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La decisione è stata difficile da prendere ma, alla fine, il segretario del Pd, Enrico Letta, ha deciso di accettare: correrà alle prossime elezioni suppletive di Siena, per il seggio alla Camera lasciato vacante dopo le dimissioni di Pier Carlo Padoan, al collegio uninominale numero 12. Si era parlato di forti timori per il caso Mps, con il futuro della storica banca ancora tutto da scrivere, e i sondaggi non proprio esaltanti che vedono una corsa in salita per il centrosinistra. Ma ieri, in una caldissima domenica di luglio in cui tutta l’Italia pensava alla finale di calcio a Wembley e a quella di tennis a Wimbledon, è arrivata la svolta: Letta ha chiamato i dirigenti senesi e quelli toscani dicendo loro di aver deciso, che si candiderà, accettando così l’offerta ricevuta tempo fa. L’annuncio ufficiale manca ancora, così Letta ha chiesto ai dirigenti di tenere le bocche cucite e di non rilasciare dichiarazioni. Ma le indiscrezioni raccolte nelle ultime ore sembrano confermare la discesa in campo del segretario Pd, che se la vedrà con Tommaso Marrocchesi Manzi, imprenditore del vino, candidato del centrodestra. Salvo clamorose sorprese Letta dovrebbe ottenere il pieno sostegno anche del Movimento 5 Stelle, mentre i rapporti sono ancora tiepidi con Italia Viva.

Letta si gioca molto a Siena, perché è evidente che se non dovesse farcela ad essere eletto vorrebbe dire molto di più di una sconfitta: sarebbe una clamorosa bocciatura con evidenti possibili ripercussioni anche sul piano nazionale. Il segretario del Pd lo sa, ma sa anche che rifiutarsi di correre avrebbe dato un segnale di debolezza e di paura che lui ora non può permettersi di trasmettere. È vero che per decenni quel seggio non solo è stato blindatissimo per la sinistra, un fortino inespugnabile, dove, come ricorda La Nazione, sono passati diversi big della sinistra, da Amato a Bassanini, da Boselli allo stesso Padoan. Ma i tempi sono cambiati, le roccaforti assolutamente inattaccabili non esistono più. Ogni seggio, dunque, è contendibile.

Su quel collegio dopo l’uscita di scena di Padoan si erano fatti diversi nomi: prima di tutto quello di Zingaretti, che però aveva subito declinato. Poi quello di Conte, a cui aveva fatto seguito l’alzata di scudi del Pd toscano (con le prime forti scaramucce tra segreteria regionale e nazionale). Solo dopo l’avvento di Letta al Nazareno è circolato il nome del neo segretario dem, che ha preso tempo. A meno di non voler ritenere che Letta sia il principe dei masochisti, è assai probabile che, a breve, il premier Draghi annuncerà la soluzione del Governo per la vertenza Mps. Molto probabile che abbia ricevuto alcune garanzie a riguardo, senza le quali difficilmente avrebbe accettato di correre il rischio di candidarsi dovendo curare le ferite di un territorio devastato da un’operazione di macelleria sociale ed economica decisa da Palazzo Chigi.

4 Comments

  1. MARCO SCHANZER Reply

    Siena , e’ una delle cose migliori d’Italia .Per me , andrebbe difesa . Bloccate Henri Coletta .

  2. Povera Siena cosa ha fatto di male per meritare di essere tanto mal rappresentata in parlamento. Se si considera che oltretutto Letta è pisano è davvero difficile trovare una spiegazione

  3. Silver Fletcher Reply

    Normalmente uno come Letta dovrebbe perdere anche se non avesse avversari.

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