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Il rito delle occupazioni a scuola, si sa, non tramonta mai. Arriva un periodo dell’anno in cui gli studenti si sentono  “autorizzati” ad alzare la voce e a farsi sentire nel modo che, da qualche decennio ormai, considerano normale: occupare la scuola. Così, tra motivi di protesta più o meno validi, si perdono giorni e quando va peggio settimane di lezioni e studio. A danno, ovviamente, degli studenti stessi. Ma questo ormai è risaputo. L’occupazione talmente è radicata che potrebbe persino diventare materia scolastica, sotto forma di laboratorio, ovviamente ridefinita sotto il modello socialmente più accettabile di “autogestione”.

Qualcuno di voi più anziano ricorderà i tempi della Pantera (sembra un’era geologica fa) o subito dopo, quando nelle scuole gli studenti  facevano “esercizio di democrazia” scegliendo tra le seguenti opzioni: occupazione, autogestione, nessuna forma di protesta. Che fosse per dire no alle scelte di questo o quel ministro dell’Istruzione oppure per protestare contro una guerra in corso (o minacciata) quasi sempre a vincere erano le prime due scelte.

Il Liceo Dini di Pisa il 16 novembre è stato occupato dagli studenti. Per pura curiosità ci siamo andati a informare per cercare di capire quali siano, oggi, i temi che fanno arrabbiare gli studenti, spingendoli a fare casino. Abbiamo trovato diversi temi interessanti, che ci inducono a pensare come, passano i decenni, ma le cose non cambiano mai. E c’è anche un tema nuovo, rispetto a una volta, legato ai diritti delle persone transgender. Ma andiamo subito a vedere cosa scrivono gli studenti dello Scientifico di Pisa.

“L’inizio dell’anno scolastico è stato accompagnato dall’emersione di varie problematiche, fonti di un evidente disagio generale che ci ha portato a questo forte atto di disobbedienza civile. Un atto compiuto con il fine di mettere in luce questi problemi, conseguenze di un sistema scolastico italiano che cade a pezzi, e ribellarci contro le istituzioni che continuano ad ignorare noi e tutti gli studenti della città”. Il tema centrale, dunque,  è sempre lo stesso: abbiamo dei seri problemi, che viviamo ogni giorno, ma gli adulti ci ignorano. Per farci sentire, dunque, occupiamo la scuola.

Poi si entra nello specifico, elencando quali sono i problemi:  “La questione più evidente nella nostra scuola – si legge – è la mancanza di aule, ben 10: tema di competenza della provincia che già da giugno scorso era al corrente del fatto che nel nostro liceo e ai licei Carducci e Buonarroti, mancassero delle aule. Nonostante le numerose richieste della scuola, la provincia si è completamente disinteressata del problema, tant’è che a settembre, fino a due giorni prima dell’inizio della scuola, non sapevamo come saremmo rientrati. Alla fine, è stato deciso di convertire due laboratori e l’aula magna in classi, e di variare l’orario ordinario, alternando giorni da 6, 5 e 3 ore giornaliere, difficili da sostenere mentalmente e fisicamente e creando notevoli difficoltà agli studenti pendolari”.

Con dovizia di particolari gli studenti elencano gli sforzi fatti per cercare di “suonare la sveglia” alle istituzioni, affinché risolvessero i problemi. “L’11 ottobre ci siamo uniti agli studenti delle altre scuole arrivando in gran numero fin sotto l’edificio della Provincia, da cui è sceso il presidente Angori che ha promesso di ascoltarci e di darsi da fare. Evidentemente il dialogo non ha funzionato perché dopo due settimane sono arrivate due proposte dalla provincia completamente inaccettabili e quindi rifiutate: la riconversione di un capannone pronto non prima di ottobre 2023 ed un altro edificio non disponibile prima di 3 mesi e con i soffitti tanto bassi da non essere a norma. Anche se, dopo tutto questo, è sorta la notizia di una possibile soluzione ben più semplice ed immediata: l’utilizzo di alcune aule dell’adiacente Istituto Galilei-Pacinotti che paiono essere libere o comunque non sufficientemente sfruttate. La scuola, a partire da fine giugno, ha richiesto le modalità di organizzazione delle aule di questo istituto senza ricevere alcuna risposta né dalla dirigenza e né dalla provincia. Ne abbiamo abbastanza di tutto questo menefreghismo, di tutte queste chiacchiere e promesse, abbiamo bisogno di soluzioni immediate ed efficaci, non possiamo e non vogliamo abituarci a questa organizzazione oraria”.

