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Paolo Lazzari

Certe storie a volte vengono giù nella realtà anche meglio di come le avevi accarezzate mentalmente. Come ci arrivi da Barga – la radiosa cittadina appollaiata sulle colline a due passi da Lucca – alla serie A turca, sarebbe già materiale per un bestseller, ma il percorso sa darsi da fare per smantellare le certezze acquisite. Perché Francesco Farioli, toscano classe 1989, è un collezionista di esperienze multiformi destinate tutte a condurre verso un unico punto focale.

Prendiamo i fatti: a 32 anni sei il più giovane tecnico italiano nei maggiori campionati europei. Se infili il dito nel nastro attorcigliato della VHS puoi ripercorrere gli snodi cruciali di una vita irrorata dal contrario della banalità. Inizi come preparatore dei portieri che hai solo 20 anni, partendo dall’Eccellenza toscana, con la Fortis Juventus. Se socchiudi le palpebre e ti sforzi un secondo, puoi contemplare tutta la strada che c’è in mezzo. Nel 2014 fai il primo grande balzo, diventando il più giovane addestratore di estremi difensori per una squadra professionistica italiana, la Lucchese. Nascendo a Barga incassi una soddisfazione mica da nulla, ma ancora non puoi saperlo, che l’assegno che sei destinato a riscuotere assumerà un volume molto più ingombrante.

Nel frattempo dribbli le convenzioni che vorrebbero lo sportivo – e il calciatore per definizione – come un elemento estraneo ad ogni velleità umanistica. Scomodare Nick Hornby è probabilmente eccessivo, ma restituisce comunque l’impressione che questi due mondi possano anche annusarsi senza gridare allo scandalo. Di che si parla? Del fatto che ti laurei in Filosofia, con una tesi intitolata “Filosofia del Gioco. L’estetica del calcio e il ruolo del portiere”. Lo snodo non è banale, perché l’approccio teorico racchiuso nei libri viene trasfuso sul rettangolo verde e decodifica letture morali e tattiche altrimenti fuligginose. Del resto, il tuo sito personale è punteggiato da citazioni di Jean Paul Sartre, Pirandello e Goethe. Tutti i grandi allenatori – sostieni – sono autentici filosofi – registi che convergono la loro attenzione verso un fine comune, condensato nell’urgenza di creare il bene della squadra.

Le sfide fanno esattamente al caso tuo. Lo confermi quando, a 26 anni, accetti di ribaltare completamente contesto fiondandoti in Qatar per insegnare ai giovani calciatori locali, in vista del mondiale 2022. Un’esperienza pazzesca, seguita da un passaggio ancor più clamoroso. Ti nota De Zerbi, che è appena stato assunto dal Benevento, perché nel 2015 aveva letto un tuo articolo di analisi sulla gara tra Foggia e Lucchese. Sei nello staff per preparare i portieri della Strega, compreso quell’Enrico Brignoli che segnerà di testa al Milan. Fai bene anche qua, al punto che De Zerbi ti porta appresso pure a Sassuolo, dove armato di tablet e cuffiette vivisezioni le partite e instilli nuove consapevolezze in Andrea Consigli, il portiere titolare. Sotto la tua guida, diventerà il numero uno che infila la maggiore quantità di passaggi filtranti nei campionati europei.

La costruzione dal basso, con un portiere sicuro, tecnico e dominante, diventa il tuo marchio di fabbrica. Ti chiamano addirittura alla Masia, il centro di svezzamento talenti del Barcellona: da quelle parti qualcosa dovrebbero saperne, ma vogliono comunque sentire cos’hai da dire te. È lo slancio decisivo verso la carriera da allenatore. Ti vogliono in Turchia, come vice nell’Alanyaspor: sarà un caso, ma la squadra resta in testa per 14 settimane di fila. Il grande salto sgasa dietro l’angolo e spalanca la portiera. Ha le sembianze speranzose del Fatih Karagumruk, club neopromosso in Super Lig che ti fa tap tap sul sedile del passeggero. Sei il più giovane allenatore di sempre in un campionato europeo professionistico. Un punto d’arrivo che assomiglia tremendamente ad un’altra partenza verso obiettivi in crescendo, magari a tinte italiane.

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