operaio dell’officina di Junghental, a 6 anni e 10 mesi; Rainer Kogelheide, Ad di Gatx Rail Austria, a 8 anni e 8 mesi; Peter Linowski, Ad di Gatx Rail Germania, a 8 anni e 8 mesi; Johannes Mansbart, manager Gatx Rail Austria, a 8 anni; Roman Meyer, responsabile flotta carri di Gatx Austria, a 8 anni; Helmut Broedel, funzionario dirigente dell’officina Junghental di Hannover, 6 anni e 10 mesi.

 

Foto: Ansa (ilGiornale.it)

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