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Maurizio Ficeli

Abbiamo contattato uno storico tifoso del Pisa, da anni sempre presente in “Curva Nord”. Stiamo parlando di Alberto Cosci, pisano doc che vive a Lorenzana, da tutti conosciuto come l”Ingegnere, anche se in realtà è laureato in Lettere.

Grazie Alberto per la tua disponibilità. Ti andrebbe di presentarti ai lettori de L’Arno.it?

“Mi chiamo Alberto Cosci, sono nato a Pisa il 10 Agosto 1962”.

Che studi hai fatto? 

“Dopo le Medie mi sono iscritto al Liceo scientifico Ulisse Dini, e dal secondo al quarto anno ho frequentato, nello stesso indirizzo l’Istituto Parificato Arcivescovile Santa Caterina. La Maturità l’ho conseguita al “Concetto Marchesi”. Dopo il diploma mi sono iscritto alla facoltà di Lettere Moderne con indirizzo storico contemporaneo in giornalismo laureandomi con la media di 104. Ho discusso una tesi sulle ripercussioni politiche e sociali dopo la sconfitta di Adua del 1896 attraverso gli occhi di un grande giornale inglese, il Time”.

Di cosa ti occupi attualmente? 

“Mio nonno materno era fattore ed aveva una proprietà con un contadino mezzadro a Lorenzana, in provincia di Pisa, dove abito tutt’ora. Alla sua morte mia mamma ereditò e da Pisa ci siamo trasferiti appunto a Lorenzana, dove svolgo l’attività di agricoltore. Pur avendo fatto diversi concorsi, anche in ambito scolastico, non sono riuscito a trovare un posto di lavoro fisso, così ho costruito due appartamenti nella proprietà che avevo dando vita ad un bed and breakfast”.

Hai messo su anche famiglia? 

“Sì, dopo la laurea conobbi e mi innamorai di una ragazza italo brasiliana, nata in Brasile da oriundi veneti di Schio, in provincia di Vicenza. Ci sposammo nel 1991, dopo 3 anni di fidanzamento, ed abbiamo tre figli di 30, 28 e 27 anni. Un maschio e due femmine”.

Sappiamo che sei un grande tifoso del Pisa, cosa che sviscereremo nel corso di questa intervista. Quali altri hobby e passioni coltivi? 

“Colleziono e catalogo cd musicali. Ho dei cantanti preferiti come Battiato, Branduardi, i Nomadi, Renato Zero, Venditti ed altri. Inoltre ho molti Dvd e amo la musica, soprattutto anni 70, 80, 90, come ad esempio quella che ci faceva ascoltare l’indimenticato Riccardo Cioni, di cui possiedo molti dischi”.

Altre collezioni degne di nota? 

“Possiedo molto materiale cartaceo concernente le vicende del Pisa, diversi biglietti del Pisa della stagione 1982 ed una collezione di sciarpe sia del Pisa che di altre tifoserie italiane ed estere”.

Cosa ti piace di più di Pisa oltre alla Torre? 

“Amo molto l’intrigo di vicoli nascosti, specie nella zona dietro Borgo e lungo l’Arno, come ad esempio dietro al Caffè dell’Ussero. Della mia città amo anche il dolce incresparsi delle onde dell’Arno, con il vento, e le visioni dei palazzi signorili dei Lungarni. Diciamo che sono un innamorato nostalgico di quel che era Pisa, un po’ meno di quello che è oggi, anche se è sempre la mia città e resterà stampigliata in me con la sua croce fino alla fine dei miei giorni, così vale anche per la mia squadra”.

Puoi spiegarci il perché del soprannome “Ingegnere”?

“È dovuto al fatto che ai tempi della serie A e B, con Romeo Anconetani, quando andavo in trasferta portavo con me delle cose simpatiche. Ad esempio un registratore per tenere traccia dei cori delle tifoserie che andavamo ad incontrare, una cartina topografica della città dove ci recavamo in trasferta, poi tutte le bandiere. Diciamo quindi che “ingegnavo” sempre qualcosa ed una volta dei ragazzi che erano con me, ultras del Pisa, vedendo tutta questa roba apparecchiata davanti al nostro pullman, dissero fra loro: “Ma chi è luli? Pare un Ingegnere”. Accadde nella trasferta di Vicenza, dove mi trovavo insieme ad un altro grande tifoso nerazzurro, Federico detto “Tico” Bonucci. Da lì mi è rimasto il soprannome. Da Vicenza-Pisa scoppio ‘il “caso Ingegnere”.

