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Il caso era arrivato in Parlamento, con un senatore del Pd, Dario Parrini, che ha presentato un’interrogazione sul caso della pizzeria “Il Mulino” a Camaiore (Lucca), quella che esponeva le foto del Duce e altri cimeli nazifascisti, per chiedere al ministro dell’Interno quali iniziative intendesse intraprendere “per porre fine a qualunque attività posta in essere in aperta violazione del dettato costituzionale”. Ma dopo tanto clamore la vicenda sembra essersi sgonfiata. Il titolare, Elio D’Alessandro, ha tolto tutto il materiale contestato dal locale. E assicura: Era solo una goliardata, per decenni nessuno ha avuto nulla da ridire”. Adesso, però, dopo che il caso aveva assunto una ribalta nazionale, finendo su tutti i giornali, “io non faccio più vita – racconta al Tirreno – addirittura sono arrivate minacce di morte a mia moglie e mia figlia”.

Il signor D’Alessandro, che assicura di avere una clientela politicamente eterogenea, ribadisce che ha sempre “preso tutto come un gioco” e “i camaioresi lo sanno”. A conferma di quanto sostiene rivela che mai nessun agente di polizia o carabiniere è mai andato a contestargli qualcosa per quegli oggetti. E ribadisce: “Non ho mai discriminato nessuno”. È talmente stufo da questo clamore mediatico da essere disposto a gettare tutto nella spazzatura, purché lo lascino lavorare in santa pace. Almeno così dice…

Dopo che era scoppiata la polemica era intervenuto anche il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto: “L’unico modo civile e democratico di manifestare dissenso da parte della gente è stato non dare pubblicità ed evidenza, come invece fanno i social, e al più, come fanno molti camaioresi, compresa la mia famiglia, non andarci a mangiare. Temo invece che tutta questa visibilità dia vita a una inaccettabile meta nazionale di pellegrinaggi fascisti da tavola, sgraditi e degradanti”. Il vero rischio, come giustamente sottolineato dal primo cittadino, era proprio questo: che il clamore finisse col far sorgere dal nulla un ritrovo per i nostalgici del Ventennio, desiderosi di andare a vedere e toccare con mano il “luogo proibito”, la “pizzeria fascista”. Meglio, dunque, lasciar sgonfiare il caso che non alimentarlo artificialmente. Alla fine il passo indietro del titolare del locale. Vedremo se, più avanti, vorrà inventarsi qualcosa di diverso (e di che tipo) per attirare nuovi clienti.

1 Comment

  1. Lorenzo Van perg Reply

    il sindaco ha tutte le ragioni del mondo nel suo intervento..d’altra patte neanche si puo’ permettere una scena degradante come quella offerta da questo ..o furbetto..o nostalgico restauratore..In tutti e due i casi dovrebbe essere penalizzato ..oltre che dai clienti ..anche dalla giustizia… Cosi’ passera’ la voglia ad altri di emularlo..magari con ristoranti “abbelliti” da foto e cimeli di Hiitler..Stalin..Mao o Pinochet

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