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Se vi capita di passare da Pitigliano, splendido borgo della Maremma, in provincia di Grosseto, tra i prodotti tipici troverete lo “sfratto”. Che cos’è? Si tratta di un dolce ebraico tradizionale, a base di noci e miele. La forma è quella di un bastoncino. Perché quel nome? Dobbiamo risalire indietro nel tempo, al XVII secolo…

Il granduca di Toscana, Cosimo II de’ Medici, con un editto ordinava agli ebrei delle zone di Pitigliano, Sovana e Sorano, di lasciare le loro case, trasferendosi nel ghetto di Pitigliano. I messi inviati dalle autorità andavano a bussare con un bastoncino sui portoni di legno delle case abitate dagli ebrei, intimando loro di andarsene. Un ricordo triste, questo, impresso nella memoria di un popolo oppresso che, un secolo dopo, volle ricordarlo con un dolcetto a forma proprio di “sfratto”, il bastoncino usato per picchiare sui portoni.

All’interno di questo dolce da forno (un biscottone lungo 20-30 cm) c’è un ripieno fatto con miele, scorze di arancia, noci, anice e noce moscata. Tutti ingredienti, questi, usati anche in antichità dalle popolazioni del posto, e anche in altre zone. Secondo alcuni studiosi lo sfratto, proprio per queste ragioni, potrebbe trarre origine da un’antichissima ricetta etrusca tramandatasi nei secoli. In verità alcune caratteristiche (e gli ingredienti usati) fanno parte anche della tradizione gastronomica ebraica, ad esempio l’assenza del lievito nell’impasto, mentre il miele e le noci sono tipici della pasticceria toscana.  Nel 2001 con un decreto ministeriale lo sfratto di Pitigliano è stato inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali.

Se lo sfratto, come molti altri cibi della tradizione ebraica, ricorda un fatto della storia, in questo caso un evento triste, l’obbligo di lasciare la propria casa, ironicamente vennero proposti come dolci da consumare per celebrare Rosh Hashanà, il capodanno religioso (uno dei tre previsti nel calendario ebraico): nella Torah si fa riferimento ad esso definendolo “il giorno del suono dello Shofar, volendo scongiurare il rischio di future persecuzioni e come augurio per un nuovo anno di prosperità. Anche i Gentili (i non ebrei osservanti) di Pitigliano iniziarono a consumare gli sfratti, che divennero così un dolce molto apprezzato regalato prima dei matrimoni per scongiurare liti all’interno della futura coppia. Un dolce per certi versi propiziatorio.

 

Foto in alto: Wikipedia

 

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