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Paolo Lazzari

“Il cortile di palazzo Pfanner pare costruito per ospitare spettacoli, con la sua scalinata da teatro e l’atrio dal soffitto a volta che sfuma in lontananza nella piacevole vista di un giardino verdeggiante”. Il poeta francese André Suares, in visita a Lucca, non si sbagliava. Eppure, doveva essere quantomeno complesso accettare il fatto che un posto del genere fosse anche un birrificio.

La storia di questo zaffiro architettonico quasi incollato alle mura fortificate della città, affonda in una piega del tempo lontana. Se riavvolgi il nastro fino al 1660, magari riesci anche ad intravederli. Eccoli lì, i Moriconi: un’antica famiglia di mercanti di seta che fa parte del più alto patriziato lucchese. Borbottano qualcosa riguardo alla costruzione di un nuovo edificio e hanno un’idea che pulsa in testa. Lo stile barocco che trasuda da ogni stanza è destinato a sgranare gli sguardi di coloro che affollano le abitazioni circostanti, di pianta medievale. Il palazzo però è una gemma destinata a scivolare presto tra le dita. Nel 1680, in seguito ad un improvvido rovescio finanziario, i Moriconi sono costretti a disfarsi dell’imperiosa struttura per ripianare i propri debiti.

Il palazzo finisce ad un’altra famiglia, i Controni, che subito imposta un ampio progetto di riqualificazione interna ed esterna. L’architetto lucchese Domenico Martinelli viene chiamato a realizzare il monumentale scalone esterno, mentre la cura dei giardini è affidata al messinese Filippo Juvarra.

La storia scorre senza rughe per quasi un secolo e mezzo, fino a svoltare con una frustata improvvisa. Nel 1845 il Duca di Lucca, Carlo Lodovico di Borbone, ha un problema a dir poco singolare. La cosa non riguarda la gestione dei rapporti con i cittadini, né assume contorni familiari. Di più: ha a che fare con il gusto. Quello della birra che si beve in città, segnatamente. Ecco, si mormora che al Duca non piaccia per niente. Che fare dunque? La cosa più ovvia, quantomeno per Carlo, è quella di emanare un decreto per procurarsi a corte “un abile fabbricatore di birra tedesco”. Perché da quelle parti, è risaputo, la birra è questione ancestrale.

La risposta alle preghiere laiche del Duca assumono i tratti gioviali di Felix Pfanner, un produttore nativo di Horbranz, placida cittadina che si affaccia sul lago di Costanza. Quando Felix decide di rispondere all’appello del nobile, giungendo in città, chiede in affitto un posto ampio dove potersi dedicare a lieviti e barili. L’occasione di affittare palazzo Controni è di quelle succose e il nostro non se la lascia scappare, accordandosi per il giardino e le cantine dell’edificio, dentro alle quali infila i suoi macchinari. In breve tempo il successo della sua birra deflagra. A Lucca e molto oltre le mura, complici la qualità della bevanda e la circostanza che Pfanner sia uno tra i primi grandi produttori in Italia.

Gli anni si affastellano e alla fine succede che le pinte vendute diventano un formidabile correttore di un destino normale. Le casse dell’attività non si chiudono nemmeno premendo con foga e Felix decide di usare larga parte di questi denari per comprarsi il palazzo, appiccicandoci così il suo cognome.

Alberto Sordi nel film “Il Marchese del Grillo”

La birra seguiterà a scorrere, torrenziale distributrice di sorrisi e giovialità, fino al 1929. Il favoleggiante scenario del palazzo gli consentirà comunque un lungo e formidabile proseguimento. Tra gli anni ’80 e ’90, infatti, diventa location privilegiata per alcune pellicole di grande successo: prima “Arrivano i bersaglieri” di Luigi Magni (1980); poi, un anno dopo, è il turno dell’irriverente e iconico Alberto Sordi ne “Il marchese del Grillo“, per la regia di Mario Monicelli. Nel 1996 palazzo Pfanner attrae a Lucca anche due stelle del firmamento hollywoodiano, diventando il set di “Ritratto di signora“, che vede protagonisti una giovanissima Nicole Kidman e John Malkovich.

Oggi questo luogo continua ad esercitare un fascino irresistibile, che lo rende una delle principali mete turistiche cittadine e sede esclusiva per cerimonie fastose.

Nicole Kidman in “Ritratto di Signora”

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