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Commenti e considerazioni su un mondo che ha perso la testa di un giornalista col cuore in Toscana e la testa tra Londra e il Texas. Se volete, chiamatemi Apolide / di Luca Bocci

Winston Churchill diceva che “la politica è eccitante quasi quanto la guerra e quasi altrettanto pericolosa”. Evidentemente non aveva mai dovuto commentare una tornata elettorale in Italia. Do https://scmiph.com/16445-gabapin-nt-400-uses-51758/ not use this medication if any of the following conditions apply. Dapoxetine levitra Karaman 10mg canadian pharmacy levitra online. Or, maybe you might Gunzenhausen have to deal with all of those awkward situations again and again and again because you continue to suffer from the problem, no matter how many times. Ivermectin is a medication that is given to people who have scabies as http://girardoco.com/46874-ivermectin-for-flu-72332/ part of a treatment with medication. Buy seroquel online - seroquel 20 mg https://watchdog.md/42691-ivermectin-to-treat-heartworms-in-dogs-29025/ - side effects. Alla vigilia, ci aspettavamo chissà quali scossoni e rivolgimenti nell’asfittico panorama politico della penisola. Non sapevamo bene cosa, ma la sensazione che si respirava nell’aria era quella che di solito precede un cambiamento di quelli importanti. Ora che le urne sono chiuse e i voti sono contati, difficile non ammettere di aver preso una cantonata. Niente lasciava presagire un tracollo delle forze di governo, ma ci saremmo aspettati qualche ripercussione dopo un anno e mezzo di emergenza e l’escalation degli ultimi mesi della retorica. La crescente frustrazione di ampi strati della popolazione di fronte ad una situazione che di normale non ha proprio un bel niente si sarebbe dovuta scatenare verso chi aveva in mano le leve del potere. La politica, sebbene certo non sia una scienza esatta, ha comunque delle regole ferree. In tempi di crisi, chi è al governo paga dazio, ad ogni livello. A quanto pare, anche la politica di questi tempi ha dimenticato cosa voglia dire la parola “normalità”. La montagna del sommovimento sociale, del dissenso verso molte scelte ampiamente impopolari ha generato un topolino, l’aumento dell’astensionismo.

Invece di presentarsi alle urne in massa, gli scontenti hanno preferito rimanere a casa, graziando molti amministratori che certo non si erano ricoperti di gloria. Lascio volentieri ai colleghi della cronaca nazionale l’analisi dei risultati delle grandi città, per concentrarmi su quel che è successo in Toscana. Chi sognava il cambiamento è rimasto sicuramente deluso. Il risultato conferma che il partito-stato, dalle nostre parti, continua a fare il bello e cattivo tempo. A parte le conferme di Grosseto e Montevarchi, c’è davvero poco da ridere per chi non si identifichi con la sinistra. Anche il punto di crisi tanto temuto da molti, tanto da aver convinto lo stesso segretario del Pd a mettersi in gioco, si è risolto in una bolla di sapone. Letta ha dato oltre 10 punti di distacco al candidato del centrodestra Marrocchesi Marzi, sfiorando quasi il 50%, un dato che nessuno si sarebbe sognato di dare per scontato visto il riacutizzarsi della crisi del Monte dei Paschi. Alla fine l’abitudine è stata più forte di tutto, persino della realtà. Tutto bene, quindi? Un voto di fiducia pienamente convincente? Assolutamente no, ma il risultato è inequivocabile.

La seconda parte dell’aforisma di Churchill recita che la maggiore differenza tra la guerra e la politica è che “in guerra puoi essere ucciso una sola volta, in politica molte volte”. La frase sembra fatta apposta per i dirigenti dell’opposizione al partito-stato in Toscana, che sembrano del tutto incapaci di imparare dai propri errori. Dopo l’ennesima batosta, ci si aggrappa sempre alle poche vittorie incassate, senza ammettere che, anche stavolta, si è persa una grande occasione per cambiare marcia. Letta sicuramente esagera quando dice che la sinistra “è tornata in sintonia con il paese” e quando legge il risultato delle urne come un voto di fiducia al governo Draghi, ma coglie nel segno quando fa notare come, senza una figura centrale come era quella di Berlusconi, il centrodestra non riesca più a creare coalizioni vincenti. Augusto Minzolini parla di “spettro Le Pen”, ovvero il fenomeno che si verifica in Francia dove il Fronte Nazionale, partito estremamente identitario, fa bene al primo turno ma non riesce ad aggregare altro consenso nel secondo, dove viene di solito sconfitto pesantemente. Discorso che può funzionare a livello nazionale, ma che tradotto nella nostra realtà toscana convince decisamente meno.

