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Nel blitz di ieri sono state indagate ventinove persone accusate di voler sabotare, in vari modi, la campagna vaccinale anti Covid. A condurre queste azioni criminali erano i “Guerrieri Vivi“, così si autodefinivano, persone di diverse età e provenienza reclutate attraverso le reti social, soprattutto sui canali Telegram pubblici con discussioni sui temi no vax e no green pass. Le indicazioni operative (gli hub da colpire) venivano fornite, invece, sui canali privati e su Facebook. Ogni “guerriero” non era indicato con nome e cognome ma solo con un numero di matricola, che andava inserito nella biografia dei propri account Facebook. La segretezza era un requisito fondamentale. L’operazione è scaturita dalle indagini della Polizia postale e delle comunicazioni della Liguria, con la partecipazione dei compartimenti (e della Digos) di Milano, Torino, Bari, Roma, Firenze, Venezia, Trieste, Palermo e Catania. L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è costituzione e partecipazione ad associazione segreta con finalità di eversione.

L’esame finale da sostenere

Dopo essere entrati nelle chat di reclutamento chi intendeva fare il salto e diventare “guerriero” doveva ascoltare una serie di audio, registrati da una voce contraffatta, in cui si parlava dell’instaurazione di un nuovo ordine mondiale, governato da intelligenze artificiali e si ipotizzavano parallelismi tra il regime nazista e l’attuale situazione di emergenza. Finito il percorso di formazione l’aspirante guerriero era tenuto a superare un esame e, subito dopo, un tutor lo “guidava” per le prime operazioni da svolgere: una sorta di battesimo sul campo della contestazione no vax.

Il guerriero Veleno con l’amico nella Asl

A Pisa è stato indagato un trentenne che, come nome di battaglia, aveva scelto “Veleno” associato al numero #1625. Secondo gli inquirenti avrebbe compiuto diverse azioni dimostrative prendendo di mira gli hub vaccinali della Toscana, tra cui quello di Firenze del Mandela Forum e all’hub di Empoli. Sarebbe stato lui a vergare diverse scritte più o meno deliranti per contestare le vaccinazioni. Da un controllo successivo è stato esaminato il suo smartphone, da cui sono emerse le conversazioni che, agli inquirenti, hanno aperto una finestra sul mondo no vax.  Tra gli amici di Veleno c’era un giovane dipendente della Asl Toscana Centro che è ora indagato per concorso esterno. Secondo la tesi formulata dagli inquirenti da vero e proprio infiltrato il giovane avrebbe fornito al guerriero, “pienamente consapevole dello scopo, su richiesta”, gli indirizzi degli hub vaccinali, prendendoli dal terminale del 118 e fotografandoli con il proprio cellulare, inviando poi le foto a Veleno.  Agli inquirenti l’uomo ha negato ogni addebito, dicendo di essere vaccinato e in attesa della terza dose. Alle contestazioni che gli sono state mosse il dipendente Asl indagato ha risposto in questo modo: “Ci conosciamo da una vita, non pensavo che quegli indirizzi fossero usati per certi scopi”.

Il messaggio di Veleno su Youtube

Dall’indagine è emerso che lo scorso 7 luglio scorso uno degli organizzatori avrebbe chiesto a Veleno (forse come prova iniziatica) di scrivere questo commento sul canale Youtube della Regione Toscana: “La verità la nascondete da tanto che non dite che i morti di 5 mesi di vaccino hanno già superato i morti di un anno di Covid (…) Volete violare i nostri diritti fondamentali con lo stesso metodo dei nazisti” . E due giorni dopo un altro commento dal gruppo no vax, sul canale Youtube della tv locale Tele Iride: “Nardella (sindaco di Firenze, ndr) pensare che l’interesse collettivo possa violare le libertà e i diritti inalienabili dell’individuo è un modo di ragionare n-a-z-i-s-t-a”.

I CONSIGLI PER COMPIERE LE AZIONI

Prima di compiere le azioni di sabotaggio bisognava imparare quasi a memoria questi trucchetti, indicati nelle chat segrete: “Muoversi sempre nei punti ciechi l’importante è trovare una zona sicura senza telecamere il problema delle telecamere non è tanto che ti riprendono in un determinato momento ma che ti possono seguire se passano da un punto all’altro (…). Compio la mia azione con berretto, occhiali da sole, mascherina, vestito di nero, trovo zona lontana dalle telecamere dove levo berretto, occhiali, mascherina” . Evidentemente, però, questi trucchi del mestiere non sono stati sufficienti. Qualche traccia è stata lasciata e, sia pure a fatica, gli inquirenti hanno scovato diversi “guerrieri”. Mentre prosegue la caccia agli altri rimasti a piede libero.

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