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Da un anno e mezzo all’università di Pisa viene data la possibilità agli studenti di scegliere come farsi chiamare, in modo ufficiale non solo dagli amici: un nuovo regolamento, entrato in vigore nel gennaio 2020, dà la possibilità a studenti, ma anche a professori e impiegati, di utilizzare un nome diverso (alias) rispetto a quello che risulta all’anagrafe. E per farlo non occorre presentare alcuna certificazione medica. Ora questa possibilità viene estesa anche agli studenti di una scuola: si tratta del liceo artistico Russoli di Pisa e Cascina, con la particolarità che, trattandosi di una scuola superiore, la maggior parte degli studenti è minorenne. Per utilizzare l’alias in questo caso occorrerà l’assenso dei genitori.

Artefice dell’iniziativa è una professoressa di italiano, Lorenza Conte, referente dell’istituto per le Pari opportunità. “Grazie a questa iniziativa – spiega a La Nazione – i nostri studenti che non si sentono di appartenere al genere di nascita (maschi o femmine che siano) possono decidere di cambiare nome nell’ambito della vita scolastica e in tutti i documenti interni alla nostra scuola. È un passo avanti piuttosto rivoluzionario anche perché noi non richiediamo alcuna certificazione medica per compierlo”.

Per ora, a quanto si apprende, la scelta dell’alias dovrebbe riguardare solo cinque studenti su circa settecento. Come dicevamo non servirà presentare alcun certificato medico né tantomeno alcuna consulenza psicologica. A tal proposito il regolamento scolastico cita l’Oms:  “La varianza di genere non è una malattia ma un’espressione sana delle tante possibilità del genere umano (l’Oms nel 2018 ha rimosso la transessualità dall’elenco delle patologie mentali) quindi la carriera alias è un atto di rispetto, oltre che di tutela della privacy, verso le istanze delle persone”.

A livello nazionale non c’è ancora una legge che disciplini la materia ma sono già diverse le scuole che percorrono, in solitaria, delle scelte simili al liceo artistico di Pisa. Ma qual è l’obiettivo di questo progetto? Quali fini si propone? Evitare il disagio ad alcuni studenti e, nei limiti del possibile, scongiurare possibili forme di bullismo.

“Sembra un diritto quasi scontato – prosegue la professoressa Conte – ma in realtà è un qualcosa da regolamentare attraverso un protocollo, proprio perché non diventi una concessione, un piacere personale. Ma il benessere è per tutti”. E tira in ballo ciò che “l’educazione civica deve insegnare: se la mia scuola rispetta i diritti degli altri, sono più tranquillo perché rispetterà anche i miei. La la tua lotta è la mia lotta e il tuo benessere e il mio benessere. È la scuola che voglio come insegnante ed è questa la scuola che voglio per i miei figli e naturalmente per i figli degli altri”.

Le polemiche non mancano, anche perché l’iniziativa si inserisce in un dibattito più ampio, a livello nazionale, legato al ddl Zan (e non solo).

 

Foto: Pixabay

 

4 Comments

  1. Quindi il maschietto che si sente femmina passerà le ore di educazione fisica con le ragazze le quali saranno più che felici di avere un pisello a portata di mano, e pure di qualcos’altro. Poi se vincerà in qualsiasi possibile competizione sempre il lui che si sente lei, pazienza. Forse saranno un po’ meno contente le ragazze di altre scuole che, in occasione di tornei (sempre che vengano ancora fatti) tra gli istituti locali saranno destinate a perdere per sempre dovendo confrontarsi con maschietti aspiranti trans.

  2. le mie colleghe di lettere sono entusiaste di siffatte boiate, oltre ad insegnare che D’Annunzio era uno sporco fascista e che a storia bastano le “idee”, evitando luoghi, personaggi e battaglie perchè è bieco nozionismo (poi i miei alunni di quinta pensano che Vittorio Veneto era un personaggio….)

  3. Sarebbe il caso, e siamo abbondantemente in ritardo su questo, che ognuno distruggesse il piccolo stupido baizuo che il sistema socializzante piddino gli ha inculcato dentro fin dalla scuola, e che capisse che c’è un attacco in grande stile alla Cultura (artatamente deformata da nomi-totem quali patriarcato, classismo occidentale etc.) portato avanti con strutture e finanze inimmaginabili. Purtroppo il piccolo stupidello piddinizzato è castrato in partenza: appena sente che c’è qualcosa di anomalo da puntualizzare ed eventualmente rigettare vorrebbe reagire, ma sente già la voce introiettata del persecutore interno, si vede già ricoperto di tutte le solite etichette (banali fattori pavloviani) di omofobo, maschio terrorizzato, fascista, sessista e tutte le altre idiozie che sono l’unico risultato concreto di tutta la sinistra monopolizzata dai liberal e dalle queer chairs statunitensi. In effetti l’evangelizzazione queer è a tutti gli effetti una parodia dell’ascesa del cristianesimo in età imperiale con tutte le sue tappe: 1) importanza spropositata del vittimismo; 2) conquista delle classi sociali alte e delle posizioni di potere; 3) propaganda palingenetico/millenaristica con radicale manicheismo bene (il sjw) vs. maligno (l’eterocispatriarcato); 4) Patristica con falsa continuità tra sapere tradizionale e nuove dottrine (l’ossessivo sforzo di trovare l’elemento queer in ogni espressione culturale altro non è che una variante dell’antica fesseria della scintilla divina precristiana presente anche negli scrittori pagani); 5) egemonia imperante della Scolastica, fase ormai matura e totalizzante in cui l’elemento contraddittorio viene censurato e l’interlocutore viene messo per sempre nella condizione di non nuocere, e questo è il tentativo della fase attuale, diffuso nel mondo occidentale a stadi diversi. E forse, proprio come in passato, la nuova Weltanschauung non dovrà fare i conti con una resistenza interna, ormai stremata e ridicolizzata, ma con un vero e proprio fattore barbarico esterno che sconvolgerà dalle basi il sistema di potere di cui la nuova setta è ormai felice e integratissima espressione.

  4. Valerie, hai fatto un riassunto impeccabile degli argomenti che dette Montesquieu per spiegare la caduta dell’Impero Romano ! Quando lessi il suo libro tanti anni fa, intravidi quelli che erano, all’epoca, solo degli accenni della strada che aveva imboccato l’Occidente.

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