Senza entrare nello specifico, la situazione denunciata dai ragazzi è quantomeno imbarazzante. Possibile gestire in questo modo il mondo della scuola? Possibile che ogni anno si arrivi all’inizio delle attività con il solito problema delle aule che mancano? Non ci sono parole…

Come dicevamo, però, gli studenti del Dini denunciano anche un nuovo problema. Che si inserisce nel dibattito che per mesi ed anni ha riempito le pagine dei giornali, e i dibattiti in tv, legato al tema dei diritti. “Abbiamo bisogno di una scuola diversa, più giusta, più inclusiva ma questi non sono aggettivi che si addicono al Liceo Dini di oggi”. Come mai, cos’è successo di grave? Sentiamo cosa scrivono gli studenti pisani.

“È stata negata l’attivazione della carriera ‘Alias‘ ad un ragazzo transessuale (la carriera alias è un progetto che prevede un profilo burocratico alternativo e temporaneo, a sostegno delle studentesse e degli studenti transgender, che permette di sostituire il nome anagrafico con quello adottato) che non si sentiva totalmente accettato e rispettato dai docenti. Quando è stato chiesto il motivo di questa decisione, la preside ha risposto che la scuola non è pronta e che il progetto potrebbe ‘turbare la sensibilità di un gruppo di docenti’ e che ‘non rispetta le loro idee’, idee che vanno ad intaccare la libertà e il benessere di alcuni studenti. Tutto ciò è molto grave – tuonano i ragazzi che occupano il liceo – ed un cambiamento di mentalità è necessario”.

Allo stato attuale la situazione è questa. Del problema se ne parlerà nel prossimo consiglio di istituto ma, come lamentano gli studenti, “non siamo sicuri se la carriera Alias verrà avviata o meno e anche in caso positivo sicuramente la vicenda andrà molto per le lunghe, assecondando una forte ingiustizia ed evitando di mettere subito fine a questo disagio”.

“Per tutte queste ragioni – concludono gli studenti del Dini – abbiamo deciso di farci sentire, di prendere in mano totalmente i nostri spazi e di sfruttarli nei giorni seguenti in modo da mostrare >il modello di scuola che vogliamo. Non vogliamo utilizzare l’occupazione solo come mezzo di protesta ma anche come momento di informazione e formazione degli studenti grazie alla partecipazione di numerosi invitati e avviando un ‘percorso di sensibilizzazione’ sulla carriera Alias aperto anche ai docenti. Daremo ciò che questa scuola non riesce a darci e lotteremo finché non otterremo tutto quello che vogliamo”.

Merita attenzione anche la chiusa del comunicato, in cui pur mettendo in atto una azione illegale (l’occupazione di un edificio pubblico e l’interruzione di un pubblico servizio) si sottolinea il fatto di voler rispettare le regole: “Ci teniamo a sottolineare che gli studenti occupanti dovranno assolutamente rispettare le norme legate all’emergenza Covid, con obbligo di mascherina e distanziamento all’interno dell’edificio scolastico. Potranno entrare solo gli studenti muniti di Green Pass e chi ne è sprovvisto dovrà effettuare un test rapido all’ingresso effettuato da un operatore sanitario”.

Occupare la scuola va più che bene, dunque, purché si abbia il Green pass e la mascherina.

E i diritti di chi per mille motivi non vuole occupare ma è costretto a subire la decisione della “maggioranza” dell’assemblea? Solito problema che va avanti da decenni. Di questo meglio non parlare. Nel mondo “perfetto” degli studenti che occupano contano solo certi diritti.

Foto: dalla pagina Facebook “Collettivo universitario autonomo Pisa”

2 Comments

  1. tutto ciò si chiama “fare chiodo”. si riuniscano in assemblea la domenica mattina….

  2. “ Nel mondo “perfetto” degli studenti che occupano contano solo certi diritti. “
    grazie al ’68 ! e ai suoi slogans imbecilli (… è proibito proibire… ecc. )

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