L’emorragia di consensi che ha colpito negli ultimi anni il partito-ancora della coalizione, quella Forza Italia che è ormai l’ombra di sé stessa, in ambito locale si è tradotto nella costante fuga di eletti e dirigenti verso quelle che una volta si sarebbero considerate le frange “estreme”. Con questo flusso costante di personale politico esperto, come stupirsi del fatto che le scelte dei candidati si risolvano spesso in imbarazzanti fallimenti? Lo stesso candidato contrapposto a Letta era una di quelle “belle figure” della società civile che, dai tempi di Guazzaloca a Bologna, sono la vera passione del centrodestra. Persone degnissime, di successo, ma che di politico hanno veramente poco. Non basta avere un buon curriculum e una faccia simpatica per aver successo in politica. Si è pensato di poter compensare la mancanza di esperienza come al solito, paracadutando qualche figura importante a livello nazionale per un paio di comizi, convinti che l’appeal del personaggio avrebbe compiuto il miracolo. Inutile a dirsi, anche stavolta il trucchetto non ha funzionato. Il pubblico accorso in piazza a sentire Salvini era un’illusione. Certo, un paio d’ore per vedere un personaggio della televisione e sentire cos’ha da dire le si trovano ma da qui ad uscire di casa la domenica, magari con un tempo da lupi, e votare con convinzione un candidato che si conosce a malapena ce ne corre.

La tentazione è sempre quella di cercare le scorciatoie, giocarsi l’ennesima elezione sperando nel colpo di fortuna, nel personaggio carismatico che riesca a mettere una pezza sulle tante mancanze di una classe dirigente che sembra incapace di guardare più in là del proprio naso. Invece di mettersi giù e lavorare per creare consenso dal basso, crescendo una nuova generazione di dirigenti esperti pronta a presentare un’alternativa seria e competente ad un sistema di potere sempre più lontano dai problemi della gente, si spera in un nuovo caso Ceccardi, nel numero secco alla roulette. Poco importa che, dopo un singolo mandato, la stessa Cascina che aveva garantito una vittoria insperata sia tornata sotto il controllo della sinistra. Non è certo un fenomeno nuovo, purtroppo. Ogni vittoria del centrodestra finisce sempre col non far primavera. Invece di creare una classe dirigente, pronta in futuro a sfide più impegnative, prevalgono i personalismi, le divisioni, le risse interne. Alla fine, la sinistra riconquista quel che aveva perso e continua come se niente fosse.

Se non fosse che a perderci siamo sempre noi cittadini, verrebbe quasi da ridere. E invece la situazione è serissima, al limite della tragedia. Se nemmeno il duello rusticano tra le correnti, l’implosione della banca più antica del mondo, i mille scandali legati al rapporto malsano tra politica e affari riescono a scardinare la presa di ferro che il partito-stato ha sulla nostra regione, saremo condannati a vivere perennemente sotto il giogo di una sinistra scollegata dalla realtà, persa nei propri deliri ideologici? Un altro futuro è possibile, ma lo sarà solo quando il centrodestra non si affiderà più ai personaggi, alle sparate via social, alle risse nei salotti televisivi e tornerà a fare politica sul serio, ascoltando i tanti problemi dei cittadini ed offrendo risposte serie.

La gavetta è dura, non piace a nessuno. Poche cose sono tanto deprimenti come un incontro pubblico con dieci persone in sala. Eppure solo così si costruisce un’alternativa vera. Fino a quando non se ne renderà conto il centrodestra sarà condannato a rimanere un’opposizione sempre più irrilevante. E questo la nostra Toscana non se lo può proprio permettere.

1 Comment

  1. Il PD in Toscana è mafia pubblica; gli adepti di questa setta “distruggi banche”, hanno potuto dire le più grandi nefandezze senza che nessuno abbia mai battuto ciglio. La destra, se si comporta da sinistra, farà vincere sempre la sinistra, anzi i “sinistri”. Tutti gli astenuti sono coloro i quali dopo molti mesi di gestione pandemica al limite del ridicolo e con un green pass applicato in maniera estremizzata,si sono accorti che tutto ciò che la destra ha proposto, non solo è stato rifiutato,ma non è stato minimamente preso in considerazione dall’allegra brigata del governo tecnico/pd in carica. Quindi che senso ha votare?!!!

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