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Commenti e considerazioni su un mondo che ha perso la testa di un giornalista col cuore in Toscana e la testa tra Londra e il Texas. Se volete, chiamatemi Apolide / di Luca Bocci

Il calendario dice che manca poco all’autunno, ma il clima non sembra aver ricevuto la circolare, regalandoci parecchio sole e una solida brezza. L’afa ed il solleone, per fortuna, sono un ricordo, come le code chilometriche e le giornate da bollino nero. It was originally marketed as a sedative drug by plaquenil price in uae Medellín the pharmaceutical company upjohn. In the meantime you can continue to live the good life you always wanted, by staying on the fast track of health and living the well-being plaquenil monthly cost you deserve. My is ivermectin safe for dogs initial symptoms went away after going to the er. Buy levitra online online albendazole plus ivermectin brands in india buy the latest on discount levitra and brand names here. It contains stromectol pharmacie france Bohodukhiv only a few ingredients which include antioxidants and vitamins. Il momento perfetto per andare al mare, per quanto mi riguarda. Ieri mattina, quindi, ho spolverato la borsa del mare, superato la temuta prova costume e mi sono diretto verso la costa, verso il solito bagno che da decenni per la mia famiglia vuol dire mare. Già da molto prima della pandemia detestavo la folla, la confusione ed il rumore. Mia madre mi racconta di come, quando ero piccolissimo, furono costretti a smettere di andare a Viareggio al mare perché strillavo a pieni polmoni appena si azzardavano ad andare in Passeggiata a prendere un gelato. Il mare d’agosto l’ho sempre visto come il fumo negli occhi, un’imposizione dalla quale sono stato ben lieto di liberarmi quando sono stato libero di prendermi le ferie quando volevo.

La solita mezz’oretta di superstrada e mi ritrovo a Tirrenia, nella familiare atmosfera del Bagno Alma. Alle 10 di mattina, parcheggio semivuoto, quasi tutte macchine dei “forzati del mare”, quei locali che, dopo aver investito un capitale per ombrellone e cabina per la stagione, si sentono quasi obbligati ad andare ogni giorno. Poca gente in spiaggia, cosa che ci consente per la prima volta in una decina di anni di avere un ombrellone in seconda fila. La gente arriva alla spicciolata e basta un’occhiata per capire chi sono e da dove vengono. Ci sono le signore della Pisa bene, sempre le stesse, dall’abbronzatura a prova di bomba, che alternano due chiacchiere coi vicini d’ombrellone a lunghissime telefonate sugli argomenti più svariati. Le mamme sono sul bagnasciuga a tenere a bada bambini scatenati, ansiosi di godersi gli ultimi bagni prima del ritorno a scuola. I foresti, invece, preferiscono rimanere parecchio sotto l’ombrellone. Non farà un gran caldo, ma il sole picchia ancora forte e loro di melanina ne hanno proprio poca. Li vedi avvicinarsi al mare con cautela, pelle bianchissima e fare circospetto. Il vento teso non sembra disturbarli. Per loro, abituati a climi ben diversi, ventisette gradi sono più che sufficienti.

I venditori ambulanti, che d’agosto arrivano a frotte, continuano a camminare su e giù per la spiaggia con la loro merce ma non sono così aggressivi. Anche loro sono stanchi, ci provano perché non hanno niente di meglio da fare, ma difficilmente insistono più di tanto. Quando ero piccolo aspettavo con ansia i venditori di bomboloni o di cocco, anche se mia madre difficilmente accontentava le mie richieste. Ora che i bagni hanno quasi tutti il bar sulla spiaggia, anche se magari aperto solo nel pomeriggio, non se ne sente molto la mancanza. Alla fine, dopo aver leggiucchiato qualcosa, arriva il momento del bagno. Acqua pulita come al solito, testimoniata dall’ennesima bandiera blu, ma certo non calda. Cammini con cautela, sperando di abituarti al freddo ma non serve a molto. Respiro profondo e ti tuffi, provando a scaldarti con qualche bracciata aggressiva. La forma non è quella dei tempi d’oro, quando in piscina ci passavi ore ed ore – il tuo corpo te lo ricorda con doloretti sparsi, costringendoti a desistere. Dopo l’ennesima annata complicata ed un’estate fin troppo calda, va bene anche così.

Verso l’una, puntata d’obbligo al ristorante del bagno, solitamente fin troppo affollato. Stavolta è quasi vuoto, quasi tutti i locali preferiscono tornare a casa a mangiare. Sotto la pergola per il caffè, noti diverse targhe esotiche nel parcheggio: Belgio, Polonia, Olanda ed i soliti tedeschi. Per loro il mare di Settembre non è mai stato un tabù ma un’abitudine. Nel pomeriggio sale il libeccio e c’è qualche nuvola sporadica ma comunque rimane un’esperienza assolutamente rilassante. Un libro, due chiacchiere e si fa quasi sera. Tornando a casa, non puoi che domandarti perché il mare di settembre sia sempre visto con un certo sospetto. Capisco che l’atmosfera da fine stagione non sia per tutti ma davvero preferite rimanere bloccati in superstrada per ore, litigare per trovare un parcheggio, ritrovarsi circondati da orde di bambini scatenati e gente che urla al telefonino? Andare al mare deve per forza essere un’esperienza stressante? Perché non provare la poesia di una giornata calma, dove hai tempo per pensare, riflettere, goderti una passeggiata sul bagnasciuga senza essere costretto a scansare gente ogni due secondi? Se ne avete la possibilità, vi consiglio di fare un salto al mare. Se tanto mi dà tanto, di tempo per rimanere rinchiusi in casa ne avremo fin troppo nei prossimi mesi. Meglio fare il pieno di sole e relax. Fino a quando il tempo regge, approfittatene – non ve ne pentirete.

1 Comment

  1. Vita Bruno Reply

    Ah, settembre a Tirrenia ! sopportavo pazientemente agosto aspettandone la fine anche se, negli anni 60′ c’era movimento di star ad agosto… noi andavamo ad un altro Bagno, ma avevo amiche che andavano all’Alba e poi ero e sono ancora amica di Aldo, per cui facevo delle scappatelle lì.
    Se poi nella seconda metà di settembre arrivavano gli acquazzoni ( credo che mia madre pregasse perché avvenissero ) infilavamo gli stivali di gomma e correvamo nelle strade trasformate in torrenti. Le fogne all’epoca avevano ancora il fascio littorio fuso sul tombino e non erano molto funzionali. Ma ora, anche senza fascio littorio, lasciano a desiderare. Ora, che in Paese del Nord la regola è la pioggia o comunque il cielo grigio, la voglia di uscire sotto la pioggia mi è passata.
    Negli anni ’50 quando ero piccola, certe famiglie si cuocevano persino la pasta davanti alla cabina e di stranieri manco l’ombra, perfino gli americani della base li vedevamo passare nei loro veicoli ma avevano il loro Bagno e non avevamo occasione di incrociarli sul mare.
    Altri tempi, altre abitudini, altri ricordi, tipica nostalgia da “diversamente giovane”… Un vecchio Signore di Tirrenia, qualche anno fa, mi diceva sempre “si stava meglio quando si stava peggio”: ma è un detto toscano o se l’era inventato lui ?

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