Alberto Cosci (a destra) con Davide Moscardelli e altri due tifosi del Pisa

Quando hai visto il Pisa per la prima volta nella tua vita?

La prima partita l’ho vista nel campionato 1973/74. Mio babbo mi portò in Gradinata dove non c’erano i seggiolini ma ancora i vecchi gradoni. La gara era Pisa-Modena. Anni dopo andai a vedere il derby Livorno – Pisa all’Ardenza, nel 1978/79, che vincemmo 1-0 con gol di Barbana. Ricordo che andai con i miei genitori con la macchina targata Pisa, avevo 16/17 anni. Quello è stato il mio battesimo nella Curva pisana”.

A proposito di Curva, molti ricorderanno lo striscione che ti fu dedicato, “INGEGNERE PRESENTE”, che era appeso in Curva nord, lato Gradinata nelle partite casalinghe oltre che nelle trasferte. Hai qualche aneddoto da raccontarci di quel periodo?

“Mi ricordo la trasferta a San Siro con il Milan per la salvezza, eravamo in 12.000 pisani: purtroppo retrocedemmo. Ero arrivato a Milano con i miei genitori viaggiando su uno dei numerosi treni speciali. Per il Milan segnò due gol Blisset e per noi Patrizio Sala. Anni dopo, di ritorno in serie A, in un’altra trasferta a “San Siro” i milanisti, con cui avevamo un rapporto di rispetto, erano incuriositi dallo striscione “Ingegnere presente” e volevano conoscermi. Poi c’è la trasferta a Firenze, dove andai con un signore di San Miniato tifoso del Pisa. Ci furono degli scontri. Io ero vicino ad un’altra super tifosa, Rina detta “la Gingilla”. Ci fu una invasione di pisani in Maratona ed in quella occasione un  tifoso viola ruzzolò di qualche gradino”.

Che ricordi hai invece del Presidente Anconetani?

“Ti racconto un aneddoto, riguardante una partita di spareggio, mi pare con il Toro, per rimanere in serie A. Andai con mia madre nella sede di via Risorgimento a prendere il biglietto. La mamma dette la mano a Romeo dicendogli: “Io ho origini livornesi ma seguo il Pisa”. Romeo rimase contento e la invitò a venire spesso allo stadio”.

Romeo ti fece anche gli auguri in televisione quando subisti un infortunio sul treno di ritorno dalla trasferta di Torino…

“Mi ricordo perfettamente, ho anche la registrazione della trasmissione. Dei tifosi del Pisa informarono Romeo e Massimo Marini dell’accaduto. Mi ricoverarono all’ospedale di Pontedera perché mi ero rotto l’osso del pollice. Mi vennero a trovare diverse persone e tanti tifosi nerazzurri fra cui la famosa Rina Pretini, che mi portò dei cioccolatini”.

Sappiamo che segui sempre il Pisa dalla Curva. Che differenza trovi fra il tifo di quei tempi e quello di oggi?

“La differenza è molto semplice nel senso che un tempo, a mio avviso, il tifo era più spassionato e sanguigno e si perdeva la voce, ora con tutte queste restrizioni purtroppo è più statico e certe limitazioni impediscono il tifo genuino di una volta, anche se i ragazzi della Nord allestiscono comunque delle bellissime coreografie. La mitica Curva comunque sarà la mia, la nostra roccaforte, fino a che vivrò”.

Chi ti ha impressionato di più nel Pisa di quest’anno? Secondo te potremo realizzare il sogno?

“Io sono un po’ scaramantico, però sotto sotto ci credo. Riguardo ai giocatori che mi hanno impressionato, c’è ne sono due che fanno la differenza, senza nulla togliere agli altri. Io sono per lo zoccolo duro e ti dico Gucher e Tano Masucci. Inoltre, avrei un desiderio, vorrei tanto conoscere di persona il presidente Giuseppe Corrado”.

Se tu lo incontrassi cosa vorresti dirgli?

“Gli vorrei fare tanti elogi, ringraziarlo e dirgli che ho tanta simpatia per lui e per il figlio Giovanni. Vorrei esternargli tutta la mia fiducia nei suoi confronti.

Mentre a Mister Luca D’Angelo cosa vorresti dire?

“Vorrei dargli la mano e dirgli che è un grande”.

Sui progetti futuri di questa società cosa pensi?

“Sono convinto che il Presidente e la società faranno cose importanti per il bene della città e per la squadra”.

Maurizio Ficeli 

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